La pandemia blocca il processo costituzionale cileno

Il rapido aumento di casi di COVID-19 in Cile ha indotto il Governo di centrodestra guidato da Sebastian Piñera a rinviare il Referendum Costituzionale che si sarebbe dovuto tenere il prossimo 26 aprile. La consultazione popolare è frutto delle proteste antigovernative iniziate lo scorso ottobre, dopo l’approvazione di una legge che aumentava il prezzo del biglietto della metropolitana della capitale cilena. 

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L’evoluzione del coronavirus, che sta mettendo in ginocchio Europa e Stati Uniti, non sta risparmiando nemmeno i Paesi dell’America Latina. Il numero dei contagi ha superato quota 60.000, con oltre 2600 vittime. La situazione più difficile è quella del Brasile che, nonostante le iniziali dichiarazioni tranquillizzanti del Presidente Bolsonaro, guida la triste classifica dei contagi con 22.318 casi1.  

Tra le realtà più colpite rientra anche il Cile, terzo per numero di contagi, e attualmente fermo a 7.213 positivi e 80 vittime. L’aumento repentino dei casi registrato nelle ultime settimane, secondo il Governo, sarebbe legato all’attivazione di numerosi nuovi laboratori decentralizzati in grado di analizzare i tamponi. Il Presidente Sebastian Piñera ha affermato che il picco della curva dei contagi nel suo Paese dovrebbe essere raggiunto tra la fine di aprile e i primi giorni di maggio. 

L’espansione del virus ha indotto il Governo a decretare lo stato di catastrofe, blindando il paese per tre mesi e affidando la gestione dell’ordine pubblico alle Forze Armate. Tali misure, attive dal 19 marzo, “…permetteranno, tra le altre cose, di proteggere la catena logistica e il trasferimento di presidi medici; di garantire, da parte della produzione e della distribuzione, la normale fornitura alla popolazione; di proteggere, e proteggere meglio, le frontiere”.  

Per questa emergenza sanitaria il Governo ha deciso, inoltre, di stanziare un pacchetto di aiuti di 11,7 miliardi di dollari (pari al 4,7% del PIL cileno), definito come utile a “rafforzare le capacità del Paese di affrontare l’emergenza a livello sanitario, sociale e produttivo”.  Il piano, come specificato dal Ministro delle Finanze Ignacio Briones, servirà ovviamente a supportare il settore sanitario, dando però sostegno anche all’economia nazionale, scongiurando l’ipotesi di uno shock recessivo. Tra le aree di intervento presentate dal Ministro sono presenti “la protezione dei posti di lavoro, l’iniezione di liquidità alle imprese, in particolare alle PMI, e il sostegno ai salari dei cileni più vulnerabili”. 

Per evitare assembramenti durante il voto e ridurre il contagio, il Parlamento ha deciso di posticipare il Referendum Costituzionale, inizialmente indetto per il 26 aprile, con il quale i cittadini avrebbero dovuto scegliere se introdurre una nuova Costituzione e, eventualmente, definire le modalità di formazione dell’Assemblea costituente. Riguardo a quest’ultimo nodo, le possibilità prospettate sarebbero due: eleggere un’assemblea composta da membri specificamente eletti, oppure un’assemblea con membri per metà eletti dai cittadini e per metà scelti dal Parlamento. La data prevista dovrebbe essere quella del 25 ottobre e le stesse opposizioni si sono dette favorevoli al rinvio; il Presidente del Partito Socialista, Alvaro Elizalde, infatti ha dichiarato che “la salute dei cileni è la nostra priorità. Stiamo affrontando una crisi che richiede di agire in modo responsabile”. 

La consultazione popolare è il risultato della grave crisi politica e sociale che ha colpito il Cile a partire da ottobre 2019. Ad innescare le proteste contro il Governo era stata l’approvazione di una legge che stabiliva un rialzo del prezzo dei biglietti della metropolitana della capitale cilena. Dopo una fase iniziale di proteste pacifiche la situazione è degenerata, tanto che per placare la rivolta il Governo ha deciso di mobilitare l’esercito. L’obiezione nei confronti dell’inasprimento dei prezzi dei mezzi pubblici è sfociata rapidamente in richieste di altri tipi come l’elaborazione di una nuova Costituzione, in sostituzione di quella ereditata dal regime di Augusto Pinochet e ancora in vigore2, un migliore accesso al servizio sanitario e all’istruzione e l’abbandono di un sistema economico di stampo neoliberista. Una tregua alle proteste antigovernative è stata trovata solo nel mese di novembre attraverso il cosiddetto “Accordo per la pace e una nuova Costituzione”, con il quale le forze di maggioranza e opposizione hanno programmato il Referendum. 

Attualmente non è possibile sapere quali saranno i prossimi passi del processo costituzionale cileno; molto dipenderà dall’evoluzione del nuovo coronavirus nel Paese e nella regione latino-americana. Di certo, il Cile ha intrapreso una strada ben definita e sarà molto difficile poter tornare indietro.