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NotizieLa proposta di budget della difesa per il 2022

La proposta di budget della difesa per il 2022

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Biden non ha tempo per le grandi scelte: la sua proposta di budget per la difesa non differisce molto da quella presentata da Trump nel 2021. Il focus è nel settore della Ricerca e dello Sviluppo, soprattutto in funzione anticinese. Nessun aumento reale dei fondi per il Dipartimento della Difesa, che per reperire le risorse necessarie a sostenere l’apparato militare e la ricerca tecnologica dovrà tagliare ingenti quantità di sistemi “old legacy”. Per capire cosa vuole fare Biden con il Pentagono occorrerà aspettare il prossimo anno. 

 Articolo precedentemente pubblicato nel decimo numero della newsletter “A Stelle e Strisce”. Iscriviti qui

Una proposta anomala

In assoluto ritardo rispetto a quanto fatto da pressoché tutte le precedenti amministrazioni americane negli ultimi cento anni, venerdì 28 maggio il presidente Biden ha reso nota la sua proposta di budget della difesa per l’anno fiscale 2022. Il ritardo accumulato durante l’elaborazione del documento è probabilmente dovuto all’eccessiva procrastinazione di alcune nomine fondamentali nel Dipartimento della Difesa da parte del nuovo governo, che a cinque mesi dal suo inizio non ha ancora provveduto ad individuare i nomi a cui assegnare alcune importanti cariche del Pentagono.

Il ritardo non costituisce l’unica anomalia che caratterizza questo annuncio. In effetti, se si osservano con attenzione i contorni di questo evento – le modalità con cui il budget è stato reso noto e la copertura mediatica dei principali organi informativi americani – e li si compara con quelli delle precedenti amministrazioni, compresa quella Trump, sembra possibile intravedere una sorta di tentativo, da parte del presidente Biden, di ridurre il più possibile l’eco mediatica e politica che il “budget day” porta tradizionalmente con sé. L’annuncio, avvenuto di venerdì, quindi al termine della settimana che precede un weekend “lungo”, visto che lunedì 31 maggio si celebra negli Stati Uniti il Memorial Day, giorno di festa per gli appartenenti alle Forze Armate, avveniva nello stesso giorno in cui al senato i repubblicani bloccavano la proposta del Partito Democratico di creare una commissione investigativa sui fatti del 6 gennaio, un evento importante la cui risonanza mediatica durante la giornata ha attirato più attenzione rispetto alla proposta di spesa militare. Il tentativo di far passare in sordina l’evento sembra ancora più evidente se si pone l’attenzione sull’autorità che ha presentato il budget – un funzionario di livello secondario, essendo egli un delegato del comptroller, ovvero del principale consigliere del Segretario della Difesa per le questioni di bilancio – e sullo spazio, alquanto limitato, lasciato alle domande dei giornalisti dopo il briefing di presentazione. Il tentativo di ridurre al massimo l’attenzione da parte dei politici e dei media verso questo evento suggerisce due considerazioni. Primo, che in un periodo di accesa contrattazione politica tra democratici e repubblicani intorno a temi quali il gigantesco piano infrastrutturale proposto da Biden e gli incombenti aumenti della tassazione sulle imprese, la nuova amministrazione non vuole rischiare di scontentare eccessivamente il GOP. Secondo, che a causa del ritardo accumulato durante l’esecuzione di tutte le nomine più rilevanti nel Dipartimento della Difesa, Biden non ha avuto il tempo di proporre un budget completamente nuovo, ma ha dovuto pubblicare qualcosa che assomiglia molto a quello proposto da Trump per il 2021, il che, ovviamente, non soddisfa neanche il partito democratico, motivo per il quale è possibile immaginare che Biden abbia deciso di non sbandierare eccessivamente questo evento di fronte ai suoi sostenitori. 

Le risorse per le forze armate 

Per l’anno fiscale 2022, la nuova amministrazione americana propone un budget di 715 miliardi di dollari. Volendo calcolare la spesa militare totale, ai fondi destinati al Dipartimento della Difesa bisognerebbe aggiungere le risorse non direttamente assegnate ai militari ma in qualche modo rientranti nell’ambito della difesa, come alcune spese del Dipartimento dell’Energia. Sommando anche queste, il bilancio sale a 753 miliardi. 

Le spese del Pentagono aumentano di 11 miliardi di dollari rispetto ai 704 richiesti da Trump per l’anno in corso. Se si tiene conto del valore dell’inflazione registrato nel mese di aprile, durante il quale i prezzi sono aumentati del 4,2%, la cifra costituisce un decremento reale del 3%. 

