La Nouvelle Vague

La vittoria di Donald Trump ha riscaldato i cuori dei sostenitori di Marine Le Pen, contribuendo alla speranza di un’altra vittoria inaspettata, quella del Front National che potrebbe avvenire nel 2017.

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L’onda populista sembra travolgere contemporaneamente Stati Uniti e Francia, Paesi uniti e speculari, come ci aveva avvertito a suo tempo Tocqueville nel suo viaggio attraverso il continente americano. L’apertura delle primarie in Francia, avvenuta il 20 novembre scorso, rappresenta concretamente le trasformazioni che stanno investendo la società francese e non solo.

I primi a dover sostenere l’esame con l’elettorato sono stati i candidati Repubblicani, che hanno abbandonato dal 2015 il loro status semantico e politico di popolari gollisti. La grande sconfitta del leader Sarkozy dimostra che la strada è cambiata e che la novità, unita ad alcune idee cardine, sarà la chiave per emergere nelle presidenziali. Il primo turno ha visto protagonista François Fillon: l’eterno secondo, l’uomo ombra dei governi Sarkozy, che un mese fa inaspettatamente ha alzato i toni dando alle stampe il libro “Vaincre le totalitarisme islamique”, nel quale dimenticando il politically correct, parla dell’invasione dell’Islam nella nostra società. E se Fillon ha giocato con le paure francesi, Alain Juppé ha fatto appello all’unione e a un progetto “pour la France”, nel tentativo di recuperare il lessico rassicurante di Mitterrand, senza però riuscire ad incarnare la stessa autorevolezza e credibilità.

Sul fronte opposto, continua la sua corsa solitaria Marine Le Pen che lontana dalle incertezze delle primarie di destra e di sinistra, adotta già un linguaggio da vincitrice:  la sua campagna “au nom du peuple” cerca di oscurare l’isolamento solipsistico che finora ha caratterizzato la sua politica. L’appello a un “peuple” generico e indistinto, capace di unirsi e di superare l’individualismo, è uno dei tratti caratteristici del linguaggio populista, ma non solo: Le Pen rassicura i cittadini francesi di essere già la loro portavoce. Non parla in suo nome, ma a nome di tutto il popolo, con il quale intrattiene un rapporto diretto, privo di mediazione politica e istituzionale.