La posizione internazionale dell’Azerbaigian dopo le elezioni del 9 ottobre
Nelle recenti elezioni, l’Azerbaijan ha scelto di confermare al potere il figlio del vecchio leader del Partito Comunista Aliyev, riuscendo in tal modo a mantenersi equidistante da Russia ed Europa, ed evitando una scelta difficile da un punto di vista diplomatico. Ilham Aliyev è subentrato alla guida del Paese caspico dopo la morte di suo padre Heyder nel 2003 ed in seguito all’apertura del famoso oleodotto Baku-Tbilisi-Ceyhan nel 2005, l’economia azera è cresciuta a ritmi superiori a quelli di qualsiasi altro Paese al mondo tra il 2005 ed il 2007. L’oleodotto, al centro di un lungo braccio di ferro tra l’Occidente e la Russia, è infine entrato in funzione consentendo ai Paesi attraversati di ottenere importanti guadagni.  

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Nel Caucaso si registra attualmente quindi una sorta di equilibrio con l’Armenia più vicina alla Russia, la Georgia più legata all’Occidente ed appunto l’Azerbaijan che riesce a mantenersi “neutrale” tra i due maggiori players dell’area caucasica, cruciale da un punto di vista strategico ed energetico. Consapevole delle difficoltà sperimentate dalla Turchia, Aliyev non ha intenzione per il momento di affrettarsi a ricercare una partnership con l’UE ma neanche di aderire all’unione doganale promossa dalla Russia e che nelle intenzioni di Mosca dovrebbe includere Ucraina, Moldavia, Georgia, le quali tuttavia hanno finora rifiutato tale prospettiva. L’Armenia invece, opposta all’Azerbaijan per l’enclave del Nagorno-Karabakh ha accettato le proposte del Cremlino, dando così anche uno “schiaffo” alle politiche di vicinato europee.

Alcuni osservatori però, sostengono che i legami con la Russia siano più stretti di quanto si pensi, soprattutto per il ruolo avuto da Mosca nella rielezione di Aliyev e nell’instaurazione de facto di un regime dinastico. Il presidente azero infatti può essere rieletto a vita secondo le recenti modifiche costituzionali approvate. Come già ricordato ad ogni modo, un peso decisivo nel frenare i rapporti russo-azeri, è rivestito ancora dalla questione territoriale del Nagorno-Karabakh, in cui Mosca sostiene le istanze armene. A causa di quel conflitto, durato dal gennaio 1992 al maggio del 1994, più di un milione di azeri sono diventati rifugiati e le forze armene presidiano attualmente l’area contesa.

Nonostante le accuse occidentali di brogli e di aver messo le briglie all’opposizione, il Presidente azero è riuscito a confermarsi al potere e a mantenere proficui rapporti di affari con l’Occidente, assai interessato alle enormi risorse di idrocarburi a disposizione di Baku. Il Paese sta infatti accumulando grandi ricchezze provenienti dalla vendita di petrolio e gas ed i proventi economici cominciano ad essere redistribuiti, aumentando il favore da parte dell’opinione pubblica.

Appare abbastanza evidente che l’Unione Europea avrà davvero poche chances di attrarre nella sua orbita Paesi che sfruttano pragmaticamente i loro asset, rinunciando magari ad una maggiore democraticità dei loro regimi, come dimostrato dalla scelta armena e dall’atteggiamento spregiudicato di Baku. Si tratta di un elemento indubbiamente negativo per la capacità di attrazione dell’UE in quest’area, nonostante i notevoli sforzi profusi nella politica di vicinato di Bruxelles. In un’epoca di grandi rivolgimenti geopolitici tuttavia, diventa sempre più probabile che ogni Paese ridisegni rapidamente le proprie priorità strategiche e diplomatiche, a seconda delle circostanze imprevedibili che via via si presentano.

L’UE alle prese con la grave crisi economica, non ha il peso necessario per imporsi come polo di attrazione per questi Paesi, ed in particolare per l’Azerbaijan consapevole delle sue prerogative e rilevanza economica.