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TematicheItaliaLa partnership tra Italia e Arabia Saudita diventa strategica

La partnership tra Italia e Arabia Saudita diventa strategica

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È il tempo l’unica unità di misura dell’amicizia. Quest’anno ricorrono i 90 anni delle relazioni italo-saudite, ed è tempo di raccolta dei frutti maturi di un così duraturo rapporto.

L’articolo è stato pubblicato originariamente su The Watcher Post.

Ieri (lunedì 4 settembre, ndr) a Milano durante la prima edizione del Forum italo-saudita sugli investimenti è stata posta una pietra importante nella costruzione di una vera e propria partnership strategica a tutto tondo tra i due paesi. È stato siglato un Memorandum of Understanding tra il nostro Ministero delle Imprese e del Made in Italy guidato da Adolfo Urso e il Ministero degli Investimenti dell’Arabia Saudita, guidato dal ministro Khalid Al-Falih. Lato saudita al Forum hanno partecipato il Principe Faisal bin Salman bin Abdulaziz Al Saud, Ambasciatore dell’Arabia Saudita in Italia, e il responsabile dei rapporti con gli investitori del governo saudita, Badr Al Badr. L’Arabia Saudita ha annunciato un piano di investimenti diretti a livello globale da mille miliardi di $. Lato Italia col ministro Urso hanno partecipato il viceministro Valentino Valentini e il sindaco di Milano, Giuseppe Sala. Eccezionale la partecipazione delle imprese al Forum: ben 1300 di cui 500 in presenza, tra cui 150 saudite. Tra le italiane molti big player: Eni, Enel, Leonardo, Cdp, Invimit, Snam, Saipem, Ansaldo Energia, Ita, Unicredit, Intesa Sanpaolo, Maire, Pirelli, WeBuild.

I commenti di Urso e Osnato

«Ci sono già 20 accordi firmati, e tornerò a Riyadh». Così a caldo il ministro Adolfo Urso al Forum. Che poi spiega: «Abbiamo lavorato da subito per aprire l’Italia a investitori stranieri». Poi dettaglia: «Con questo Forum che si terrà anche in Arabia Saudita si passa da partnership commerciale a tecnologica e industriale, con l’ipotesi di importanti investimenti di imprese saudite nel nostro paese. Faremo un salto significativo: noi per loro saremo nella piattaforma industriale e commerciale in Europa, così come loro diventeranno sempre più piattaforma produttiva e commerciale per imprese italiane nel grande Medio Oriente. Arabia Saudita e Italia potranno con le loro imprese partecipare alla stabilità e allo sviluppo della sponda Sud del Mediterraneo e di quello dell’Africa, a cominciare dal Corno d’Africa».

Il presidente del gruppo interparlamentare di amicizia Italia-Arabia Saudita, Marco Osnato: «Piena soddisfazione per la firma del Memorandum of Understanding tra Roma e Riyadh. Faciliterà la cooperazione economica in un momento di grande dinamismo economico e commerciale del Regno. L’Italia non può non essere partner attivo di una realtà economica, energetica, infrastrutturale come quella saudita anche in settori strategici, soprattutto in considerazione delle implicazioni che la crescita di Riyadh porta per la più vasta regione del Mediterraneo allargato, penso ad esempio al Nord Africa. Accolgo con piacere gli sforzi del governo italiano, rappresentato oggi dal ministro Urso, nel consolidare la presenza italiana in questa regione e la partnership con l’Arabia Saudita».

I dettagli dei primi accordi commerciali

Il protocollo punta a sostenere il dialogo tra le Istituzioni e le imprese interessate alla promozione degli investimenti tra i due paesi e a incoraggiare la cooperazione negli investimenti diretti, sostenendo gli investitori in tutte le fasi dei progetti. Con i primi 20 accordi frutto del Forum, il ministro Urso ha stimato in “qualche miliardo” i primi investimenti diretti sauditi in Italia. E ci sarebbe anche la possibilità che il Pif (fondo d’investimento saudita) entri nel Fondo Strategico per il made in Italy, che il governo Meloni sta creando e in fase di ultimazione prima del lancio effettivo. ”Ho registrato un forte interesse e personalmente sono abbastanza ottimista” sull’investimento dell’Arabia Saudita nel fondo strategico del Made in Italy”, spiega Valentino Valentini. ”Non sono stati fissati ancora tempi. Prima dobbiamo costituire il fondo, una volta definito si potrà prevedere anche una partecipazione da parte dell’Arabia Saudita, che ha espresso interesse. Una loro partecipazione ritengo che sia positiva, un’espressione di fiducia nei confronti del nostro Paese” e che faccia ”parte delle iniziative di Paesi che hanno fondi sovrani con grande capienza. Ma soprattutto dimostra la volontà dell’Italia di aprire i propri capitali in un mondo che è sempre più globalizzato, nel quale dobbiamo essere in grado di recuperare risorse necessarie per far andare avanti il nostro Paese e la nostra industria”.

Questi gli accordi chiusi ieri: il colosso energetico saudita Acwa Power ne ha siglati sei su idrogeno verde e desalinizzazione dell’acqua. Con Eni, Rina, A2a, Italmach, Chemicals, De Nora e Confindustria. Tre accordi sul trattamento delle acque e dei rifiuti riguardano la National Water Company saudita con Plastitalia, Sab e Valvosanitaria Bugatti. Sui lubrificanti sostenibili è stata siglata un’intesa tra Bin-Shihon Group ed Eni. Nella chimica Al Jazira Water Treatment Chemicals ha chiuso un accordo con Ncr. Lo stesso hanno fatto nel settore sport Leejham e Technogym e nella manifattura Valvosider e Vogt Valves con Isg e Bahra Electric con Continuus-Properzi. Nelle costruzioni il contractor Bin Samman si è accordato con Rizzani De Eccher, mentre Alkholi Holding con Cipriani. Nell’ingegneria Alrabiah Consulting collabora con lo Studio Martini. E nella sanità InterHealth lo farà con Rekeep.

L’Italia si è candidata seriamente a rappresentare uno degli interlocutori europei più privilegiati per l’Arabia Saudita. E la sensazione è che presto la partnership italo-saudita potrebbe salire ancora di livello: quello strategico.

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