La situazione libica

Recentemente sono state adottate le Risoluzioni n.2509 2510 sulla situazione libica per  questioni  quali l’embargo di armi, le esportazioni illecite di petrolio e più in generale la stabilizzazione del Paese.  

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Con la prima delle due risoluzioni, la n. 2509 dell’11 Febbraio 2020, il Consiglio di Sicurezza, ha volute ribadire fermamente alcune misure già previste da precedenti risoluzioni (rispettivamente la n. 1970 del 2011 e la n. 2146 del 2014, modificate   successivamente  dalla  n. 2441 del 2018 e  la n.2473 del 2019) quali l’embargo per le armi, il divieto di viaggio, il congelamento dei beni e le misure relative alle esportazioni illecite di petrolio. Nella risoluzione n. 2509 si ricordava altresì come per mezzo della risoluzione n. 2441 del 2018, fosse stato  prorogato fino al 15 febbraio 2020 il mandato del Panel di Esperti istituito dal paragrafo  24 della risoluzione n. 1973, un gruppo che  sotto la direzione del Comitato del Consiglio di Sicurezza è tenuto a svolgere i seguenti compiti:  

1) Assistenza del Comitato stesso nello svolgimento del suo mandato;  

2) Raccolta ed analisi di informazioni ricevute da Stati, da parte delle Nazioni Unite, da organizzazioni regionali e da tutti coloro i quali risultano interessati in merito all’attuazione ed alla conformità o meno delle misure decise nella risoluzione n. 1970 e riproposte nella presente risoluzione;  

3) formulazione di raccomandazioni in merito alle azioni che possono essere intraprese dal Consiglio di Sicurezza, dal Comitato o da parte degli Stati membri, con il fine precipuo di implementare le misure previste; 

4) Tenere sempre aggiornato il Consiglio con relazioni sul lavoro che si sta portando avanti. 

Con l’approvazione della risoluzione n. 2509, il Consiglio di Sicurezza ribadisce come la situazione libica continui a rappresentare una minaccia per la pace e la sicurezza internazionale. 

Ma qual era  la situazione precedente l’approvazione della risoluzione n. 2509? 

Il 19 Gennaio del 2020 a Berlino si  è tenuta una Conferenza, il cui  obiettivo si sostanziava nell’accordo sulla situazione politico militare libica; i partecipanti, oltre a Sarraj e all’esercito del Governo di Accordo Nazionale (Gna) da un lato e ad Haftar dall’altro, erano diversi leader europei.  Il documento finale che ne è scaturito, suddiviso in 5 capitoli per un totale di 55 punti, prevedeva un cessate il fuoco permanente sul territorio libico, accompagnato dall’embargo sulle armi. Oltre a ciò, si prevedeva che, una volta avute nuove elezioni, si sarebbe posto in essere un Consiglio presidenziale e  gradualmente anche un esecutivo di unità nazionale. Un altro aspetto affrontato nel corso della medesima Conferenza  ha riguardato la questione dei vari gruppi armati contrapposti che andranno sostituiti dallo Stato, come unico e legittimo detentore della forza. Si è altresì affrontata la questione di Panel di Esperti che si occuperà tra le altre cose, di porre in essere riforme di natura economica e di collaborare strettamente con la National Oil Company.  

Infine, si è parimenti accennato al tema di una missione europea per la Libia, che verrà meglio ideata e strutturata non appena  la situazione generale del Paese lo consentirà. 

L’approvazione delle Risoluzioni 2509 e 2510 del Febbraio 2020 

Nella prima di queste risoluzioni, votate nel corso di febbraio 2020,  veniva riconosciuto il ruolo prezioso che avrebbero potuto svolgere sia i Paesi vicini della Libia che le organizzazioni regionali (l’Unione Africana, la Lega degli Stati Arabi e l’Unione Europea); venivano evidenziati altresì gli sforzi compiuti in armonia e coordinamento e si accoglieva favorevolmente la prevista riunione di riconciliazione intra-libica dell’Unione Africana, così come le discussioni avutesi nel corso della Sessione Ordinaria del Summit dell’Unione Africana di Addis Abeba (9/11 febbraio 2020).  

