La “nuova” geopolitica dello spazio

Lo Spazio cosmico sta diventando un ambiente (o dominio, come la NATO ha iniziato a definirlo) che cattura l’interesse delle maggiori potenze mondiali. Per cui, oggi possiamo parlare di una vera a propria “Geopolitica dello Spazio” che si occupa di studiare gli scenari attuali ma soprattutto quelli futuri. Fin dagli albori, i protagonisti della cosiddetta “corsa allo Spazio” sono stati gli USA e l’ex Unione Sovietica ma lo scenario internazionale in ambito spaziale sta cambiando.

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Gli attori della corsa allo Spazio nel XXI secolo 

L’attuale contesa internazionale nella corsa allo Spazio vede, tra gli attori coinvolti, Russia e Stati Uniti i quali restano forti, mantenendo la posizione guadagnata durante la prima corsa. Gli USA, oggettivamente, hanno una superiorità economica che gli permette di portare avanti con successo le varie missioni spaziali. La Russia resta forte a livello militare ma purtroppo non possiede un’industria manifatturiera come quella statunitense, cinese e europea, e questo la spinge sempre di più a stringere alleanze con altri Paesi, in primis la Cina. Il fattore che accomuna entrambe le potenze è il bisogno (o il timore) di interfacciarsi sempre di più con nuovi Stati che fanno capolino nello scenario spaziale.

Tra questi troviamo la Cina, la quale realizza, indubbiamente, dei programmi spaziali ambiziosi e di successo, dimostrato anche (e non solo) dalla programmazione di missioni spaziali che prevedono l’allunaggio di Taikonauti entro la fine del prossimo decennio e dalla missione che, per primi, gli ha permesso di stabilire un collegamento con la faccia oscura della Luna. 

Quello che gli osservatori si domandano è se la crescita economica di Pechino svanisca facilmente o se possa essere considerata come la vera nuova “antagonista” degli Stati Uniti, così come lo era l’URSS durante la Guerra Fredda.

Quello che appare evidente è che Pechino ce la sta mettendo tutta nello sfidare la supremazia statunitense ma per ora si trova ancora in una situazione di svantaggio, e lo sarà ancora per molto? Stando a dati recenti, gli USA hanno in orbita circa 1.300 satelliti, la Cina ne ha poco più di 400. 

In tale contesto, merita un focus particolare la recente alleanza tra Cina e Russia, i quali Stati hanno accettato di collaborare per la missione lunare, incluso lo stabilimento di una stazione di ricerca in orbita o sulla superficie della Luna, firmando un Memorandum of Understanding all’inizio di marzo. I due Paesi non hanno espresso i dettagli del loro progetto congiunto ma hanno semplicemente concordato “di usare le loro esperienze pregresse nella ricerca scientifica e lo sviluppo dello Spazio e l’uso dell’apparecchiatura spaziale e la tecnologia per formulare congiuntamente una route map per la costruzione della stazione di ricerca scientifica lunare internazionale”. Con la Russia dalla sua parte, la Cina potrebbe adesso attingere in altri Paesi attraverso Asia, Africa e America Latina, stabilendo un programma parallelo a quello americano per lo sviluppo lunare, e la Russia, da parte sua, probabilmente sfrutterà tale collaborazione per mantenere un potere strategico contro gli USA. Appare, tuttavia, evidente che la Russia è la parte debole di tale alleanza, per quanto tempo vorrà giocare questo ruolo? Cosa provocherà, a livello geopolitico, tale intesa? Occorre tener ben chiaro che la firma di tale Memorandum non significa che tutto quanto riportato al suo interno avverrà con certezza, né tantomeno che in futuro ci saranno degli accordi tra le due nazioni. Potrebbe (perché no) accadere che i due Paesi continuino la propria collaborazione spostando l’interesse però sulla costruzione e messa in orbita di semplici satelliti piuttosto che sulla stazione lunare. Staremo a vedere.

Con riferimento all’Europa, invece, Marcello Spagnulo, autore del libro “Geopolitica dell’esplorazione spaziale”, afferma che si sta materializzando un’ambigua contraddizione di un continente nano politicamente e gigante economicamente, il quale rischia un progressivo declino. I Paesi più attivi nel settore spaziale, nel contesto europeo, sono Francia, Germania e Italia (la quale gode di una tecnologia spaziale all’avanguardia). Uno dei problemi dell’Europa nel settore Spazio è l’assenza di una politica unitaria tra i Paesi europei e ciò provoca, appunto, maggiore debolezza e vulnerabilità. Ciononostante, l’UE ha tutte le carte in regola per concorrere al “dominio” dello Spazio insieme a USA e Cina e deve far capire al mondo intero che non è assolutamente disposta ad accettare alcun ruolo secondario.

Fuori dal contesto europeo – oltre la Cina – India, Giappone, Israele e Emirati Arabi Uniti stanno mostrando un notevole interesse nell’industria spaziale, nella quale stanno investendo molto. 

