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La Russa sceglie Israele per la prima visita ufficiale all’estero

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Il presidente del Senato arriva durante un momento di tensione nel Paese con le proteste contro le riforme volute da Netanyahu. Lunedì il bilaterale con il presidente della Knesset Ohana, primo omosessuale dichiarato a ricoprire l’incarico. Poi la visita dalla Yad Vashem.

Non sono ore facili per Israele. Le proteste di piazza contro la riforma della giustizia voluta dal governo Netanyahu. L’approvazione della Knesset del disegno di legge che prevede la pena di morte per i reati di terrorismo. La presenza a Tel Aviv del capo di stato maggiore della difesa statunitense, il generale Mark Milley. Il tutto alla vigilia di due appuntamenti significativi: la visita nel Paese di Lloyd Austin, segretario alla Difesa americano, e il viaggio del premier Netanyahu in Italia.

In questo contesto complesso si inserisce la prima missione bilaterale estera di uno dei due presidenti delle Camere nella legislatura: il presidente del Senato Ignazio La Russa è infatti atterrato poche ore fa a Tel Aviv. Un viaggio programmato con cura per diverse settimane: era infatti un desiderio della seconda carica dello Stato recarsi in Israele il prima possibile. L’unica vera alternativa come primo viaggio estero sarebbe potuta essere l’Ucraina. Alla fine però La Russa insieme al suo staff ha optato per la visita ufficiale a Gerusalemme.

Per La Russa essere a Gerusalemme significa dare un messaggio molto chiaro, in politica interna come in quella estera. Vuol dire allontanare – anche gli occhi degli osservatori stranieri – le ombre del passato missino, pur lontano nel tempo. E la memoria torna inevitabilmente a un’altra visita di un ex esponente del Movimento sociale italiano in Israele. Ovvero Gianfranco Fini, che esattamente vent’anni fa fece uno storico viaggio a Gerusalemme, dove parlò di fascismo come “male assoluto” e dell’infamia delle leggi razziali. Un passaggio nodale, un’immagine iconica che traghettò nei fatti Alleanza Nazionale – forse ancor più della svolta di Fiuggi – fuori da un’eredità fino a quel momento senz’altro più condizionante. Non fu certo l’unica tappa di un percorso chiaramente definito: nel suo mandato da presidente della Camera dei deputati Fini incontrò per ben quattro volte quello che all’epoca era il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu. I benifici di quel passaggio politico sono stati ereditati anche da Fratelli d’Italia, lo testimoniano i rapporti molto stretti di Giorgia Meloni con la Comunità ebraica. La visita e la commozione della premier Meloni al Museo ebraico di Roma, nel Tempio maggiore, durante l’accensione del candelabro in occasione della cerimonia della Hannukah lo dimostrano.

Un altro aspetto non va dimenticato: il governo israeliano è fra i pochi interlocutori di destra nel vicinato europeo e mediterraneo. Le affinità politiche con il pur discusso esecutivo a guida Likud possono essere tante. Questo spiega il valore simbolico e la scelta del presidente del Senato. La Russa era già stato protagonista, in occasione del Giorno della memoria, di un’iniziativa in Senato, dove ha usato parole nettissime per ricordare le atrocità dell’Olocausto. Facendo anche una proposta, ovvero prevedere una legge per ricordare anche il 17 novembre. Giorno in cui il fascismo approvo le odiose leggi razziali. Il presidente del Senato ha comunque avuto momenti di attrito anche abbastanza ruvidi con la Comunità ebraica: l’ultimo episodio pochi mesi fa, in occasione dell’anniversario della fondazione del Movimento sociale italiano, celebrata dal presidente del Senato (nel ricordo del padre). Questo viaggio in Israele vuol rappresentare invece una saldatura istituzionale, così come un messaggio politico chiaro e netto.

Il programma della visita al momento prevede un primo momento alla Knesset, lunedì alle 10.30. Ci sarà in quell’occasione un bilaterale con il suo omologo, l’esponente del Likud Amir Ohana. Lo speaker del Parlamento monocamerale israeliano è stato eletto a fine dicembre con 63 voti su 120. Classe 1976, avvocato, già ministro della giustizia e della sicurezza interna. Per la prima volta, con la sua elezione, la carica di presidente della Knesset viene ricoperta da un omosessuale dichiarato. Ohana si definisce un falco nelle questioni di sicurezza e un liberal in quelle sociali, e ha due gemelli nati attraverso la maternità surrogata negli Stati Uniti. Ohana è soprattutto un uomo di partito, fedelissimo dell’eterno Netanyahu che lo ha scelto per lanciare un segnale politico di apertura alla comunità Lgbt, nonostante la presenza nell’esecutivo di due partiti ortodossi e di tre liste di estrema destra.

Dunque un incontro con un profilo interessante e in ascesa per La Russa, tra l’altro reduce da una polemica proprio sull’omosessualità, dopo un’intervista televisiva pochi giorni fa a Belve su Rai 2. Dopo il bilaterale, Ohana e La Russa rilasceranno delle dichiarazioni alla stampa. A seguire il presidente del Senato visiterà lo Yad Vashem, il memoriale della Shoah a Gerusalemme. Poi nel pomeriggio incontrerà la comunità ebraica d’origine italiana nella Sinagoga a Rehov Hillel. Quindi per concludere la giornata si recherà al Muro del Pianto.

Sullo sfondo in Israele c’è un altro tema da non sottovalutare. Un tema che sembra poter spaccare l’unità europea. Il sito del Times of Israel riporta che l’Ungheria vorrebbe spostare la propria ambasciata da Tel Aviv a Gerusalemme. Una decisione che potrebbe avvenire anche nel giro di poche settimane. Sarebbe un atto clamoroso sull’asse Orban-Netanyahu, una boccata di ossigeno per il premier israeliano in un periodo in cui le manifestazioni di piazza contro la riforma del sistema giudiziario e della Corte suprema imperversano. Sul tema è intervenuta anche la presidente ungherese Katalin Novak, che si è limitata a dire che una decisione non è ancora stata presa. Il portavoce della Commissione europea Peter Stano ha invece ricordato che la dislocazione delle ambasciate da parte dell’Ue si basa sulla risoluzione Onu, per questo tutti i Paesi membri e la stessa delegazione hanno le rappresentanze a Tel Aviv. Diventerà anche questo un tema dell’agenda di La Russa? Difficile. Così come è difficile, ma non da escludere, un bilaterale fra il numero uno di Palazzo Madama e il premier Netanyahu. Sarebbe per il presidente israeliano un piccolo antipasto della visita a Roma dei giorni seguenti e per il presidente del Senato italiano un tassello in più. Al momento però, anche visti i tempi stretti, l’incontro non è nelle agende dei due politici.

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