Dopo la Roussef potrebbe essere il turno di Temer: si apre la strada per un secondo impeachment.

A distanza di un anno dalla conclusione del giudizio che depose l’allora Presidente del Brasile Dilma Roussef, le indagini della magistratura nell’ambito della operazione “Lava Jato” portano alla luce nuovi indizi di colpevolezza a carico del Capo di Stato Michel Temer.

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Esattamente un anno fa, l’attuale Presidente della Repubblica Federale del Brasile, Michel Temer, entrava in carica come successore di DilmaRoussef, la qualificata erede del PT (PartidodosTrabalhadores) designata dallo stesso Lula allo scopo di portare avanti il piano politico che è valso al Brasile una parziale espansione economica nonché l’etichetta di paese emergente al fianco di Russia, India, Cina e Sudafrica.

L’entrata in scena di Temer, allora vice-presidente al fianco di Dilma, si deve allo scandalo che coinvolse quest’ultima durante il suo secondo mandato e che portò all’impeachment per aver operato una manovra fiscale formalmente non disciplinata da alcuna norma – le rinomate “pedaladasfiscais”– così manipolando il bilancio pubblico.

Già all’epoca era in corso una seconda e più grave crisi istituzionale. Il Paese si trovava a fronteggiare un’ondata di corruzione dalle dimensioni ancora indefinite – essendo probabile che siano coinvolti molti più soggetti di quanti sono attualmente indagati o condannati: si tratta delpiù grande scandalo che il Paese abbia conosciuto dalla proclamazione della repubblica, nominato“operação Lava Jato” (operazione autolavaggio) a causa della rete di distributori di benzina e autolavaggi usati dalle organizzazioni criminali per muovere risorse illecite.

L’indagine, che originariamente smascherò il traffico di denaro nel mercato nero delle valute, portò presto alla luce la presenza di un immenso sistema criminale le cui propaggini si allungavano fino alle porte della principale impresa nazionale, la Petrobras.

Si scoprì, così, che esponenti dei principali partiti politici e dirigenti della compagnia petrolifera, negli ultimi dieci anni, avevano accettato tangenti in cambio di appalti tra la Petrobras e altre aziende del settore, muovendo dalle casse dell’impresa pubblica enormi somme di denaro.

Il 18 maggio scorso, grazie alla collaborazione del presidente della più grande impresa brasiliana che produce carni, la JBS, è stata pubblicata la registrazione di una conversazione avvenuta tra quest’ultimo e il Presidente Michel Temer. Nell’audio il Capo di Stato suggerisce di continuare a pagare Eduardo Cunhaaffinché questo non rilasci dichiarazioni che potrebbero coinvolgerlo nello scandalo che ha investito ormai un terzo dei politici brasiliani, compreso lo stesso Cunha.

L’ex deputato, attualmente in carcere per corruzione, riciclaggio ed evasione fiscale, fu uno dei personaggi che giocarono un ruolo fondamentale nella caduta di DilmaRoussef – l’altro fu lo stesso Temer.

Immediatamente dopo la pubblicazione della registrazione incriminante, il Capo di Stato ha provveduto a smentirne l’autenticità pur non negando l’esistenza dell’incontro nel cui ambito avvenne la conversazione.

Sulla base di tale affermazione, Temer sta fermamente chiedendo al Supremo Tribunale Federale di sospendere le indagini fino all’avvenuta verifica della registrazione, a suo dire adulterata.Precisamente, egli ha voluto chiarire che in nessun momento ha autorizzato il pagamento di personaggi che, ipoteticamente, potrebbero presentare un pericolo per la sua immagine di impeccabile statista, in qualità di soggetti a conoscenza di fatti illeciti in cui il Presidente sarebbe coinvolto.

In diretta TV ha specificato di non aver mai comprato il silenzio di nessuno e di essersi esclusivamente prodigato per il bene della nazione durante tutto il suo primo anno di mandato. Al riguardo, fa notare che proprio recentemente il Brasile è riuscito a imboccare la strada che lo condurrebbe fuori dalla grave crisi economica in cui versa da ormai due anni e che calunnie di tal genere non producono altro effetto se non quello più deleterio per il Paese.

Di fatto, a seguito della notizia la borsa di San Paolo ha registrato un drastico calo, sebbene i mercati avessero accolto positivamente le riforme proposte dal governo Temer ed avessero, pertanto, accordato maggiore fiducia all’economia del Paese.

Di opinione differente è invece la popolazione. La maggioranza dei brasiliani non simpatizza per questo governo di centro-destra il quale, con le proprie riforme, ha operato forti tagli in alcuni settori di grande impatto sociale, quali l’istruzione e la previdenza.

Varie sono state le manifestazioni nelle principali città del Paese, talvolta sfociate in vere e proprie rivolte poi soffocate dall’intervento della polizia militare.

In questo scenario di instabilità politica ed economica si apre la possibilità di un secondo impeachment, questa volta ai danni di Michel Temer.

Il suo partito non gode più del sostegno del PSB (Partido Socialista Brasileiro), la cui dipartita ha sottratto un certo numero di parlamentari alla coalizione. Il clima in casa è, quindi, abbastanza teso e incomincia a mancare la fiducia nelle capacità di Temer di tenere unito il paese: vi sono altri partiti che nei prossimi giorni discuteranno la possibile uscita dalla coalizione di governo – PSDB (Partido da Social Democracia Brasileira), DEM (Democratas), PPS (PartidoPopular Socialista). Se questo dovesse accadere, la coalizione perderebbe 120 parlamentari.

Con tale prospettiva all’orizzonte, si apre la questione “elezioni anticipate”, eventualità paventata anche in caso di impeachment. In proposito, è opportuno chiarire che la Costituzione brasiliana non prevede la possibilità di elezioni “dirette” qualora il Capo di Stato venga rimosso o rinunci all’incarico. Sarebbero infatti deputati e senatori a eleggere il nuovo Presidente, le cui funzioni verrebbero temporaneamente esercitate dal Presidente della Camera.

Al riguardo, vi è chi ha provveduto a depositare una proposta di modifica costituzionale (PEC – Proposta de Emenda a Constituição) allo scopo di sbloccare la possibilità delle elezioni dirette nel caso in cui la sostituzione del Capo di Stato occorra prima dell’ultimo semestre di mandato.

Contestualmente, è in corso un dibattito giuridico in seno al Superiore Tribunale Elettorale (TSE – TribunalSuperiorEleitoral) avente ad oggetto l’interpretazione di una recente legge (L. 13.165/2015)che prevedrebbe proprio quanto sostenuto dai promotori della riforma costituzionale. Si attendono, pertanto, ulteriori sviluppi del processo presso il TSE, nonché delucidazioni sulla vicenda che ha coinvolto il Presidente Temer, il quale si augura che non venga intanto depositato un numero di richieste di impeachment sufficiente all’avvio della procedura.