0,00 €

Nessun prodotto nel carrello.

0,00 €

Nessun prodotto nel carrello.

NotizieLa nomina del nuovo Prosecutor e i nuovi scenari...

La nomina del nuovo Prosecutor e i nuovi scenari potranno portare ad una riaffermazione di una giurisdizione effettiva e condivisa della Corte Penale Internazionale?

-

Il percorso della giurisdizione della Corte Penale Internazionale (ICC) in oltre venti anni di attività si è compiuto non senza difficoltà, e ha visto le più recenti opposizioni di Stati Uniti e Israele per l’attivazione di alcune inchieste controverse. Tuttavia, la credibilità acquisita sul campo del nuovo Prosecutor e un’analisi più attenta degli scenari possono ancora indurre a guardare alla Corte, e all’idea originaria di una giurisdizione penale internazionale universale, come un monito concreto per i responsabili dei più gravi crimini di guerra e contro l’umanità. Riaffermare oggi l’importanza della giurisdizione della Corte Penale Internazionale ha un senso proprio per noi italiani, che abbiamo assistito attoniti alla esecuzione dell’Ambasciatore Luca Attanasio e del Carabiniere Vittorio Iacovacci.

La nomina del nuovo Prosecutor della Corte Penale Internazionale. 

Nel mese di giugno p.v. inizierà il mandato del nuovo Procuratore della Corte Penale Internazionale dell’Aja (International Criminal Coourt, ICC), Karim Khan, dopo la designazione del 12 febbraio scorso dell’Assemblea dei 123 Stati parte dello Statuto della ICC. Sono stati necessari sei mesi di non facili mediazioni, per giungere alla nomina del nuovo prosecutor, il “procuratore capo”, che è stata adottata senza raggiungere l’auspicato consensus di tutti i votanti, che pure era stato conseguito con le nomine dei predecessori, l’argentino Luis Moreno Ocampo e la gambiana Fatou Bensouda. 

La votazione, avvenuta a scrutinio segreto, ha visto 72 voti a favore del designato Karim Khan, un autorevole avvocato britannico specializzato in Human Rights, conosciuto a livello internazionale per aver lavorato per l’accusa nei tribunali penali internazionali per crimini commessi nelle guerre nell’ex Jugoslavia e durante il genocidio ruandese, ma anche per avere difeso Saif al-Islam Gheddafi e per avere diretto sino ad oggi la Commissione d’inchiesta dell’Onu sui crimini dell’Isis. 42 voti sono andati all’irlandese Fergal Gaynor, 5 voti allo spagnolo Carlos Castresana, 4 all’italiano Francesco Lo Voi, attuale Procuratore della Repubblica di Palermo. La votazione si è svolta in una teleconferenza organizzata a New York presso la sede delle Nazioni Unite, anche se la Corte penale internazionale formalmente non ne fa parte. 

E’ nell’incarico svolto alla direzione dell’ Investigative Team to Promote Accountability for Crimes Committed by Da’esh/ISIL (UNITAD) che Karim Khan si è evidenziato per le capacità investigative sul campo e la ferma determinazione con cui ha chiesto espressamente di «avviare un processo come quello tenuto contro i vertici del nazismo a Norimberga per smascherare le mistificazioni ideologiche dello Stato Islamico e ascoltare le richieste delle sue vittime». Khan ha rilasciato la dichiarazione alle agenzie di stampa il 29 luglio 2020 dopo un lavoro svolto nell’ultimo anno, con un team di 80 esperti che in Iraq ha raccolto prove e testimonianze sui crimini commessi dallo Stato Islamico. Nel corso delle attività, l’UNITAD ha individuato, avvalendosi anche di esperti di archeologia forense, oltre 200 fosse comuni con 12.000 vittime, che saranno analizzati insieme ad oltre 600.000 video e 15.000 pagine dei documenti che appartenevano alle strutture burocratiche dell’ISIS.

Le inchieste controverse per Stati Uniti e Israele.

Nonostante le credenziali e le buone possibilità del nuovo Procuratore di ricevere un maggiore sostegno internazionale, è difficile prevedere quali saranno le prospettive in concreto per la Corte dopo le questioni controverse sorte con le indagini promosse dalla attuale Procuratrice Fatou Bensouda sulle ipotesi di crimini di guerra commessi, anche da parte di soldati americani, in Afghanistan a partire dal 2003,  e sui bombardamenti degli israeliani di Gaza del 2014, che causarono il decesso di 2300 palestinesi (tra cui 551 bambini), e il ferimento di altri 11mila civili. In particolare, il mandato annunciato nel dicembre 2019 dal prosecutor per i crimini commessi in Palestina, comprese la Striscia di Gaza, la Cisgiordania e Gerusalemme Est, riguarda quattro contesti:

  • i crimini commessi da Hamas e da altre fazioni palestinesi durante la guerra nella Striscia di Gaza del 2014, che riguardano in particolare lanci di razzi contro civili israeliani;
  • i crimini commessi nello stesso contesto dall’esercito israeliano, che riguardano specialmente l’uccisione di civili palestinesi, oltre alla distruzione di edifici ed abitazioni civili;
  • i crimini commessi dall’esercito israeliano durante la «Marcia del ritorno» del 2018, in cui i soldati hanno aperto il fuoco ed ucciso circa 200 civili palestinesi, oltre a causare numerosi feriti;
  •  in ultimo, i crimini commessi nel corso della politica di colonizzazione, in particolare l’insediamento della popolazione civile israeliana (in violazione della IV Convenzione di Ginevra).

