La questione del terrorismo uiguro: un’analisi del fenomeno

Negli ultimi anni sono aumentate le preoccupazioni della comunità internazionale rispetto alle condizioni della comunità uigura, un’etnia turcofona di religione islamica stanziata nella regione autonoma dello Xinjiang, nel nord-ovest della Cina. In questo territorio, Il governo cinese ha messo in atto severe e controverse misure repressive, finalizzate alla “rieducazione” dei locali e in aperta violazione dei diritti umani. Per rispondere alle numerose accuse, Pechino ha giustificato le proprie azioni come funzionali al contenimento e al contrasto del terrorismo uiguro. Ma qual è il nesso uiguri-terrorismo, nonché l’entità e la portata della minaccia rappresentata dai gruppi estremisti dello Xinjiang (che è bene ricordare sono espressione di un’esigua minoranza nella regione)?

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I risvolti attuali della questione uigura traggono le loro radici dalla dissoluzione dell’Urss e dalla conseguente istituzione delle Repubbliche del Kazakistan, Kirghizistan e Tajikistan, ubicate lungo i confini dello Xinjiang. La nascita di Stati indipendenti ha contribuito a ravvivare le istanze secessioniste degli uiguri cinesi, i quali sono entrati in contatto con altri esponenti del loro gruppo etnico – localizzati anzitutto in Kazakistan e Kirghizistan. I timori per la diffusione di un “ideale panturco” ha spinto il Dragone ad inasprire le misure di contrasto nei confronti dei movimenti separatisti dello Xinjiang. Dopo l’11 settembre 2001, Pechino ha inquadrato la propria lotta al secessionismo nella cornice più ampia della guerra globale al terrore, etichettando i ribelli uiguri come “terroristi”. Per tale motivazione, nel Paese asiatico il concetto di terrorismo si combina (e sfuma) con quello di estremismo e separatismo. In questo panorama, tra i gruppi più influenti che occorre menzionare risulta senz’altro l’Eastern Turkestan Islamic Movement (ETIM), considerato dal governo cinese una minaccia sostanziale alla propria sicurezza nazionale.

L’ETIM è un’organizzazione islamica composta da militanti uiguri provenienti dallo Xinjiang, le cui origini risalgono agli anni ‘40. Il suo obiettivo specifico è quello di separare la comunità uigura dalla Cina attraverso l’istituzione di uno Stato indipendente, denominato “East Turkestan”. Verso la fine degli anni ’80, e in particolare nel corso dei ’90, l’ETIM è divenuto più attivo da un punto di vista operativo, attirando su di sé l’attenzione della comunità internazionale. Nel 2002 è stato inserito dalle Nazioni Unite nella lista dei gruppi terroristici riconosciuti a livello mondiale e Il Consiglio di Sicurezza ha evidenziato i solidi legami del movimento con Al-Qaeda e i Talebani. La cellula jihadista guidata (allora) da Osama Bin Laden ha supportato l’ETIM sia in termini finanziari sia in termini addestrativi, accogliendo numerosi miliziani uiguri nei propri campi di addestramento in Afghanistan. Alcuni esponenti rilevanti dell’ETIM hanno acquisito ruoli di livello all’interno di al-Qaeda, come per esempio Abd al-Haqq al Turkistani, che nel 2005 è divenuto membro del Consiglio direttivo (Majlis Shura) dell’organizzazione terroristica. Inoltre, il movimento uiguro ha instaurato intense relazioni anche con l’Islamic Movement of Uzbekistan (IMU), cellula composta da militanti salafiti-jihadisti (affiliati ad Al-Qaeda) che mira a rovesciare il governo uzbeko fondando uno Stato islamico basato sulla sharia. Questi rapporti – favoriti dalla vicinanza geografica dello Xinjiang con Afghanistan, Pakistan e Uzbekistan – hanno consentito lo sviluppo del network infrastrutturale e della flessibilità operativa dell’ETIM. Su queste basi, il gruppo ha progressivamente ampliato la portata delle proprie attività, compiendo operazioni non solo nello Xinjiang ma altresì al di fuori dei confini regionali. Per esempio, viene attribuita all’ETIM la responsabilità dell’attentato kamikaze perpetrato in Piazza Tienanmen (Pechino) nell’ottobre 2013, che ha provocato la morte di cinque persone. O ancora, sempre all’organizzazione uigura è assegnata la paternità dell’attacco condotto nella metropolitana di Kunming (provincia di Yunnan) nel marzo del 2014, con un bilancio di circa 30 vittime.

