La spesa per la Difesa nel mondo sale, al vertice Stati Uniti e Cina. E l’Italia?

Come ogni anno lo Stockholm International Peace Research Institute (SIPRI) ha pubblicato il Report sulle spese destinate al settore militare in tutto il mondo. Nell’anno preso in riferimento, ovvero il 2019, sono stati spesi in totale nel mondo 1.917 miliardi di dollari nella difesa, un aumento del 3,6% rispetto ai numeri dell’anno precedente.

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Questi dati confermano una crescita che probabilmente non si vedeva dagli anni della Guerra Fredda, quando Stati Uniti e Unione Sovietica cercavano di superarsi nella corsa agli armamenti. I tempi sono cambiati ma non è un caso che i due Paesi che oggi aumentano i propri budget per la Difesa siano sempre gli Stati Uniti, insieme stavolta alla Cina, i due player mondiali principali. Il bipolarismo che sta nascendo/crescendo (a seconda delle visioni) si può notare anche da questo.

Gli U.S.A. hanno infatti speso nel 2019, sempre secondo il report, 732 miliardi di dollari. Per inquadrare meglio questa cifra basti pensare che rappresenta circa il 38% del totale delle spese mondiali in questo settore. Rispetto al 2018 l’aumento è stato del 5,3% e, secondo Pieter D. Wezeman, ricercatore dell’Istituto svedese, questo si collega facilmente alla percezione generale di “un ritorno della competizione tra grandi potenze”.

Al secondo posto, come già preannunciato, troviamo la Cina, con 261 miliardi spesi nel 2019. Se questo numero è ben inferiore a quello statunitense, l’aumento in percentuale rispetto al 2018 è invece sulla stessa linea di grandezza, 5,1%. Segno che la Cina sta attuando politiche volte a ridurre quanto più possibile le attuali enormi distanze con Washington. Sull’ultimo gradino di questo particolare podio si attesta l’India. Complici anche le croniche tensioni con il vicino Pakistan e la rivalità con la stessa Cina, l’India ha infatti aumentato del 6,8% le sue spese militari arrivando alla cifra di 71.1 miliardi.

Subito dopo troviamo Russia e Arabia Saudita. Mosca, nonostante l’evidente difficoltà degli ultimi anni, ha avuto un incremento del 4,5%, toccando i 65.1 miliardi. Attualmente il comparto militare russo è ancora temibile, nonostante non sia paragonabile al livello della Guerra Fredda; probabilmente nel prossimo futuro, per mancanza di fondi, non riuscirà a tenere il passo delle altre due grandi potenze. Riad invece ha avuto un brusco calo delle spese militari scivolando dalla terza posizione alla quinta. Nonostante la costante guerra in Yemen, la ricerca di un attivo protagonismo regionale e la volontà generale di ‘spingere’ sul settore della Difesa, l’Arabia Saudita ha registrato infatti un calo di circa 16 punti percentuali rispetto al 2018.

In sesta posizione troviamo la Francia, primo paese dell’Unione Europea finora assente, con poco più di 50 miliardi di dollari ed un aumento del 1,6%. Chi invece, nel giro di un anno, ha rinforzato notevolmente il budget della Difesa è la Germania, che con +10% è arrivata a spendere 49.3 miliardi. Il Regno Unito rimane stabile rispetto al 2018 con 48.7 miliardi, anche se il Report ovviamente non considera l’ambiziosa ‘Global Britain’ lanciata da Boris Johnson, il quale prevede nel prossimo futuro post-Brexit un’attenzione ed un sostegno particolare al budget della difesa e alle sue politiche. Incrementi rilevanti sono stati fatti inoltre da Paesi dell’Europa centrale e orientale, Bulgaria e Romania su tutti.

Le motivazioni dietro il forte aumento della Germania sono da ricercare soprattutto in tre fattori: Berlino sta cercando di ammodernare e sviluppare un comparto che è ancora piuttosto indietro rispetto ai grandi stati europei; inoltre questa crescita, secondo Diego Lopes da Silva (SIPRI), può essere in parte spiegata dalla percezione di una possibile minaccia proveniente dalla Russia, condivisa da diversi membri della NATO. Da ultimo, c’è da tener conto anche delle famose richieste NATO (sottolineate più volte da Trump) sulle spese da destinare all’Alleanza Atlantica.

Scendendo ancora nella classifica troviamo invece l’Italia, al dodicesimo posto, con 26.8 miliardi. L’Istituto svedese registra un aumento dello 0,8% rispetto al 2018 e una percentuale rispetto al PIL dell’1,4. In realtà ci sono alcune discrepanze con i dati rilasciati dalla NATO ma quello che si nota (ed è importante notare) è una leggerissima tendenza ad aumentare i bilanci della difesa, dopo anni in cui il settore della difesa e sicurezza italiano ha subito numerosi tagli, nonostante spesso nell’opinione pubblica si tende ad avere un’idea diversa. Questo viene confermato anche dall’attuale budget del Ministero della Difesa che registra un incremento di circa un miliardo e mezzo rispetto 2019. Anche qui la principale motivazione è l’obiettivo di arrivare ad una spesa relativa al 2% del PIL, richiesta dall’Alleanza Atlantica.

L’emergenza Covid-19 e le misure che verranno adottate per la ripartenza economica sicuramente metteranno le istituzioni e le varie filiere davanti a scelte complicate, a decisioni che impatteranno nel breve, medio e lungo futuro dell’intera penisola. La difesa non può essere tenuta in secondo piano, avendo una valenza strategica fondamentale per l’intero sistema Paese. Un riscontro si è avuto anche durante l’emergenza di questo periodo, quando le Forze Armate italiane si sono messe al servizio concreto della popolazione con un supporto sanitario e logistico importante.

Non si tratta più di corsa agli armamenti o di ritorno alla guerra, come poteva essere nei decenni della Guerra Fredda, o come taluni cercano di far passare. Alcuni asset di un Paese, oltre a garantire uno dei pilastri fondamentali su cui si deve basare uno Stato, ovvero la sicurezza, sono strumento imprescindibile per un posizionamento internazionale di rilievo. Ma non solo. Ricerca, sperimentazione, innovazione e sviluppo di nuove tecnologie sono solo alcuni dei caratteri basilari del settore difensivo che si mettono conseguentemente a disposizione di tutto il Paese. L’Italia non può ridurne troppo il sostegno o addirittura rischiare di farne a meno.  

Luca Sebastiani,
Geopolitica.info