La Nuova Caledonia vota per rimanere francese

Lo scorso 4 ottobre il territorio d’oltremare francese della Nuova Caledonia, situato nell’Oceano Pacifico sudoccidentale, ha votato su un referendum per ottenere l’indipendenza dalla madrepatria. Gli abitanti dell’isola hanno votato al 53,26 % per il no all’indipendenza dalla Francia, che mantiene così un avamposto centrale nell’Indo-pacifico.

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La Nuova Caledonia respinge il referendum per l’indipendenza

La Nuova Caledonia è diventata una colonia penale francese nel 1853 e fa parte della cosiddetta Francia d’oltremare, che si compone di tutti quei territori rimasti sotto il controllo francese a seguito del processo di decolonizzazione degli anni 60. Attualmente è dotata di un suo statuto speciale che le attribuisce un’autonomia particolarmente ampia. In Nuova Caledonia è numerosa la comunità dei Kanak, abitanti nativi dell’isola che, attraverso il Fronte di Liberazione Kanak e Socialista sostengono la creazione di uno stato indipendente e sovrano. I cittadini di origine Kanak, tuttavia, da qualche anno a questa parte non costituiscono più la maggioranza assoluta degli abitanti, ciò ha sicuramente influenzato l’esito del voto. Un precedente referendum si era tenuto nel novembre 2018, in quella occasione il no all’indipendenza aveva ottenuto il 56,7 % dei consensi. Secondo gli “accordi di Noumea” del 1998, infatti, si sarebbero potuti tenere tre referendum rispettivamente nel 2018, nel 2020 e infine nel 2022. Questi accordi, negoziati dall’allora primo ministro socialista Lionel Jospin, hanno trasferito competenze dalla Francia alla Nuova Caledonia in numerosi settori ad eccezione di quelli della difesa, sicurezza, giustizia e moneta. 

Gli interessi francesi in Nuova Caledonia

La Francia ha interesse a mantenere la Nuova Caledonia sotto il proprio controllo in quanto nell’isola sono presenti un quarto delle riserve mondiali di nichel. Questo metallo ha un valore elevatissimo poiché è un materiale fondamentale per la produzione di acciaio inox e batterie ricaricabili, ragione per cui Parigi non ha nessuna intenzione di rinunciare al business estremamente remunerativo dell’estrazione. La peculiare posizione geografica la Nuova Caledonia consente a Parigi di avere un fondamentale avamposto nell’Oceano Pacifico dove la Francia è storicamente un attore di primo piano nella regione. Su 11 milioni di chilometri quadrati di ZEE (zona economica esclusiva marina), di cui il 93% è situato nella regione dell’indo-pacifico, 1 milione e 740 mila chilometri quadrati sono acque francesi della Nuova Caledonia. Oltre alla Nuova Caledonia sono territori francesi le Isole della Réunion e della Mayotte nell’Oceano Indiano, Wallis e Futuna e la Polinesia francese nell’Oceano Pacifico. In questi territori risiedono 1,5 milioni di francesi e sono presenti circa 8.000 militari. La Nuova Caledonia costituisce quindi un tassello importante nell’ambito del consolidamento della posizione francese in un’area, quella dell’Indo-Pacifico, sempre più centrale dal punto di vista strategico per via del suo dinamismo demografico ed economico. Quest’area è il crocevia delle rotte commerciali e marittime che collegano l’Europa e il Golfo Persico all’Oceano Pacifico, attraversando l’Oceano Indiano e il Sud-Est asiatico. 


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La cooperazione della Francia nell’indo-pacifico

In questo quadro si inserisce un rinnovato impegno di Macron per rafforzare la presenza militare e i partenariati strategici con i paesi dell’area. Durante gli ultimi mesi Australia, India e Francia hanno intensificato la loro interlocuzione in un quadro di relazioni trilaterali volte al rafforzamento della cooperazione militare in materia di sicurezza marittima nella regione, dove la Cina appare sempre più minacciosa e aggressiva. Più volte Macron ha indicato come la cooperazione con le potenze dell’area in funzione anti cinese sia un obiettivo necessario, in quanto le capacità individuali di questi paesi sono insufficienti a proteggere i loro interessi in materia di sicurezza. La Francia ha quindi numerose ragioni per voler mantenere la Nuova Caledonia sotto il suo diretto controllo e fare in modo che anche il terzo e ultimo referendum del 2022 riconfermi la volontà degli abitanti dell’isola di rimanere uniti alla madrepatria.