Come ben evidenziato dal Vice-Segretario alla Difesa Kathleen Hicks durante il suo breve discorso in occasione della presentazione del documento, il budget della difesa per l’anno fiscale 2022 è decisamente consacrato al contrasto della minaccia cinese, dato che Pechino risulta essere “in possesso delle capacità economiche, militari e tecnologiche per mettere in discussione il sistema internazionale e gli interessi americani al suo interno”. Gli investimenti militari degli Stati Uniti “hanno come priorità la Cina”, ha spiegato Hicks, “che sta divenendo sempre più competitiva, nella regione dell’Indo-Pacifico e nel mondo”. 

Per garantire alle forze armate americane la superiorità militare nei confronti di Pechino, il nuovo presidente democratico punta tutto sulla ricerca tecnologica. La spesa per la Ricerca e lo Sviluppo (R&D) è infatti “la più alta di sempre”, come affermato dal Segretario della Difesa, Lloyd Austin, e ammonta a 112 miliardi di dollari, in aumento del 5% rispetto al 2021, senza considerare l’inflazione. Negli ultimi anni, la spesa per il settore R&D è progressivamente cresciuta, passando dai 70,6 miliardi del 2016 ai 96 del 2019 fino ai 112 di oggi, una cifra, quest’ultima, che se venisse approvata segnerebbe un incremento del 43% in soli sei anni. 

Il focus sulla ricerca e lo sviluppo rappresenta dunque l’elemento principale del budget di Biden che con questa scelta sembra riconoscere definitivamente che la sfida geostrategica con la Cina impone agli Stati Uniti la supremazia nel campo delle tecnologie emergenti. Gli investimenti più ingenti, dunque, hanno un orizzonte temporale di lungo termine, e riguardano tecnologie come l’intelligenza artificiale, la microelettronica, la scienza quantistica, le armi ad energia diretta, la biotecnologia, le armi ipersoniche e le operazioni cibernetiche. Particolarmente ingenti nel settore R&D saranno i fondi destinati al Comando cibernetico, che vedrà aumentare notevolmente gli effettivi a sua disposizione, e alla creazione di un’infrastruttura di rete di sistemi, chiamata Joint All Domain Command and Control (JADC2), che permetterà a tutte le forze armate statunitensi di condividere in tempo reale una grande quantità di dati, così da rendere disponibile ad ogni operatore sul terreno un’immagine chiara e aggiornata del campo di battaglia. 

Per sostenere queste spese, il Dipartimento della Difesa conta di ridurre notevolmente i fondi destinati al settore del procurement, che subisce un taglio 8 miliardi, pari al 6% della cifra spesa nel 2021, e di dismettere una gran quantità di armi e sistemi d’arma – i cosiddetti sistemi “old legacy” – il cui aggiornamento e mantenimento è ritenuto troppo costoso. 

Per il nucleare, considerato un’assoluta priorità sia per Biden che per Trump, sono previsti corposi investimenti. Si parla di almeno 27 miliardi di dollari, che dovranno bastare per aggiornare tutti gli elementi della triade: quello sottomarino, con i nuovi sommergibili classe Columbia, quello aereo, con i bombardieri B-21, e quello terrestre, con i fondi stanziati per lo sviluppo del progetto Ground Based Strategic Deterrent e del progetto Long Range Standoff Weapon

I programmi delle forze armate

Se si eccettua la neonata US Space Force, il cui budget passa dai 15,2 miliardi del 2021 a 17,4 miliardi, nessuna forza armata vede un sostanziale incremento dei fondi messi a sua disposizione dal Dipartimento. 

Il Dipartimento della Marina, che comprende US Navy e US Marine Corps, ingloba la fetta più corposa del budget. Nel 2022 Biden propone di affidargli 211,7 miliardi di dollari, contro i 207,9 miliardi del 2021, il che, con gli attuali valori di inflazione, corrisponde a una riduzione del 2,2%. La US Navy riceve 163,8 miliardi, una cifra in linea con quella ricevuta nell’anno attualmente in corso, mentre il Corpo dei Marines vede i propri fondi passare da 45 miliardi a 47,8 miliardi. Gli ammiragli americani intendono porre un freno all’ampliamento della flotta, tanto auspicato dall’ex Segretario della Difesa, Mark Esper, il quale aveva elaborato un piano di crescita della Marina che l’avrebbe portata a raggiungere 400 unità navali entro il 2045. Le priorità della flotta, ha spiegato il Contrammiraglio John Gumbleton, Vice Assistente Segretario alla Marina per il budget, sono gli investimenti nel programma dei sottomarini classe Columbia, fondamentali per garantire agli Stati Uniti la triade nucleare efficace, il progetto Overmatch, che costituisce la declinazione navale della rete JADC2, e la prontezza delle forze. Quest’ultimo elemento sembra aver assunto un’importanza fondamentale nel budget proposto da Biden. Ecco perché la Marina, oltre ai fondi per la Ricerca e lo Sviluppo, aumenta la spesa per le operazioni e il mantenimento della flotta. Le risorse aggiuntive vengono trovate limitando la costruzione di nuove navi: nel 2022 i cantieri navali americani avvieranno la costruzione di sole 8 unità, tra cui una fregata classe Constellation realizzata da Fincantieri Marinette Group, la filiale del gruppo italiano negli Stati Uniti. Di questi otto nuovi vascelli, ben due sono unità sottomarine, a conferma della centralità di questo settore nella lotta contro la Cina. 

