La protesta per l’apertura cinese di nuove rotte aeree sullo Stretto di Formosa

Gli Stati Uniti hanno espresso la loro contrarietà e viva preoccupazione per l’attivazione unilaterale, da parte della Cina, di quattro rotte aeree vicino alla linea mediana dello Stretto di Taiwan. Brian Hook, consigliere politico del Segretario di Stato Rex Tillerson, ha subito espresso l’opposizione americana “a questo tipo di azioni unilaterali volte a modificare lo status quo nello Stretto”, ha detto Hook. La mossa cinese è stata in primo luogo duramente criticata dal Governo di Taipei che considera inaccettabile questa decisione assunta in aperta violazione dell’Accordo del marzo 2015 tra la taiwanese “Taipei Airlines Association” e la cinese “China Air Transport Association” sui trasporti aerei che collegano i due paesi.

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Queste sono le prime reazioni all’annuncio, il 4 gennaio, dell’amministrazione cinese dell’aviazione civile di aprire quattro nuove rotte commerciali nello Stretto di Taiwan: un percorso verso nord sulla rotta M503 e tre direttrici di estensione est-ovest denominate W121, W122 e W123. Nel punto più vicino, la rotta M503 è a soli 7,8 chilometri dalla linea centrale dello Stretto e vicino alla Taipei Flight Information Region (FIR), mentre le rotte W122 e W123 sono prossime alle isole taiwanesi di Matsu e Kinmen. Nel sottolineare come gli Stati Uniti hanno un “profondo e costante interesse per la pace e la stabilità tra le due sponde dello Stretto”, il Consigliere di Tillerson ha aggiunto che il Governo degli Stati Uniti incoraggia “le autorità di Pechino e di Taipei ad impegnarsi in un dialogo costruttivo” ed ha specificato che “i problemi legati all’aviazione civile e alla sicurezza nello Stretto dovrebbero essere decisi attraverso il dialogo tra le due parti”.
Anche la Presidente  di Taiwan, Tsai Ing-wen (蔡英文), ha condannato l’azzardato e provocatorio passo di Pechino, specificando come l’annuncio cinese non ha riguardato solo la sicurezza aerea dell’area ma ha anche danneggiato la stabilità di quello status quo per preservare il quale Taiwan ha lavorato duramente per molti anni.
Dato che la questione è cruciale per la pace, la stabilità e la sicurezza dell’intera regione Asia-Pacifico, la Presidente Tsai ha espresso la speranza che la comunità internazionale dia il suo sostegno e incoraggiamento al dialogo attraverso lo Stretto, interrotto da quando Pechino – per ostilità alla democratica elezione della stessa Tsai a Presidente di Taiwan nel 2016 – si rifiutò di continuare i contatti e la collaborazione con il Governo di Taipei. Taiwan ripetutamente ha chiesto alla Cina di cooperare su questioni di reciproco interesse legate all’inquinamento atmosferico, alle frodi internazionali e alla gestione dell’aviazione nello Stretto di Taiwan, senza ottenere risposta. Anche L’ICAO (International Civil Aviation Organization) – l’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di sviluppare i principi della navigazione aerea internazionale, delle rotte, della loro sicurezza, e promuove la progettazione del trasporto aereo internazionale – non ha ancora risposto alla richiesta taiwanese di intervenire sulla unilaterale decisione cinese foriera di possibili, gravi conseguenze.

Una fonte anonima all’interno dell’ICAO ha dichiarato che l’agenzia delle Nazioni Uniti è riluttante a essere coinvolta nella controversia ma che, comunque, l’appello taiwanese dovrà essere ascoltato. Taiwan, per il veto cinese, non è un membro dell’ICAO e le preoccupazioni taiwanesi sono state sinora espresse da altri paesi membri dell’agenzia. Nella sua azione unilaterale la Cina non solo ha violato un accordo bilaterale – dimostrando ancora una volta la inaffidabilità dei suoi impegni –  ma anche le linee guida della stessa ICAO che richiedono esplicitamente alla Cina di coordinarsi con Taiwan prima di programmare nuove rotte nell’area. Il Manuale di pianificazione dei servizi del traffico aereo dell’agenzia delle Nazioni Unite stabilisce, infatti, che le modifiche a qualsiasi rotta possono essere apportate solo dopo essere state coordinate con “tutte le parti interessate”. Chieh Chung (揭仲), ricercatore alla National Policy Foundation, un think tank di Taiwan legato al partito di opposizione Kuomintang (KMT), ha dichiarato che la procedura usuale prima di lanciare nuove rotte di volo è sempre stata quella di un coinvolgimento di tutte le parti coinvolte, anche per motivi di sicurezza aerea. La Cina è già stata, in passato, ampiamente condannata a livello internazionale per non aver consultato le altre parti quando ha introdotto per la prima volta la rotta M503 nel 2015 ma, in assenza di una presa di posizione dell’ICAO, la rotta è stata mantenuta. Il portavoce del Ministero degli Esteri taiwanese, Andrew Lee (李憲章), sollecitato sulla questione ha detto che il Governo della RoC ha espresso con chiarezza la sua posizione e le sue evidenti ragioni ed ha sottolineato la necessità di informare i paesi di tutto il mondo sulla gravità della situazione determinata da Pechino. In effetti, di fronte a questa nuova provocazione ed ennesimo palese attacco allo status quo taiwanese, si evidenzia sempre più l’urgenza del sostegno della comunità internazionale nei confronti della libera e democratica Taiwan per evitare che proprio la comunità internazionale non debba, un domani, trovarsi in una realtà drammatica generata anche dal suo irresponsabile disinteresse.