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Ricordare la Rivoluzione d’Ottobre in Russia a cento anni di distanza

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“Cosa dovremmo festeggiare esattamente?” Questa è la domanda che lo scorso 25 ottobre il Presidente russo Vladimir Putin ha rivolto alla stampa che chiedeva lumi in merito alle possibili celebrazioni per il centenario della Rivoluzione d’Ottobre. Questo evento, ricordato in tutto il resto d’Europa con iniziative dedicate, sembra invece essere destinato a passare in sordina nella patria della rivoluzione bolscevica. Le ragioni di questa scelta sono molteplici, ed alcune di queste risiedono nelle scelte politiche di Putin.

Uno dei primi problemi a presentarsi nel commemorare la Rivoluzione d’Ottobre è quello di ammetterne implicitamente l’importanza in termini di eredità storica e culturale per la Russia contemporanea, e quindi veicolare il messaggio che sovvertire le istituzioni per instaurare un nuovo ordine sociale e politico è un’azione legittima. In un’area come lo spazio post-sovietico, costellata dopo la dissoluzione dell’URSS da rivoluzioni “colorate” e stravolgimenti politici, trasmettere un’idea di questo tipo è altamente pericoloso. Ricordiamo infatti che l’ultima sollevazione popolare avvenuta in Ucraina ha portato ad un conflitto di oltre quattro anni, con un paese ancora diviso tra una zona filorussa ed una che ne brama la totale indipendenza. In questo contesto in cui non sembrano esserci possibilità di mediazione, celebrare un sollevamento popolare come quello del 1917 rappresenta un controsenso evidente.

Sul fronte interno, la Russia è ancora profondamente divisa nel ricordo di questo evento politico. Un quarto di secolo è un lasso di tempo troppo breve per cancellare i ricordi di intere generazioni cresciute sotto l’ombra del mito sovietico. D’altra parte, in un recente sondaggio solo la metà degli intervistati si è espresso con favore nei confronti del cambio di potere portato dalla rivoluzione bolscevica. Queste diverse letture degli eventi dell’ottobre rosso portano conseguenze sul tentativo putiniano di costruire una grande narrazione della storia russa, perfettamente riuscito con la Seconda guerra mondiale (o Grande guerra patriottica) ma meno efficace con un evento storico così polarizzante che ha trascinato il paese nella guerra civile. L’unica narrativa unificante per eventi storici del genere risulta commemorarne le vittime, una strategia più efficace e meno problematica del creare dibattito pubblico. Il 30 ottobre Vladimir Putin ha inaugurato un monumento alla memoria delle vittime della repressione politica sovietica, commentando che con questo gesto spera di tirare una riga “sopra questi eventi che hanno diviso il nostro paese e il nostro popolo, e diventi un simbolo per superare questo strappo”.

Nonostante l’assenza di commemorazioni in patria, l’impatto mondiale degli eventi di quell’Ottobre è stato ricordato da moltissime iniziative internazionali. Conoscere gli eventi della rivoluzione russa si rivela infatti tuttora fondamentale per comprendere le relazioni internazionali e gli scenari geopolitici contemporanei: dalla sua nascita come primo stato socialista al mondo fino alla sua dissoluzione, l’Unione Sovietica ha influito su più di 70 anni di storia mondiale. Eppure, per celebrare l’evento i nostalgici dovranno recarsi in quei pochi paesi dove il giorno della rivoluzione è ancora festa nazionale: Bielorussia, Kirghizistan e lo stato de-facto della Transnistria.

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