Negli ultimi anni, la lotta uigura ha assunto dei caratteri transnazionali con il coinvolgimento dell’ETIM nel conflitto civile siriano. In particolare, l’organizzazione islamista opera nel Paese mediorientale tramite la sua affiliazione del Turkistan Islamic Pary (TIP), nota anche come “Turkistan Brigade”. Il TIP ha giocato un ruolo chiave in alcune battaglie contro il regime di Assad, in particolare nell’offensiva di Jisr al-Shughur (2015) e nell’assedio della base area di Abu al-Duhur (2015), due eventi che hanno consolidato il controllo del governatorato di Idlib da parte dei ribelli. Unendosi al fronte anti-governativo, i miliziani uiguri hanno dapprima combattuto al fianco della cellula siriana qaedista di Jabhat al-Nusra e poi della fazione di Hay’at Tahrir al-Sham,che raccoglie varie sigle jihadiste tra cui quella di al-Nusra. Secondo talune fonti locali, nel 2015 i combattenti del TIP in Siria erano 1500 e, nel corso del tempo, il numero è aumentato in modo consistente arrivando ad oscillilare tra i 4.000 e 5.000 militanti (tuttavia, è bene puntualizzare che è complesso risalire ad una cifra esatta a causa della scarsità di informazioni a riguardo). Nel corso delle proprie attività in Siria, il TIP ha pubblicato una serie di video propagandistici che ritraevano i propri uomini in azione, nonché bambini in armi durante gli addestramenti. Così facendo, la presenza del gruppo nello Stato siriano ha acquisito maggiore risonanza mediatica a livello internazionale. Per di più, l’attenzione mondiale, e in primis della Cina, si è focalizzata su un altro fronte particolarmente caldo: quello dei combattenti uiguri unitisi alle fila dell’ISIS. A partire dal 2014, ossia dall’istituzione del sedicente Stato Islamico, centinaia di uiguri si sono spostati in Siria e in Iraq per aderire alla causa di Daesh. La loro scelta deriva da un insieme di fattori, non solo religiosi e idologici, ma anche sociali, culturali, politici ed economici, strettamente connessi con le politiche repressive attuate dalla Cina nella regione dello Xinjiang. Le relazioni tra ETIM/TIP e ISIS sono contrassegnate da una certa ostilità e, nel 2016, il leader del primo gruppo (il sopracitato Abd al-Haqq al Turkistani) ha rinnegato il Califfo Abu Bakr al-Baghdadi. Egli ha apertamente condannato l’istituzione dell’autoproclamato Stato Islamico, costituito senza l’approvazione dei leader islamici e della Ummah (la comunità dei musulmani), e ha ordinato ai combattenti del TIP di non unirsi all’IS. Nel periodo attuale, mentre il collegamento tra uiguri e ISIS si è affievolito in virtù delle battute di arresto strategico-territoriali di Daesh, il TIP rimane un attore attivo ed influente nel nord-ovest della Siria, specialmente nella provincia di Idlib, l’unica a non essere ancora del tutto sotto il controllo del governo di Damasco.


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Infine, alcuni combattenti uiguri sono comparsi anche nel Sud-est Asiatico, entrando e transitando nei Paesi della regione attraverso l’utilizzo di passaporti turchi. Per quanto riguarda le loro azioni in tali territori, è diffuso il sospetto che dietro l’attentato di Bangkok dell’agosto 2015 (che ha provocato più di venti morti) vi sarebbero alcuni militanti dello Xinjiang – questo per l’elevato numero di vittime cinesi nell’attacco e per i mandati di arresto emessi nei giorni successivi dalle autorità thailandesi nei confronti di cittadini turchi. In Indonesia, in particolare tra il 2016 e 2017, sono stati arrestati diversi miliziani uiguri, accusati di essere in contatto con l’East Indonesia Mujahedin un gruppo jihadista indonesiano affiliato allo Stato Islamico. Le attività nel Sud-est Asiatico hanno comportato un ulteriore ampliamento del quadro operativo del terrorismo uiguro, confermando il suo carattere sempre più transnazionale.