Con la risoluzione n. 2509, il Consiglio di Sicurezza ha volute ribadire il suo impegno per la sovranità, indipendenza, integrità ed unità territoriale e nazionale libica, in ciò appellandosi  agli Stati membri affinché sostenessero gli sforzi del Rappresentante Speciale del Segretario Generale Ghassan Salamé, e utilizzassero  la loro influenza con le parti in conflitto al fine di ottenere il cessate il fuoco, evitando al contempo interferenze nel conflitto armato e negli affari interni libici, assicurando altresì l’attuazione delle misure esistenti, così come la segnalazione delle violazioni al Comitato per le sanzioni delle Nazioni Unite.   

In aggiunta, la risoluzione summenzionata prevedeva che le parti coinvolte s’impegnassero a rispettare gli  obblighi previsti  dal diritto internazionale umanitario e dal diritto internazionale dei diritti umani, processando i responsabili delle violazioni e degli abusi dei diritti umani o delle violazioni del diritto internazionale umanitario, inclusi gli attacchi ai civili. 

Si sottolineava poi come l’esportazione illecita di petrolio (petrolio greggio e prodotti petroliferi raffinati) minasse gli sforzi del Governo dell’Accordo Nazionale (GNA) e della National Oil Corporation  (NOC), rappresentando altresì  una minaccia per la pace, la sicurezza e la stabilità della Libia; anche il sostegno a gruppi armati o a reti criminali attraverso lo sfruttamento illecito del petrolio greggio e di altre risorse naturali libiche veniva menzionata come  minaccia alla  pace, stabilità ed alla sicurezza del Paesei. 

Per tutte queste ragioni sovraesposte, il Consiglio di Sicurezza chiedeva che il Governo dell’Accordo Nazionale  ponesse in essere un controllo esclusivo ed efficace sulla National Oil Corporation, la Banca Centrale della Libia e l’Autorità Libica per gli Investimenti quanto prima.  

Inoltre, la risoluzione n. 2509, menzionando la risoluzione n. 2259 del 2015, invitava gli Stati membri alla responsabilità, per mezzo della cessazione del sostegno e dei contatti con istituzioni parallele, al di fuori dell’accordo politico libico.  

Rifacendosi poi alla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (del 1982), e citando precedenti risoluzioni Onu in tal senso (la n. 2292 del 2016, la n. 2357 del 2017,  la n. 2420 del 2018 e la n. 2473 del 2019 ) si autorizzava, con riferimento all’embargo sulle armi, e per il periodo di tempo ivi specificato, l’attività di ispezione in alto mare al largo della Libia di navi dirette o provenienti dalla Libia -qualora ritenute in possesso di  armi o materiale connesso-, il sequestro e l’eliminazione di tali oggetti; ovviamente tutto ciò a condizione che gli Stati membri in primis  si adoperassero per ottenere il consenso dello Stato di bandiera della nave prima di procedere a qualsivoglia ispezione. 

A sua volta,  la risoluzione n. 2510, approvata il 12 Febbraio 2020, rifacendosi anch’essa alla risoluzione n. 1970 del 2011 e alle successive (n. 2259 del 2015 e n. 2486 del 2019)  ribadiva  il forte sostegno del Consiglio di Sicurezza agli sforzi profusi dall’ UNSMIL e dal Rappresentante Speciale del Segretario Generale,  sottolineando come risultasse centrale  il ruolo delle Nazioni Unite, nel facilitare un processo politico inclusivo, guidato dalla Libia stessa. 

Oltre a quanto detto, in entrambe le risoluzioni n.2509 e n.2510 scaturiva grave preoccupazione per l’utilizzo del conflitto da parte di terroristi  e gruppi violenti, così come per il progressivo deteriorarsi della situazione umanitaria e del tenore di vita della popolazione tutta, della scarsa fornitura di servizi di base e della questione dei migranti, dei rifugiati e degli sfollati interni, quest’ ultima sempre più esplosiva. 

