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La Russia verso le elezioni di settembre: la stretta sulle opposizioni e la legge sulle organizzazioni estremiste

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Nelle ultime settimane abbiamo assistito ad una sempre maggiore attacco all’opposizione russa da parte del Cremlino. Dall’arresto di Navalny, la repressione dell’opposizione è intensificata, prendendo di mira sia le organizzazioni che i media. Questa tendenza si può facilmente spiegare con l’avvicinarsi delle elezioni parlamentari, che si terranno a settembre di quest’anno.

Le strategie adottate per limitare l’attività delle opposizioni sono diverse: l’approvazione della legge che vieta ai membri delle organizzazioni ritenute “estremiste” di candidarsi alle elezioni, l’arresto di esponenti dell’opposizione con pretesti amministrativi e l’inserimento di testate come Meduza e Doxa, giornali indipendenti, nella lista degli “agenti stranieri”. Tutti questi provvedimenti sono stati attuati nel giro di poche settimane. 

Il divieto di candidarsi alle elezioni per chi è legato a organizzazioni ritenute estremiste

La Duma di Stato ha approvato una legge che vieta ai soggetti etichettati come “estremisti” di candidarsi alle elezioni e di essere eletti nei cinque anni successivi alla decisione del tribunale riguardo tale organizzazione. Dopo tale decisione avvenuta il 26 maggio, anche il consiglio della Federazione ha approvato la legge il 2 giugno con 146 voti a favore su 170. Il divieto di candidarsi alle elezioni si applica non solo ai leader delle organizzazioni “estremiste”, la cui candidatura sarà proibita per cinque anni, ma anche ai membri, ai dipendenti e a tutte le persone coinvolte nelle attività, a cui però viene negato il diritto all’elettorato attivo per tre anni. Sarà il Tribunale, dunque, a decidere se inserire un’organizzazione nella lista dei gruppi “estremisti”, ma le autorità avranno la facoltà di stabilire se i fondatori e i dirigenti potranno accedere alla corsa per elezioni senza previa conferma del Tribunale.

La legge sull’estremismo risale al 2002 con l’obiettivo di coprire i gruppi terroristici, ma nel corso degli anni essa ha subito numerose modifiche. Il concetto di “organizzazione estremista” è molto vago, specificando solo che si tratta di gruppi che diffondono materiale estremista e che istigano all’odio contro gruppi etnici o religiosi. L’estensione della legge approvata recentemente è stata definita da alcuni analisti “Anti-Navalny”. Mercoledì 9 giugno, infatti, il tribunale di Mosca ha ufficialmente definito “estremiste” le organizzazioni che fanno capo all’oppositore russo Alexei Navalny, in particolare, la Fondazione anticorruzione FBK. Secondo il tribunale di Mosca, essa avrebbe diffuso “informazioni che incitano all’odio che destabilizzano la situazione politica e sociale”. La sentenza del tribunale renderà immediatamente perseguibili i componenti del movimento e i dipendenti della fondazione, impedendo loro di organizzare qualsiasi tipo di attività o evento. Ma soprattutto, questa decisione comporta che per il prossimo quinquennio, Alexei Navalny non avrà la possibilità di candidarsi ad alcuna carica legislativa. 

L’arresto di due rappresentanti di organizzazioni antigovernative, Dmitry Gudkov e Andrei Pivovarov

Nei primi giorni di giugno, due rappresentanti di organizzazioni antigovernative, Dmitry Gudkov e Andrei Pivovarov, rispettivamente di Iniziativa Civica e Open Russia sono stati arrestati. Dmitry Gudkov, politico di opposizione ed ex parlamentare, è stato arrestato martedì 1° giugno, poi rilasciato dopo due giorni. L’ex parlamentare se giudicato colpevole rischia fino a cinque anni di carcere.  Ma l’accusa a suo carico è (solamente) il mancato pagamento di un contratto d’affitto risalente a circa cinque anni fa. Gudkov è stato parlamentare per due anni fino al 2013, quando era stato espulso dal partito Russia Giusta per aver aiutato ad organizzare le proteste antigovernative di quell’anno. Nel 2019 aveva fondato il partito Democratici Uniti per le elezioni amministrative e quest’anno si era candidato alle parlamentari. Negli stessi giorni della detenzione di Gudkov, è stato arrestato l’attivista di opposizione Andrei Pivovarov, fermato all’aeroporto di San Pietroburgo, in partenza per Varsavia. Pivovarov è l’ex direttore generale di Open Russia, il gruppo di opposizione pro-democrazia fondato da uno dei maggiori critici del Cremlino, il magnate del petrolio Mikhail Khodorkovsky. La commissione investigativa di Krasnodar ha aperto un fascicolo a carico di Pivovarov in quanto nell’agosto del 2020 egli aveva pubblicato delle informazioni che avevano esplicitamente lo scopo di fare campagna a favore di Open Russia. L’organizzazione, con base a Londra, però, era stata definita “indesiderabile” nel 2017, rendendo illegale le sue attività in Russia. Secondo l’articolo 284 del Codice penale russo, Andrei Pivovarov rischia dai 2 ai 6 anni di colonia penale.

Colpita anche la libertà di stampa: il caso “Meduza”

Quest’anno è stato è entrata in vigore anche la decisione di includere singoli individui nella definizione di “agenti stranieri”. Già nel 2019 la Duma di Stato aveva approvato il progetto di legge che poi è stato firmato dal Presidente Putin alla fine del 2020. La legge viene applicata quando il Ministero della Giustizia, infatti, ritiene che una persona o un gruppo sia impegnato in una “attività politica” (definita in modo molto ampio e vago) all’interno della Federazione volta a promuovere gli interessi di un “ente straniero”. L’etichetta di agente straniero può essere applicata a coloro che pubblicano informazioni online e che ricevono finanziamenti dall’estero, dunque principalmente blogger e giornalisti. 

Solo qualche giorno prima della Giornata mondiale della Libertà di Stampa, la legge sugli agenti stranieri è arrivata a colpire il quotidiano online indipendente “Meduza”, uno dei mezzi di informazioni indipendenti più popolari in Russia con circa 13 milioni di visitatori al mese. Il quotidiano è stato fondato nel 2014 dalla direttrice Galina Timchenko e altri 39 giornalisti che lasciarono il gruppo editoriale Lenta.ru a causa di pressioni da parte del governo. Per evitare ulteriori difficoltà con le autorità russe, la sede è a Riga in Lettonia; questo, sommato al fatto che il quotidiano fa informazione in russo ed è finanziato ha una holding lettone (composta degli stessi giornalisti), è bastato per classificarla come “agente straniero”. Di conseguenza, il quotidiano ha perso i principali investitori russi ed è costretta a far ricorso a donazioni spontanee da parte dei lettori. Le ragioni dietro a questa decisione improvvisa non sono chiare. Il ministero della giustizia ha dichiarato che verranno rese note a breve ma l’ipotesi è che sia una risposta del Cremlino ad un’azione intrapresa da governo lettone nei confronti di due testate russe. Infatti, Riga ha avviato alcune indagini nei confronti di alcuni giornalisti di Baltnews e Sputnik (che fanno parte del network di RT) per non aver rispettato le sanzioni europee. 

In conclusione, con l’avvicinarsi delle elezioni di settembre, attraverso azioni legislative e giudiziarie, il controllo e l’attacco all’opposizione si sono acuiti. Per Putin e il suo partito Russia Unita, infatti, la tornata elettorale di settembre è cruciale in quanto sarà l’occasione per accertare il livello di consenso tra gli elettori, a poco più di un anno dalle riforme costituzionali del 2020. 

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