La Space Force e il futuro della competizione nello spazio

Il 24 gennaio 2020 il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato su Twitter il logo della United States Space Force (USSF), nuova componente delle forze armate americane, creata il 20 dicembre 2019 a seguito dell’approvazione del National Defense Authorization Act (NDAA) da parte del Congresso. Secondo l’NDAA, la Space Force raggiungerà la piena capacità operativa entro i prossimi 18 mesi ed affiancherà le altre cinque forze armate statunitensi: United States Army, U.S. Marine Corps, U.S. Navy, U.S. Air Force e U.S. Coast Guard.

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Struttura e missioni della Space Force  

Similmente a quanto avviene per i Marines nella Marina, la nuova forza armata è stata inserita all’interno del Dipartimento dell’Aeronautica ed ha assorbito la struttura operativa dell’Air Force Space Command (AFSC), la componente responsabile delle operazioni spaziali dell’Air Force.

Il Generale John W. Raymond, in quanto già Comandante del Command, è stato incaricato dall’NDAA di guidare la Space Force ad interim, in attesa della nomina ufficiale del Chief of Staff of the Space Force da parte di Trump, previa approvazione del Senato.

Il comandante della Space Force opererà sotto il controllo del Segretario dell’Aereonautica che avrà, inoltre, il compito di ricollocare il personale del suo dicastero nella nuova forza armata. Questa scelta è stata dettata dalla volontà del Congresso americano di evitare ulteriori sprechi di risorse economiche come testimoniato dalla bocciatura delle varie proposte del Dipartimento della Difesa (DoD) per arruolare nuovo personale civile e militaree per istituire la carica civile del Sottosegretario dell’Aeronautica per lo spazio (Under Secretary of the Air Force for Space). Nonostante la volontà di ridurre gli sprechi, la Space Force sarà economicamente indipendente rispetto al Dipartimento dell’Aeronautica.

La missione della nuova forza armata è quella di organizzare ed addestrare le unità spaziali al fine di proteggere gli interessi statunitensi e quelli dei suoi alleati nello spazio, riconosciuto sia dal Pentagono che dalla NATO come dominio operativo al pari della terra, del mare, dell’aria e del cyberspazio. Le responsabilità della Space Force includono l’acquisizione di sistemi militari spaziali e la costituzione di una dottrina militare adatta a sviluppare il proprio potere nello spazio.

La Space Force svilupperà capacità per: space situational awareness – ossia l’abilità di osservare il contesto operativo, rilevare attacchi e distinguere reali minacce da falsi allarmi nel dominio spaziale; supporto alle altre forze armate e monitoraggio riguardo il lancio di missili balistici. Inoltre, assumendo il comando e controllo di tutti i satelliti della Difesa, la nuova forza armata avrà anche il compito di fornire dati metereologici e GPS per operazioni terrestri, aeree o marittime.

Oltre ai compiti prettamente militari, la Space Force opererà anche a livello civile avendo capacità di supporto per i lanci spaziali del Dipartimento della Difesa, della NASA o per lanci commerciali. Infatti, il 6 e il 29 gennaio l’USSF ha supportato il lancio di alcuni satelliti Starlink di SpaceX, azienda dell’imprenditore statunitense Elon Musk.

Il cammino verso la Space Force

Diversamente da quanto si possa pensare, la volontà di creare una forza armata dedicata esclusivamente allo spazio non è un’innovazione introdotta dall’amministrazione guidata da Donald Trump, ma solo la conclusione di un lungo dibattito iniziato alla fine della guerra fredda. Il primo a puntare l’accento, nel 1998, sull’importanza dello spazio per la prosperità e la sicurezza degli Stati Uniti fu il senatore repubblicano Bob Smith. Nel 2001, la proposta di Smith di creare una forza armata dedicata esclusivamente al dominio spaziale venne ripresa nel report finale della Rumsfeld Commission, che dal 1998 aveva il compito di “valutare l’organizzazione e la gestione delle attività spaziali a supporto della sicurezza nazionale statunitense”. Gli attacchi terroristici dell’11 settembre e le successive campagne in Medio Oriente spostarono l’interesse della difesa statunitense dallo spazio alla lotta al terrorismo. Il successo del test missilistico anti-satellite condotto dalla Repubblica Popolare Cinese del 2007 riaccese l’interesse del Congresso nei confronti dello spazio: i lavori della neonata Allard Commission raggiunsero le stesse conclusioni della Rumsfeld Commission, seppur con alcune differenze riguardo l’organizzazione della nuova forza. La bocciatura del Congresso, nel 2017, di una prima proposta di creazione della Space Force non ha però scoraggiato il Presidente dal sostenere un nuovo progetto di Space Force, stavolta andato a buon fine.