Le reazioni di Stati Uniti e di Israele, che peraltro non hanno ratificato lo Statuto della ICC, non si sono fatte attendere. Trump a suo tempo ha varato l’executive order 13928 disponendo misure di congelamento dei beni e restrizioni all’eventuale ingresso dei magistrati della Corte e il premier israeliano Netanyahu ha rivolto all’ iniziativa giudiziaria l’accusa di “puro antisemitismo”, assumendo entrambi una chiara presa di posizione per promuovere una campagna diplomatica volta a bloccare i processi davanti alla Corte Penale Internazionale, che dovrà a questo punto valutare come, quando e se promuovere la “richiesta di consegna” di coloro che saranno considerati “responsabili”.

Nuove prospettive per la giurisdizione della Corte. 

Tuttavia, vi sono vari elementi di rilievo che dovrebbero portare a guardare con rinnovata attenzione alla giurisdizione della Corte. In primo luogo, non va dimenticato che dopo la Conferenza di revisione di Kampala del 2010, la Corte ha acquisito una nuova competenza, quella sul crimine di “aggressione” internazionale, inteso come «l’uso della forza armata da parte di uno Stato contro la sovranità, l’integrità territoriale o l’indipendenza politica di un altro Stato, o in qualunque altro modo contrario alla Carta delle Nazioni Unite». 

Inoltre, le cronache sulle atrocità che continuano a verificarsi in varie situazioni di crisi, in conflitti interni e internazionali, con la comparsa di nuovi attori tra i “signori della guerra” – non ultimi i magnati delle discusse PMSC, Private Military & Security Companies – devono indurre a valutare che, pur con i suoi limiti, la giurisdizione della Corte con le sue prime sentenze ha comunque dimostrato di poter rappresentare un concreto deterrente per i responsabili di crimini contro l’umanità  e di crimini di guerra, perché le loro responsabilità, forse anche in ritardo e non senza difficoltà, potranno essere sempre e comunque perseguite per il principio di imprescrittibilità  dei gravi crimini di competenza della ICC (art. 29 dello Statuto). 

Il monito è concreto se si guarda nella sostanza ai venti anni di funzionamento della Corte, che non sempre ha ricevuto ampio sostegno dagli Stati. La Corte ha esaminato, e sta esaminando, varie ipotesi di crimini internazionali commessi in almeno 13 “situazioni”: in Afghanistan, Bangladesh, Burundi, Costa d’Avorio, Darfur (Sudan), Georgia, Kenya, Libia, Mali, Repubblica Centroafricana, Repubblica Democratica del Congo e Uganda. In atto nell’ “esame preliminare” sta valutando 9 “situazioni”: in Colombia, Nigeria, Guinea, Palestina, Filippine, Ucraina, Venezuela (2), Bolivia. Ha aperto complessivamente 30 procedimenti relativi a 46 imputati e ha sinora emesso 9 condanne, 4 assoluzioni, e 35 mandati di arresto. Grazie alla collaborazione degli Stati, 17 persone sono state detenute nel centro di detenzione della CPI e sono comparse davanti alla Corte (la Corte non può procedere “in contumacia”).  In atto nell’ “esame preliminare” vi sono 9 “situazioni”: per fatti verificatisi in Colombia, Nigeria, Guinea, Palestina, Filippine, Ucraina, Venezuela (2), Bolivia 

Due gli esempi di condanne più recenti:  il 7 novembre 2019, Bosco Ntaganda, leader dei miliziani del  Congresso Nazionale per la Difesa del Popolo, è stato condannato a 30 anni di reclusione per 18 capi di imputazione di crimini di guerra e crimini contro l’umanità, commessi in Ituri, nella Repubblica Democratica del Congo, nel 2002-2003;  il 4 febbraio 2021, la Camera IX di primo grado ha dichiarato colpevole l’ex comandante del gruppo guerrigliero  Lord’s Resistance Army, Dominic Ongwen, ritenuto responsabile di 61 crimini contro l’umanità e crimini di guerra, commessi nel Nord Uganda tra il 1 luglio 2002 e il 31 dicembre 2005, nel contesto della ribellione armata contro il governo dell’Uganda. 

Perché rafforzare il ruolo della Corte Penale Internazionale.