Al tempo stesso veniva espressa forte preoccupazione per il crescente coinvolgimento dei mercenari in Libia e per i tentativi di esportazione illecita di petrolio dalla Libia, anche da parte di istituzioni parallele (motivo per cui verranno prorogate fino  al 30 aprile 2021 le autorizzazioni  e le misure previste dalla risoluzione n. 2146 ed in seguito dal paragrafo 2 della risoluzione n. 2441).  Veniva poi evidenziato che il Governo dell’Accordo Nazionale avrebbe dovuto collaborare a stretto contatto con la National Oil Corporation,  fornendo aggiornamenti al Comitato in merito a porti,  giacimenti petroliferi e impianti sotto il suo controllo e riferendo in merito al meccanismo utilizzato per certificare le esportazioni legali di petrolio e  a qualsiasi informazione relativa all’esportazione illecita di petrolio, da o verso la Libia. Qualora poi il Governo dell’Accordo Nazionale fosse stato a conoscenza di informazioni su tali esportazioni o tentativi di esportazione, avrebbe dovuto contattare  rapidamente lo Stato di bandiera della nave interessata,  oltre poi ad informare, per mezzo del Comitato,  tutti gli Stati membri interessati alla questione. Ovviamente,  suddetto Governo  sarà chiamato altresì a rafforzare la cooperare e la condivisione di informazioni con  tutti gli Stati membri, sulla base della risoluzione n. 1970 (e delle successive risoluzioni n. 2213 del 2015, n. 2362 del 2017,  n.2441 del 2018 e dalla presente risoluzione n.2510); parimenti gli Stati dovranno cooperare, ciò soprattutto con riferimento a quelli in cui hanno sede individui o gruppi che sono stati segnalati per tali attività illecite o in cui si sospetta siano presenti i loro beni congelati,  riferendo al Comitato in merito alle azioni intraprese, adottando al contempo le misure necessarie per impedire l’ingresso o il transito nel loro territorio di persone o beni segnalati, questi ultimi poi messi nuovamente a disposizione del popolo libico, secondo quanto ribadito durante la Conferenza di Berlino ( S/2016/275) e già previsto al par17 della risoluzione n. 1970. 

Parallelamente, il Segretario Generale porterà avanti i compiti attribuiti all’UNSMIL (documento S/2020/63), in linea con il suo mandato definito nella risoluzione n. 2486, continuando a formulare raccomandazioni al Consiglio qualora lo ritenga necessario e in ciò necessiterà di una fattiva collaborazione da parte di tutti, libi e non. Lo stesso continuerà  ad avanzare proposte per un efficace monitoraggio del cessate il fuoco, sotto l’egida dell’ONU, al fine di formulare  raccomandazioni dettagliate al Consiglio di Sicurezza, quando un cessate il fuoco sarà stato concordato dalle parti libiche; infine lo stesso Segretario Generale sarà chiamato a riferire in merito ad eventuali miglioramenti, per mezzo del Comitato Internazionale di Follow-Up,  stabilito nel corso della Conferenza di Berlino. 

Intanto… 

L’ormai ex Rappresentante Speciale del Segretario Generale e Capo della Missione ONU in Libia (UNSMIL) Ghassan Salamé, insieme ai delegati del Governo dell’Accordo nazionale (GNA) e all’Esercito nazionale libico (LNA) hanno partecipato ai colloqui della Commissione militare congiunta libica (JMC) 5+5. Per tale occasione, l’ UNSMIL aveva predisposto una bozza di accordo di cessate il fuoco per ripristinare la sicurezza nelle aree civili con l’attuazione di un meccanismo di monitoraggio congiunto sotto l’egida dell’UNSMIL e del JMC.  

L’UNSMIL ha quindi ribadito l’invito ad entrambe le parti affinché s’impegnassero a rispettare pienamente l’attuale tregua e la protezione dei civili, delle proprietà e delle infrastrutture vitali. 

Ad ogni modo, dopo che i negoziati di Ginevra, alla fine di febbraio, sono risultati alquanto inconcludenti,  il 3 Marzo Ghassan Salamé ha presentato le sue dimissioni al Segretario Generale dell’Onu, António Guterres, a cui ha ricordato gli innumerevoli sforzi profusi nel corso del suo lavoro in territorio libico. 

D’ora in avanti,  l’obiettivo principale consisterà nel non disperdere quanto pazientemente costruito da Ghassan Salamé. Come andrà a finire?