L’importanza dello spazio e le minacce che la Space Force si prepara ad affrontare

Dalla scelta su come vestirsi al mattino alla serie da vedere su Netflix, dalla destinazione impostata su Google Maps all’applicazione europea Galileo che si attiva in caso di emergenza, dall’ordine fatto su Amazon alla ricerca di vita nel cosmo, tutto si lega indissolubilmente allo spazio.

La decisione degli Stati Uniti di creare una forza armata dedicata esclusivamente alla difesa dello spazio è indicativa della volontà americana di mantenere la supremazia militare in un dominio così importante e così conteso. Sebbene gli Stati Uniti controllino la maggior parte dei satelliti che orbitano intorno alla terra, 1.007 su un totale di 2.218, la Federazione Russa e, soprattutto, la Repubblica Popolare Cinese sembrano intenzionate a recuperare il distacco dall’avversario americano. Grazie all’innovazione tecnologica – che ha consentito e che consentirà in futuro un maggiore accesso allo spazio a costi sempre più contenuti –  questi stati potrebbero essere in grado di impensierire il primato degli Stati Uniti anche senza rischiare pesanti ammanchi di bilancio.

Considerata l’importanza dello spazio, sia nella sfera civile che in quella militare, e l’eventualità di una nuova corsa allo spazio, quali sono le minacce che la Space Force potrebbe affrontare nella difesa dei propri satelliti? Alle già citate capacità di abbattere satelliti con missili o alle più note attività di interferenza, bisogna aggiungere: la possibilità di utilizzare altri satelliti come arma, ad esempio facendoli entrare in rotta di collisione con altri satelliti o dotandoli di carica esplosiva o di altri strumenti meccanici che siano in grado di interferire fisicamente contro potenziali obiettivi; utilizzare laser, integrati su altri satelliti o su aerei, oppure agenti chimici per “accecare” temporaneamente o irreversibilmente i satelliti nemici.

Il futuro dello spazio nel 2060 e le implicazioni per la strategia statunitense

Il 5 settembre 2019 l’Air Force Space Command ha organizzato un workshop sul futuro dello spazio per analizzarne ed esplorarne il ruolo nel 2060 e su come potrebbe cambiare la strategia americana in base alle nuove necessità. Alla fine di questo workshop – al quale hanno partecipato importanti rappresentanti del Dipartimento della Difesa, della NASA e della NATO – si è arrivati alla conclusione chiave che, entro il 2060, gli Stati Uniti dovranno riconoscere che lo spazio è un importante motore per il potere politico, economico, militare nazionale e che le forze armate che lo compongono dovranno sviluppare il proprio ruolo nel promuovere, sfruttare e difendere le attività militari, commerciali, civili e la presenza umana nello spazio, perché la possibilità di non essere più una potenza leader nello spazio potrebbe mettere a rischio il potere nazionale degli Stati Uniti. La Cina, infatti, sta cercando di attuare una strategia civile, commerciale e militare a lungo termine per esplorare e sviluppare il dominio cislunare, con l’obiettivo di superare gli Stati Uniti come principale potenza spaziale.

Grazie all’individuazione di tre assi importanti della potenza spaziale – presenza umana nello spazio, importanza economica dello spazio e leadership della coalizione statunitense nello spazio – si è arrivati alla teorizzazione ed analisi di alcuni possibili scenari futuri verso il 2060, dei quali verrà analizzata la versione positiva e quella negativa.