Determinanti sulle prospettive della Corte saranno comunque gli scenari che si apriranno con le annunciate politiche di apertura al multilateralismo della nuova amministrazione americana Biden. Nel discorso d’insediamento il neoeletto Presidente ha puntato sull’unità degli americani, sulla “verità opposta alla manipolazione dei fatti”, su una Nazione che vuole rinascere dopo i danni della pandemia e delle divisioni politiche, e che soprattutto intende rinunciare all’ isolazionismo. Sono ancora incerti alcuni segnali del suo operato, ma tra i primi provvedimenti emanati dal Presidente Biden ha disposto la revoca del travel ban nei confronti di alcuni Paesi a maggioranza musulmana, della dichiarazione di emergenza utilizzata da Trump per reperire i fondi per la costruzione del muro al confine con il Messico, e ha firmato il provvedimento per il rientro degli Stati Uniti nell’ accordo sul clima di Parigi. Per ultimo, il 2 aprile scorso in una nota ufficiale il Segretario di Stato Bliken ha annunciato la revoca dell’executive order 13928 sul blocco della proprietà di alcune persone associate alla Corte penale internazionale (CPI), pur confermando di trovarsi in disaccordo con le azioni della ICC relative alla situazione in Afghanistan e Palestina. Ma è estremamente importante quanto è ancora affermato nella nota di Bliken: il nostro sostegno allo stato di diritto, l’accesso alla giustizia e l’accertamento delle  responsabilità sui crimini contro l’umanità rappresentano importanti interessi per la sicurezza nazionale che gli  Stati Uniti intendono proteggere e portare avanti impegnandosi con il resto del mondo per affrontare le sfide di oggi e di domani… Siamo incoraggiati dal fatto che gli Stati parte dello Statuto di Roma stiano prendendo in considerazione un’ampia gamma di riforme per aiutare la Corte a realizzare la sua missione principale di servire come tribunale di ultima istanza per punire e scoraggiare i crimini più gravi per l’umanità. Riteniamo che questa riforma rappresenti uno sforzo proficuo.

Siamo di fronte a iniziative che sono di buon auspicio per un ripensamento della politica statunitense anche sulla giurisdizione della Corte Penale Internazionale e la sponda di un nuovo prosecutor di cultura anglosassone forse potrà aiutare il processo di riavvicinamento degli USA all’affermazione dell’idea di una giustizia penale internazionale, di cui proprio gli Stati Uniti sono stati i fautori con i primi Tribunali Internazionali di Norimberga e Tokio. Tra gli argomenti che potrebbero portare gli Stati Uniti a riconsiderare la validità della Corte va ricordata la sua natura complementare, che ne prevede l’intervento solo quando gli Stati che hanno giurisdizione sul caso non abbiano la volontà o la capacità di perseguire il crimine mediante i propri tribunali (gli artt. 17-20 dello Statuto della ICC richiamano i concetti di  unwillingness, inability
e il divieto del ne bis in idem) ragione per cui rispetto ad una denuncia presentata davanti alla ICC nei confronti dei propri militari, sarebbe sufficiente dimostrare di avere attivato comunque una propria inchiesta penale interna per bloccare il processo internazionale. Si tratterà di verificare quanto la giurisdizione nazionale possa rivelarsi imparziale – ma questo è un altro problema che potrebbe portare comunque al riesame davanti alla ICC ai sensi dell’art. 20 dello Statuto – e in ogni caso le posizioni assunte dalle Corti statunitensi, come per le vicende dei prigionieri di Guantanamo, non sempre sono state aderenti alle aspettative delle Amministrazioni presidenziali.

In questi scenari, riaffermare comunque l’importanza della giurisdizione della Corte Penale Internazionale ha un senso proprio per noi italiani, che abbiamo assistito attoniti alla esecuzione dell’Ambasciatore Luca Attanasio e del Carabiniere Vittorio Iacovacci, ad opera dei nuovi “signori della guerra” di una ancora sofferta parte del mondo.

Corsi Online

Articoli Correlati

Le altre vie del potere marittimo

Tutto ciò che rientra tra le accezioni di potere suscita reazioni che spaziano dall’interesse per ciò che costituisce il...

Who is who: Zhang Youxia

Nome: Zhang Youxia (张又侠) Nazionalità: Cinese Data di nascita: luglio 1950 Ruolo: Generale dell’EPL, vice-Presidente della Commissione Militare Centrale Zhang Youxia è un...

300 giorni dal cessate il fuoco: la ricostruzione del Karabakh e il ruolo dell’Italia

Nei trecento giorni trascorsi dalla firma del cessate il fuoco tra Armenia e Azerbaigian dopo la guerra dei 44...

La Cina e le Olimpiadi: la strategia olimpica di Pechino

Lo scorso 8 agosto 2021 si è svolta la cerimonia di chiusura delle Olimpiadi di Tokyo 2020, che ha...