La regione Indo – Pacifico nella politica estera statunitense: quale ruolo per l’India?

Nonostante il ruolo marginale occupato negli scorsi decenni, l’India rappresenta oggi un tassello chiave nella strategia indo-pacifica adottata dagli Stati Uniti, i quali sembrano voler sfruttare le tensioni latenti tra Pechino e Nuova Delhi al fine di usare l’India quale contrappeso all’attivismo cinese nella regione.

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Sin dagli anni immediatamente successivi alla sua indipendenza, in un’epoca contrassegnata dallo scontro tra due blocchi geopolitici opposti, l’India si è schierata su posizioni neutrali, divenendo un membro di spicco del “blocco dei non-allineati”, un gruppo di Paesi desiderosi di smarcarsi dall’influenza delle due superpotenze. Nonostante l’affinità politica, durante la guerra fredda gli USA hanno preferito intessere relazioni politico-diplomatiche privilegiate con Cina e Pakistan, tasselli necessari ai fini del contenimento applicato all’URSS. La fine della guerra fredda ha portato tuttavia a un cambio graduale di paradigma, con il progressivo riavvicinamento tra Washington e Nuova Delhi, entrambe minacciate dalla crescente assertività cinese nella regione indo-pacifica, divenuta oggetto dei tentativi di “territorializzazione” da parte di Pechino. Dinanzi a un tale scenario geopolitico, l’India ha acquisito un’importanza strategica fondamentale ai fini della politica di contenimento della Cina portata avanti a partire dall’amministrazione Obama, che con la politica del “pivot to Asia” ha fatto del concetto di Indo-Pacifico un cardine della futura politica estera statunitense.

Dinanzi all’assertività cinese, sin dal primo decennio del nuovo millennio i vertici politici e militari indiani hanno si sono impegnati a promuovere la collaborazione con gli Stati Uniti e i Paesi dell’Asean nel settore della difesa aeronavale, un settore ritenuto da Washington decisivo al fine del mantenimento della libertà di navigazione nella regione, minacciata dal processo di “territorializzazione” dei mari portato avanti dalla Cina. Già l’amministrazione presieduta da Bush jr. aveva infatti gettato le basi per la collaborazione strategica bilaterale con l’India, firmataria nel 2005 dell’accordo che ha posto le basi per la collaborazione strategica bilaterale con Washington. L’intesa denominata “New Framework for the India-U.S. Defense Relationship” è stata poi rinnovata sotto l’amministrazione Obama nel 2015, quando con la “Joint Strategic Vision for the Asia Pacific and Indian Ocean Region” i due Stati hanno rinnovato i loro reciproci impegni.

L’ulteriore rinnovo e rafforzamento della partnership bilaterale tra i due Paesi nel secondo decennio del nuovo millennio è stato reso possibile da una nuova convergenza di interessi americani e indiani nell’Indo-Pacifico, convergenza dettata dalla necessità di proteggere la sicurezza marittima della regione, garantendosi così lo spazio di manovra necessario ad esercitare una proiezione strategica comune. L’avvento dell’amministrazione Trump nel 2017, con la sua politica improntata al confronto diretto e multisettoriale con Pechino, ha tuttavia posto l’India di fronte alla necessità di procedere con cautela nelle sue relazioni con Washington, fautrice dal canto suo di una linea dura nei confronti della Cina e desiderosa di vedere Nuova Delhi come capofila di un eventuale blocco di Paesi filoamericani in grado di arginare la crescente assertività cinese nella regione. Le esercitazioni del QUAD (Quadrilateral Security Dialogue), comprendente USA, India, Australia e Giappone, hanno dunque acquisito da un lato un’importanza ancora più incisiva ai fini del mantenimento degli equilibri regionali, ma d’altro canto la partecipazione indiana a tali iniziative a guida americana rischiava di apportare nuove tensioni ai già fragili equilibri sul confine terrestre tra India e Cina.

Per tale ragione, il premier indiano Narendra Modi e il presidente cinese Xi Jinping negli ultimi anni si sono incontrati più volte in via informale, definendo una sorta di coesistenza pacifica imperniata sulla generica promessa di non ingerenza nelle reciproche aree di interesse strategico. Tale intesa informale sembra tuttavia essersi dissolta durante l’estate del 2020, quando si sono verificati degli scontri occasionali tra soldati cinesi e guardie di confine indiane nella regione montuosa del Kashmir, contesa tra India e Pakistan, ma cruciale per i progetti cinesi legati al ramo pakistano della Via della Seta. In un tale contesto, gli Stati Uniti e la Cina giocano un ruolo geopolitico importante, sostenendo ciascuna l’attore politico regionale ritenuto più affine ai propri interessi strategici. Washington sta infatti promuovendo lo sviluppo di intese bilaterali con Nuova Delhi; Pechino, dal canto suo, negli ultimi anni sta intensificando la cooperazione economica bilaterale con Islamabad, la quale si mostra desiderosa di ritagliarsi un ruolo di potenza regionale, sebbene in ciò sia largamente osteggiata nei consessi internazionali a causa delle accuse mosse da più parti di sponsorizzare il terrorismo.


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In tale contesto regionale si guarda pertanto con interesse al prossimo passaggio di consegne nell’amministrazione presidenziale americana, la cui linea politica nella gestione degli affari esteri è verosimilmente destinata a influenzare in maniera decisiva le dinamiche di potere nella regione Indo-Pacifica, cruciale da decenni per la proiezione di forza esercitata dagli USA. Di fronte al processo di “territorializzazione” portato avanti da Pechino, che costruisce le proprie basi su isole e arcipelaghi contesi tra svariate nazioni che si affacciano sul mar Cinese meridionale e sul mar Cinese orientale, Washington sarà chiamata a tutelare le proprie rotte commerciali transitanti nella regione indo-pacifica. Il nuovo inquilino della Casa Bianca dovrà dunque monitorare attivamente l’evoluzione degli equilibri in questa regione, promuovendo e implementando le intese con gli alleati storici, senza tuttavia trascurare le intese –anche informali- con gli altri Stati che vedono i loro interessi minacciati dall’assertività di Pechino. In un simile assetto geopolitico, nei prossimi anni l’India, per le sue dimensioni economiche, politiche e demografiche, potrebbe verosimilmente giocare un ruolo da comprimario, a fianco degli USA e degli altri Paesi parte del QUAD, nel contrastare le mire egemoniche cinesi.