La Nuova Via della seta, il Pakistan e l’India

Le luci puntate sul palcoscenico dell’incontro sulla One Belt One Road tenutosi in Cina dal 12 al 14 maggio hanno rivelato una situazione interessante dal punto di vista della cooperazione e del coinvolgimento nel progetto ma anche delle defezioni. L’iniziativa ha visto lo spiccato interesse di numerosi paesi europei, fra i quali l’Italia, che punta al progetto per la possibilità di investimenti sui suoi porti, oltre che della Russia, ma la significativa defezione dell’India. Da parte dell’Unione Europea invece sono stati fatti rilievi sulla mancanza di assicurazione riguardante la sostenibilità ambientale del progetto.

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E’ noto come Pechino si sia preoccupata della creazione di una infrastruttura finanziaria in grado di sostenere il piano economico che sostiene l’impresa. Il costo generale che ha prospettato all’ultima riunione il Presidente Xi Jinping è di circa 125 miliardi di dollari e verrà in gran parte finanziato dall’AIIB, la Banca asiatica per gli investimenti in infrastrutture. La Banca, costituita con gli sforzi di vari stati concorrenti, fra cui vari stati europei, è già il contraltare degli strumenti finanziari internazionali per l’Asia. Non è un caso che la costituzione della grande struttura finanziaria sia andata di pari passo con alcuni test sostenuti dalla moneta cinese (RMB-Renminbi), ad esempio nell’estate del 2015 la svalutazione concorrenziale della moneta cinese è avvenuta in corrispondenza dell’accordo per la costituzione dell’organismo finanziario. La svalutazione della moneta, promossa e controllata dalla Banca Centrale Cinese servì anche ad alleggerire il peso degli investimenti di base (che erano appunto in moneta cinese), rendendo più appetibile la partecipazione ai paesi stranieri. La AIIB è  insomma stata un grande successo finanziario dell’Era Xi.

La forza del progetto OneBeltOne Road affonda le sue radici nella grande struttura di sostegno e nella entusiasta partecipazione internazionale, specialmente in Asia, che la realizzazione di infrastrutture tramite IDE sta riscuotendo. A tal proposito basta citare la commistione del Pakistan nella realizzazione del China-Pakistan EconomicCorridor(CPEC) che fungerà da collegamento fra la Nuova Via della Seta terrestre e la rotta navale che costituiranno la OBOR. Il CPEC frutterà ad Islamabad investimenti per oltre 62 miliardi di dollari.Ad esempio il porto di Gwadar, costruito con enormi sforzi capitali cinesi in territorio pakistano è il simbolo della rafforzata alleanza fra i due paesi e sarà il nodo fondamentale del CPEC. Ma oltre allo snodo navale è importantissima l’infrastruttura che la Cina andrà a realizzare su tutto il territorio seguendo la rotta del traffico. Proprio la concentrazione sul livello infrastrutturale è la forza del progetto, infatti gli investimenti sul territorio sono il miglior premio per i paesi che si avvicinano all’OBOR.

Resta da vedere quale sarà la gestione effettiva della Cina, e si dovrà valutare attentamente l’impatto ambientale e sociale della manovra di investimenti. Non è un caso che le maggiori riserve dell’Unione Europea sono state proprio relative alla sostenibilità ambientale e sociale.[1] Infatti se l’iniziativa di base sembra essere un passo positivo ed inclusivo verso una liberalizzazione dei mercati, gli stati dell’Unione, in particolare la Germania, rimangono dubbiosi riguardo all’impostazione eccessivamente sviluppista di Pechino e alla carenza di rassicurazioni riguardanti l’armonizzazione alle politiche ambientali europee dell’intero progetto. Germania, Francia e Gran Bretagna hanno anche declinato la firma del comunicato congiunto alla conclusione del summit per la carenza di specifiche rassicurazioni sulla sostenibilità.

Un caso differente e più spiccatamente critico è rappresentato dall’India del conservatore Narendra Modi che si è rifiutata di prendere parte al convegno pur essendo stata invitata. Le ragioni di Nuova Delhi sono ufficialmente un interessamento di secondo piano ai progetti, oltre che un atto di coerente dissenso per la disputa sul territorio del Kashmir. Un tratto del CPEC e di strutture ad esso concorrenti transiteranno infatti sulla parte pakistana del territorio ancora conteso tra Islamabad e Nuova Delhi. Seppure l’atteggiamento indiano sia coerente avrà sicuramente due effetti collaterali: l’isolamento dell’India da un progetto economico e finanziario di importanza mondiale, non concorrere alla stabilità geopolitica dell’Area asiatica che la vede come un tassello fondamentale. L’analisi fondamentale che deve essere fatta è che l’India rappresenta la seconda potenza asiatica e che un equilibrio che prescinda da Nuova Delhi per il panorama asiatico nella sua interezza è pressoché chimerico.

L’India ha un enorme peso economico e soprattutto è security provider dell’Asia centro meridionale e soprattutto dello snodo fondamentale Oceano Pacifico-Oceano Indiano. L’irrigidimento della posizione di Narendra Modi, causato con ogni probabilità da equilibri lobbistici interni dovuti alla forte immagine internazionale che il Baratyia Janata Party(partito conservatore) necessita per legittimarsi, non potrà che portare a ulteriori frizioni con le élites di Pechino. Le frizioni tra India e Cina avranno effetti negativi per ambedue le parti, benché la Cina dichiari che il progetto avrà un normale corso anche senza la presenza del governo indiano, la defezione di Delhi avrà un peso negativo sulla cornice di sicurezza e supporto economico necessaria.

Francesco Valacchi, è Dottorando in geopolitica dell’Università di Pisa e ufficiale in servizio dell’Esercito Italiano. Le sue riflessioni e opinioni sono completamente indipendenti dalla linea di pensiero della Forza Armata.