La Nigeria nella Comunità Internazionale

Quando si parla di cooperazione e di investimenti sul territorio africano occorre tener conto della situazione politico-sociale che in molti Paesi frena gli scambi commerciali e le possibilità di insediamento imprenditoriale in loco., Di vitale importanza è il tema dei rapporti bilaterali  tra Italia e Nigeria a livello economico così come risulta fondamentale la  cooperazione tra Ue e Nigeria e tra il nostro Paese ed il governo dello Stato africano ai fini della risoluzione della conflittualità dilagante nella società nigeriana e delle cause determinanti l’imponente flusso migratorio che ha reso quella nigeriana una delle comunità più numerose sul nostro territorio.

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L’ascesa di Buhari.
Il 28 marzo 2015 l’ascesa alla presidenza di Buhari sanciva l’inizio un percorso di stabilizzazione politica del Paese. L’opinione pubblica aveva sostenuto la volontà, espressa da Buhari durante la campagna elettorale, di sconfiggere quelli che, oltre alla disoccupazione, rappresentavano i più ostici problemi della società nigeriana (corruzione e indisciplina), laddove l’amministrazione precedente si era distinta per l’incapacità di separare interessi pubblici e privati. Gli scarsi risultati ottenuti dal governo precedente nella lotta a Boko Haram assicurarono la fiducia di ampia parte della popolazione al leader dell’APC che della lotta all’insurrezione islamista faceva, insieme alla War Against Indiscipline, il punto centrale del proprio programma.

I rapporti bilaterali Nigeria-Italia e il ruolo di Onu e Ue in Nigeria.
La cooperazione economica tra Nigeria e USA aveva rappresentato una delle principali cause dell’imponente crescita del Paese, in linea con l’attuazione delle strategie per il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio. Tale crescita fu dovuta anche all’intensificarsi dei rapporti commerciali con il nostro Paese. Le imprese italiane hanno iniziato ad esternalizzare la propria attività sul suolo nigeriano in seguito alla conquista dell’indipendenza, da parte del Paese africano, nel ‘60. Tra i principali accordi siglati a partire dalla fine degli anni ’70 rileva l’accordo per la cancellazione di 1,5 mld di euro di debito pubblico nigeriano, firmato in occasione del G8 del 2005. La ratio dell’intensificarsi dei rapporti bilaterali tra la Nigeria ed il nostro Paese risiede nella volontà del governo nigeriano di riportare l’economia ai livelli pre-crisi, mediante il rilancio del settore agricolo che negli anni ’60 rappresentava uno dei principali settori esportatori. La ripresa della cooperazione con la Nigeria risale al 2009 con la visita di Frattini, in un periodo in cui il Pil del Paese aveva registrato, (dati forniti dal National Bureau of Statistics) una consistente crescita nell’arco di tempo tra il ’99-’02 (3,7%) ed il 2006-’07 (7%). Un ulteriore slancio all’economia del Paese fu dato nel dicembre 2008 dalla concessione, da parte della Banca mondiale, di un ingente prestito (780 mln di dollari) destinato all’attuazione di tre progetti che coinvolgevano differenti settori dell’economia tra i quali quello delle costruzioni, quello energetico e dei servizi. La crisi economica che ha interessato la Nigeria nel periodo precedente la tornata elettorale del 2015 è stata causa di indebolimento della volontà di investimenti da parte di imprese straniere cosicchè il 2015 ha rappresentato, per la Nigeria, un anno nero per il tasso di crescita (dal 4% del 1° semestre è sceso al 2,4% del secondo).

La Nigeria, attualmente uno degli Stati africani più attivi nell’ambito del contesto internazionale, il 7 ottobre 1960 è diventata Stato membro dell’Organizzazione delle Nazioni unite, nell’ambito della quale si distingue per il contributo fornito alle missioni di peacekeeping. L’attenzione della comunità internazionale per la condizione di instabilità della società nigeriana è testimoniata dall’istituzione, nel 2011, del Nigeria Security Tracker (NST), uno strumento di monitoraggio dei disordini e violenze registrati settimanalmente dalla stampa.

I rapporti Italia-Nigeria attengono anche al campo della cooperazione politica. Numerosi sono i progetti attuati da Ong italiane finalizzati alla formazione in campo sanitario e alla lotta al traffico di minori ed alla tratta di giovani donne. L’Italia si è fatta promotrice di iniziative atte a contribuire alla risoluzione dell’emergenza umanitaria generata dalle violenze inter-religiose. Lo scopo è quello di favorire un maggiore grado di libertà religiosa, alla luce della forte escalation registrata, a partire dal 2011, dagli attacchi contro i cristiani. Nel 2017 il governo italiano si è mostrato puntuale nell’accogliere l’appello lanciato dal Segretario generale delle Nazioni unite, finalizzato a mettere in piedi un piano di aiuti volti a far fronte alla gravissima crisi alimentare ed in risposta alla quale il ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale Alfano aveva annunciato la fornitura di 10 mln di euro in aiuti umanitari.

La presenza di personale internazionale sul territorio nigeriano, tuttavia, richiede un’analisi dei rischi rappresentati dall’attuale instabilità politica, dalla conflittualità inter-religiosa e tra gruppi rivali. Convogli internazionali che portavano aiuti umanitari alla popolazione sono spesso entrati nel mirino di gruppi terroristici, cosicchè nel 2016 l’Onu si è vista costretta a sospendere il programma di aiuti umanitari, in particolare nello Stato del Borno. Anche l’Ue si è interessata ai problemi dell’Africa in vista di un miglioramento della partnership tra continenti vicini. Il 5° Summit tra Unione africana ed Ue, tenutosi nel 2017 ad Abidjan, poneva all’ordine del giorno il rafforzamento del partenariato politico ed economico tra i due continenti. Nel corso del Summit si è parlato anche del tema migrazione. A tal proposito, nel 2015 è stato convocato un Summit straordinario alla Valletta in occasione del quale si è deciso in merito all’istituzione di un fondo di 3,2 miliardi, il Trust Fund per l’Africa, da destinare a programmi finalizzati allo sviluppo economico ed alla creazione di posti di lavoro. Nel corso dell’analisi dei progetti attuati è parso chiaro come la maggior parte dei fondi sia stata utilizzata per il controllo delle frontiere ai fini della gestione del fenomeno migratorio, con scarsa attenzione verso le cause all’origine dello stesso.

Con il Rapporto nazionale annuale relativo al 2017 sulla presenza dei migranti in Italia, il ministero del Lavoro e delle Politiche sociali ha reso noto che la comunità nigeriana ha fatto registrare una crescente presenza sul nostro territorio, risultando la prima per numero di ingressi nel 2016. Il piano Vision 20:2020, elaborato durante la presidenza Obasanjo poneva come obiettivo la trasformazione della Nigeria, entro il 2020, in una delle 20 più grandi potenze economiche mondiali, favorendo la crescita sostenibile del Paese ed il rafforzamento dell’assetto democratico dello stesso al fine di porre freno alla necessità di partenza di elevate percentuali di popolazione nigeriana, costrette a lasciare il Paese a causa dell’instabilità politico-economica ed alla violenza diffusa.