La questione congolese: un approfondimento con l’ex Ambasciatore Baroncelli

A seguito dell’aggressione che ha portato alla morte l’Ambasciatore italiano in Repubblica Democratica del Congo Luca Attanasio, Vittorio Iacovacci il carabiniere di scorta e l’autista che stava guidando il convoglio diretto a Goma, Mustapha Milambo, è stato dedicato molto spazio da parte dei media italiani alle gravi instabilità che caratterizzano le regioni nord-orientali congolesi. Per comprendere meglio la storia recente e le relazioni tra Italia e il secondo più esteso paese africano, segue una breve intervista con Leonardo Baronacelli, Ambasciatore italiano in Repubblica Democratica del Congo tra il 2006 e il 2010.

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Nel suo periodo da Ambasciatore a Kinshasa le instabilità interne della Repubblica Democratica del Congo hanno influenzato, oltre alle vicende di politica interna, anche quelle di politica estera?

La mia missione nella Repubblica Democratica del Congo ha coinciso con la fine della transizione politica grazie alla tenuta nel 2006 delle prime elezioni libere e multipartitiche, l’insediamento di istituzioni legittimate dal voto popolare, l’avvio di riforme interne e di una nuova dinamica sub-regionale conseguente al miglioramento dei rapporti tra i Paesi della regione dei Grandi Laghi. In tale contesto le vicende di politica interna e quelle di politica estera si sono influenzate a vicenda, protese come erano al raggiungimento dei medesimi obiettivi.

In particolare, le relazioni tra Italia e Repubblica Democratica del Congo risentono dell’instabilità di alcune regioni congolesi?

Non mi risulta. Le nostre relazioni con il Congo sono state a lungo improntate a sentimenti di amicizia e di collaborazione. La cooperazione italiana allo sviluppo ha operato senza soluzioni di continuità tramite gli aiuti di emergenza anche in momenti critici della travagliata storia congolese. La notevole estensione territoriale, i confini porosi con nove Paesi africani e la mancanza di infrastrutture hanno reso alquanto arduo il controllo dello Stato centrale sull’intero territorio. Nel corso degli ultimi decenni i conflitti e le ribellioni in Nord e Sud Kivu hanno trovato alimento nella pressione demografica, nelle tensioni etniche, nelle controversie fondiarie e soprattutto nello sfruttamento e nel commercio illecito delle vaste risorse minerarie colà esistenti.

Qual è il rapporto tra la missione italiana in Congo e le numerose ONG europee ed italiane che vi operano?

L’Ambasciata ha sostenuto le attività delle nostre ONG impegnate nella realizzazione di progetti di sviluppo promossi a livello bilaterale e multilaterale

Lei iniziò la sua missione nel periodo in cui elezioni democratiche vedono la conferma nel 2006 di Joesph Kabila come presidente del paese. Nel corso della sua esperienza, la Repubblica Democratica del Congo ha subito periodiche riacutizzazioni di conflitti sociali interni e di confine mai del tutto spenti, che ruolo ha svolto la missione italiana negli ultimi anni dello scorso decennio?

Il nostro Paese ha fiancheggiato gli sforzi della comunità internazionale per tenere in maniera pacifica e corretta le prime elezioni libere e multipartitiche del Congo, fornire appoggio alla Commissione Elettorale Indipendente, avviare le riforme dell’esercito, della polizia e della magistratura e promuovere la ricostruzione socioeconomica. In tale contesto si collocano le visite effettuate da nostri alti esponenti governativi e gli aiuti forniti nelle fasi antecedenti e successive alle votazioni.

Il ruolo dell’Ambasciata è stato quello di fiancheggiare in maniera efficace le iniziative del nostro Governo, creando le premesse favorevoli per la riuscita delle stesse.

L’instabilità politica, la povertà endemica e le grandi disuguaglianze interne al paese, che ha potuto conoscere da vicino nel suo periodo come Ambasciatore in Congo, ritiene siano stati fattori determinanti nella tragica morte dell’Ambasciatore Attanasio e del militare dell’Arma dei Carabinieri Iacovacci?

Non saprei. La cronica mancanza di legalità e di sicurezza in Nord e Sud Kivu è collegata alla presenza di abbondanti risorse minerarie colà esistenti e alla galassia cangiante dei gruppi armati di varia obbedienza etnica. Da tali risorse e da troppo tempo essi traggono incentivi e sostentamento avvalendosi di una vasta rete di complicità anche in paesi vicini per commettere violenze e altri soprusi contro la popolazione inerme.


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Infine, crede che la morte dell’Ambasciatore Attanasio avrà conseguenze per quanto riguarda la missione italiana nella Repubblica Democratica del Congo?

Non saprei. Mi auguro vivamente che i responsabili del vile atto contro l’Ambasciatore Attanasio, il carabiniere di scorta e l’autista siano presto identificati ed assicurati alla giustizia. Spero anche che un analogo trattamento sia riservato ai responsabili dei crimini commessi negli ultimi anni contro i civili delle province orientali del Congo. Su gravi crimini commessi nelle stesse anteriormente al 2003 la Corte Penale Internazionale dell’Aia ha esercitato la propria giurisdizione, processando e condannando i relativi responsabili.