Nello specifico, il Giappone sta rafforzando le sue politiche spaziali e questo potrebbe essere considerato come uno dei sentori che annunciano un possibile confronto futuro con gli USA.

L’India, continua a caratterizzarsi per i suoi programmi a carattere militare ma, l’Agenzia Nazionale Indiana per la ricerca spaziale (ISRO), che investe molto in lanciatori e satelliti, ha manifestato interesse per future centrali solari nello Spazio. Potrebbe quindi l’India, in un futuro prossimo, essere tra le prime nazioni a sperimentare nuove tecniche di produzione di energia in orbita?

Infine, gli Emirati Arabi Uniti hanno dimostrato le loro potenzialità e ambizioni scientifiche soprattutto con il recente lancio, avvenuto con successo, della sonda in orbita di Marte “Al-Amal” (Speranza) la quale ne sonderà l’atmosfera, rivelandone le caratteristiche particolari delle diverse aree. 

I privati: i veri protagonisti?

Una delle novità più rilevanti dell’attuale corsa allo Spazio è l’entrata di scena di soggetti privati, come ad esempio la Space X di Elon Musk, la Blue Origin di Bezos e la Virgin Galactic di Branson. Queste sono compagnie con l’obbiettivo dello sfruttamento minerario degli asteroidi e progetti modernissimi per la comunicazione satellitare, che mirano a posizionarsi abilmente in un settore che è (e sarà) sempre più competitivo. 

Il settore privato nelle attività spaziali è nato sotto l’amministrazione Obama ed è diventato sempre più centrale nell’ambito spaziale, soprattutto negli Stati Uniti. In particolare, la SpaceX è divenuta, in soli quindici anni, la più rilevante tra le iniziative private a tal punto che anche la NASA si affida ai suoi razzi per il rifornimento cargo della ISS e per trasportare i propri astronauti su di essa. Questo fa ben intendere l’intenzione degli USA di voler sospendere l’acquisto delle Soyuz dai Russi e di finanziare i privati, lanciando nello Spazio astronauti, satelliti, ecc., senza l’aiuto della controparte Russa. 

Scenari

Nello scenario geopolitico attuale quello che appare evidente è che l’avvento dei privati e delle nuove potenze emergenti, Cina fra tutti, ha ridato la spinta agli USA nel rimettersi in gioco (dopo alcuni anni di pausa) nella politica spaziale, cercando di riaffermare la leadership conquistata durante la Guerra Fredda. 

Come seguirà la corsa allo Spazio per gli USA è ancora un punto interrogativo, considerando anche il cambio di presidenza che preannuncia un’inversione nelle politiche spaziali. Tenendo altresì in considerazione il periodo storico nel quale stiamo vivendo, lo Spazio non sembra essere una priorità per l’amministrazione Biden. In ogni caso, lo Statement di luglio 2020 ha lasciato intendere che il nuovo presidente americano concentrerà la sua politica spaziale sul rafforzamento delle missioni che prevedano le osservazioni della Terra. La Luna può quindi aspettare? Sembra di sì. L’allunaggio, previsto dalla NASA nel periodo dell’amministrazione Trump nel 2024, si presume slitterà al 2026 o addirittura al 2028. Insomma, vedremo come agirà Biden per riaffermare la supremazia statunitense e contrastare l’ascesa cinese, sperando che provveda innanzitutto ad aumentare il budget a disposizione della NASA. 

L’attuale corsa allo Spazio è caratterizzata quindi dalla competizione tra Stati, sostituendo sempre più quel carattere collaborativo che l’ha caratterizzata per anni. Sicuramente tale carattere sarà evidente tra gli Stati e i privati: i governi forniranno sempre più sostegno iniziale ai privati nell’esplorazione e quest’ultimi prenderanno in mano lo sfruttamento delle risorse spaziali, creando nuovi ambienti di mercato ed espandendo la presenza umana nello Spazio. Ma tutto questo porterà ad una inevitabile privatizzazione dello Spazio? E dove finiranno le norme contenute nell’OST? Su questo punto ci sarà tanto da dibattere in un futuro molto prossimo.

Nonostante l’ascesa di nuovi attori internazionali sembra che si stia però creando nuovamente un sistema bipolare: gli Stati Uniti con i suoi alleati unificati dagli Artemis Accords e la Russia a la Cina strette dalla recente alleanza. 


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A cosa porterà questo nuovo scenario geopolitico spaziale?

Il futuro di un settore resiliente quale lo Spazio è sicuramente pieno di interrogativi. Probabilmente i prossimi anni vedranno mettere in scena conflitti in orbita tra le varie potenze attuali o probabilmente si creerà un ambiente che guarderà gli Stati collaborare e cooperare a profitto di tutta la Comunità internazionale e per il bene del nostro pianeta. La maggior parte della comunità scientifica sembra tuttavia tendere verso la prima ipotesi.