La politica russa nei Balcani Occidentali

Gli storici legami tra Russia e popolazioni balcaniche sono sopravvissute al crollo dell’Unione Sovietica, al disfacimento della Yugoslavia e dei regimi comunisti dell’Europa dell’est. L’elaborato si propone di ripercorrere i motivi che hanno portato la Russia ad essere presente in questo teatro e analizzarne l’attuale linea politica.

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La presenza russa nei Balcani Occidentali

La presenza russa nei Balcani è diventata una costante, benedetta anche dall’intesa con la Chiesa Ortodossa da quando, nel 1774, con il Trattato di Kuchuk Kainardji Caterina II ottenne dall’Impero Ottomano il diritto di rappresentare i popoli cristiani. Cento anni dopo, nel 1878, con il Trattato di Santo Stefano, il ruolo protettivo della Russia veniva esteso anche alla Serbia e al Montenegro, tanto da farla intervenire nella Prima guerra mondiale proprio in difesa dei serbi. Nonostante il temporaneo raffreddamento dei rapporti nel primo dopoguerra a seguito della Rivoluzione di Ottobre e la creazione del Regno dei Serbi Croati e Sloveni, l’instaurazione di regimi comunisti, ancorché non filorussi, dopo la Seconda Guerra Mondiale, ha riportato i Balcani molto vicino a Mosca. Non c’è quindi da stupirsi che, dall’alfabeto alla bandiera, i legami tra la Russia e i popoli slavi ortodossi balcanici continuino ad essere molto stretti. Anche alla fine dell’intervento militare in Kosovo, la Russia non ha rinunciato al proprio ruolo di protettrice delle popolazioni ortodosse, arrivando a Pristina con i propri paracadutisti prima delle truppe Nato. Nonostante l’avvicinamento all’Unione Europea e al Patto Atlantico delle repubbliche nate sulle ceneri della Jugoslavia, i rapporti diplomatici, economici, militari hanno sempre continuato ad essere molto forti.

I Balcani Occidentali nella politica russa odierna

In generale gli interessi strategici russi possono essere così sintetizzati:

  1. impegno all’estero per mantenere la stabilità e il potere interno;
  2. conservazione dell’influenza russa nell’area ex sovietica;
  3. mantenimento della Russia come attore globale.

Anche nei Balcani il Cremlino si rifà a questa strategia, puntando ad essere una forza determinante, al pari di altre potenze europee. Questo disegno si scontra con il peso della Nato, soprattutto dopo l’entrata nell’alleanza 2017 di Albania, Croazia e Montenegro, e la richiesta di adesione della Macedonia del Nord, rinforzato dalla stabile presenza della KFOR in Kosovo. La partnership dei paesi dell’area con l’UE, inoltre, è rafforzata la politica migratoria e i rapporti commerciali sempre più stretti, mentre le alternative militari ed economiche che la Russia può offrire con il CSTO e l’EEU non appaiono altrettanto interessanti.

Dato questo quadro generale, la politica russa utilizza un ampio spettro di strumenti per ritagliarsi un proprio spazio, che contemplano il supporto fornito a frange violente ed estremiste antieuropee (coercion), l’alleanza con esponenti ortodossi locali (co-optation) e l’utilizzo di campagne di informazione per influenzare l’opinione pubblica (subversion).

In aggiunta Mosca si spende a livello diplomatico per supportare le posizioni serbe contro l’indipendenza del Kosovo, dal 2013 ha raggiunto un accordo per formare le Forze Armate serbe, oltre ad armarle donando aerei, carri armati e autoblindo, ed è attiva nell’assistenza umanitaria. Anche la presenza economica è significativa, in particolare nel settore oil & gas, ma anche turistico e bancario, sia attraverso investimenti privati che delle principali aziende statali russe. L’influenza negli affari interni di questi paesi viene esercitata anche attraverso l’appoggio a posizioni polarizzanti in grado di suscitare divisioni e instabilità e il supporto a organizzazioni civiche e sportive alle quali vengono date sponsorizzazioni. La sfera sociale è influenzata anche dallo stretto legame tra la chiesa serba e quella russa, in grado di esercitare un significativo soft power, e infine, con una presenza mediatica che esalta le posizioni russe e la fratellanza con le popolazioni serbe.


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Conclusioni

In definitiva la politica russa nei Balcani occidentali fa leva sugli storici legami con le popolazioni ortodosse, in particolare di etnia serba, attraverso l’utilizzo di diversi strumenti di influenza, ma senza interventi militari diretti e, quindi, anche con costi economici relativamente limitati. La strumentalità delle posizioni e delle attività di Mosca è volta a creare instabilità con il fine di essere coinvolta nella risoluzione dei problemi creati e quindi mantenere il proprio peso nella regione. Tra i potenziali sviluppi in questo quadrante appare particolarmente suggestiva ed inquietante l’opinione secondo cui la crisi ucraina ha ricostituito il legame tra gli eventi nella regione del Mar Nero e nei Balcani, fondendo le due regioni in un complesso di sicurezza, che rimarrà vulnerabile agli shock provenienti dalle regioni adiacenti o dal più ampio contesto dell’interazione russo-occidentale.