Per l’US Air Force Biden propone di stanziare 156,3 miliardi di dollari, una cifra in decremento del 2,4% rispetto al 2021 con gli attuali valori di inflazione. In maniera molto simile a quanto fatto dalla US Navy, l’USAF investe soprattutto nel settore R&D e nella prontezza delle forze. Per reperire questi fondi, l’aviazione americana intende tagliare notevolmente le ore di volo e, soprattutto, ridurre fortemente le dimensioni della flotta, dismettendo circa 200 velivoli tra A-10 Thunderbolt II, C-130 in diverse varianti, F-15 C/D, F-16 C/D e alcuni tanker KC-135 e KC-10. L’unico velivolo che non subirà riduzioni, ma anzi verrà aggiornato, sarà il bombardiere B-52, che con questi interventi potrebbe arrivare a compiere cento anni di servizio. La maggior parte dei fondi destinati alla ricerca e allo sviluppo riguardano, in questo caso, la tecnologia ipersonica e il nuovo sistema aereo di sesta generazione, il Next Generation Air Dominance

L’Army riceve 173 miliardi di dollari, in netta riduzione rispetto ai 176,6 del 2021. Con l’inflazione al 4%, questo valore indicherebbe una riduzione reale del 6%. I tagli più significativi sono nel settore del procurement e, solamente in questo caso, della ricerca e dello sviluppo. La diminuzione dei fondi nella ricerca è dovuta soprattutto al fatto che molte tecnologie fondamentali per l’Esercito, come le armi ipersoniche, sono sviluppate da altre forze armate. I programmi di modernizzazione dell’Army, i famosi Big SixLong Range Precision Fires, Next-Generation Combat Vehicle, Future Vertical Lift, Air-and-Missile Defense, Soldier Lethality e Network – ricevono infatti i fondi necessari per la loro prosecuzione. Il Generale Mark Milley, ex Capo di Stato Maggiore dell’Esercito e attualmente Capo dello Stato Maggiore Congiunto, ha chiarito come, al contrario di quanto si possa pensare, è errato pensare che l’Army sia stata individuata come la forza armata che dovrà sostenere i tagli più consistenti. In effetti, occorre notare che quello del 2022 sarà il primo budget della difesa che ingloberà al suo interno i fondi OCO (Overseas Contingency Operations), quelli cioè riservati al finanziamento delle operazioni militari all’estero, che vengono ora ripartiti tra le varie forze armate. Ebbene, la fine dell’impegno in Afghanistan e la riduzione di quello in Iraq permetteranno al Dipartimento di risparmiare diversi miliardi di dollari, almeno tre, il che implica un notevole assottigliamento soprattutto del budget dell’Army, la forza armata maggiormente impegnata in Medio Oriente. 

Infine, l’US Space Force. Come è già accennato, i fondi assegnati alla neonata forza armata spaziale, anche tenendo conto di un’inflazione al 4%, rappresentano un incremento reale del 7%. L’aumento delle risorse assegnate alla forza spaziale è dovuto ad alcuni importanti investimenti in nuove capacità – 2 satelliti GPS III e cinque nuovi lanciatori spaziali – e al trasferimento di importanti fondi per lo spazio che rientravano prima in altre forze armate. Anche gli organici della US Space Force aumenteranno, con l’ammissione in servizio di circa 2.000 Guardiani – così vengono chiamati i membri della neonata forza armata. A fronte di una netta diminuzione delle risorse per tutte le altre forze armate, il forte aumento dei fondi allocati a questa forza nel budget della difesa per il 2022 conferma, dunque, l’importanza attribuita dalla nuova amministrazione a questa componente, soprattutto in ottica anticinese.

Il budget proposto da Biden appare sostanzialmente in linea con quello avanzato da Trump per il 2021: focus sulla Cina, priorità al nucleare e alla ricerca tecnologica, taglio dei sistemi old legacy. Anche l’entità dei fondi stanziati è sostanzialmente in linea con quella del 2021, dato che, senza considerare l’inflazione, il budget appare “piatto”. L’amministrazione Biden non ha incluso nel budget le proiezioni per gli anni futuri, i Future Years Defense Program, il che contribuisce a pensare a quello appena pubblicato come a una soluzione temporanea, in attesa di una più larga Global Posture Review e di una nuova National Security Strategy. Insomma, tutto lascia pensare che le scelte più rilevanti della nuova amministrazione americana in termini di politica militare debbano ancora essere concepite, prima ancora che implementate. Per poterle vedere, occorrerà aspettare il budget per l’anno fiscale 2023. 

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