Start Trek.
La coalizione guidata Stati Uniti manterrebbe la leadership sul dominio spaziale e introdurrebbe delle nuove leggi che porterebbero ad una significativa espansione civile, commerciale e militare nello spazio e una grande quantità di entrate economiche. Migliaia di umani vivrebbero o lavorerebbero nello spazio in una varietà di habitat tra lo spazio cislunare, la Luna e Marte.
Questo scenario presuppone un aumento sostanziale dell’importanza dello spazio a livello globale, con la coalizione statunitense che mantiene la leadership spaziale nell’ambito civile, commerciale e militare.
A livello militare gli Stati Uniti sarebbero la principale potenza spaziale, sia in ambito tecnologico che operativo, avendo una gamma di capacità necessarie per: proteggere gli elementi critici della loro presenza civile, commerciale e umana nello spazio dalle minacce convenzionali ed informatiche; proteggere le infrastrutture civili, commerciali e militari di comando, controllo, comunicazione, computer, intelligence, sorveglianza e ricognizione (C4ISR) al fine di monitorare e controllare le operazioni spaziali e fornire informazioni per l’ambiente cislunare in tempo di pace e di guerra; proiettare il potere militare nello spazio ed anticipare le altre nazioni nel tentativo di monopolizzare i punti chiave.

Zang He.
Una nazione alternativa eserciterebbe la leadership sul dominio spaziale e introdurrebbe delle leggi che promuovono i loro interessi o limitano le azioni dei rivali. Sfruttando il suo crescente vantaggio tecnologico, attrarrebbe una quota crescente e sproporzionata di flussi di entrate. Migliaia di umani vivrebbero nello spazio per mantenere le basi lunari e su Marte con il fine di promuovere il prestigio nazionale e supportare la tecnologia e le infrastrutture per la leadership commerciale e militare nello spazio.
Questo scenario prevede una crescita dell’importanza dello spazio e di una potenza alternativa agli Stati Uniti come leader degli elementi civili, commerciali e militari dello spazio. Tale nazione alternativa rivestirebbe una posizione di significativo vantaggio in termini di potere rispetto agli Stati Uniti e i suoi alleati. Secondo vari studi, allo stato attuale, la Cina è il probabile candidato a ricoprire il ruolo di competitor degli Stati Uniti anche nello spazio.
La potenza leader, alternativa agli Stati Uniti, insieme ai propri alleati avrebbe la supremazia militare nello spazio grazie alle capacità necessarie per: difendere elementi critici dei suoi assetti civili, commerciali e militari come il C4ISR per monitorare e controllare le operazioni spaziali e fornire informazioni sull’ambiente cislunare in tempo di pace e guerra; proiettare il proprio potere nello spazio per ottenere la superiorità su tutte le altre nazioni e limitare le azioni militari unilaterali per evitare lo sviluppo di alleanze tra le nazioni che detengono la preponderanza del potere militare nello spazio.

Che si tratti dello scenario Star Trek o dello Zang He, entrambe le proiezioni concordano sull’idea che lo spazio rappresenterà, con ogni probabilità, il dominio in cui si giocherà la prossima partita per la supremazia globale, militare e commerciale. Allo stesso tempo, entrambi gli scenari affermano la necessità di stabilire nuove norme internazionali riguardo l’utilizzo dello spazio esterno e dei corpi celesti: le norme del trattato sullo spazio esterno del 1967 non sembrano, quindi, essere più adatte a regolare il comportamento degli stati nello spazio. Sarebbe, infatti, auspicabile che le prossime regole riguardo lo spazio vengano stabilite da una più vasta comunità di soggetti piuttosto che dallo scoppio di un conflitto spaziale poiché, riprendendo le parole del Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica statunitense David L. Goldfein, lo spazio rappresenta un bene collettivo e se mai vi dovesse scoppiare una guerra, tutti ci perderebbero.