La natura “ibrida” dell’Arma dei Carabinieri quale elemento fondamentale nel processo di peace-building NATO

Il 1° marzo 2005, sulla base degli impegni assunti dall’Italia nel vertice G8 di Sea Island del 2004, tra i quali estendere la capacità globale per operazioni di supporto alla pace (PSOs), è stato istituito, presso la caserma dei Carabinieri “Chinotto” di Vicenza, il Centre of Excellence for Stability Police Units (CoESPU). Il piano d’azione del G8, mirante ad aumentare l’impegno dell’Alleanza nel supporto alle PSOs con particolare attenzione al partenariato africano, si sviluppa mediante l’addestramento di peacekeeper internazionali, provenienti per il 10% da forze di gendarmeria, specializzati in attività di Building Stability e, di conseguenza, facilmente adattabili a processi di peace-building. Le attività del Centro, finanziato in ragione di accordi sottoscritti tra Italia e Stati Uniti, sono affidate all’Arma dei Carabinieri in relazione alla consolidata e riconosciuta esperienza maturata dalla Forza armata nello specifico settore.

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La peculiare natura del Centro NATO

Il vertice di Sea Island del 2004 ha visto il grande successo dell’iniziativa italiana di istituire, a Vicenza, un centro di addestramento internazionale, il Centre of Excellence for Stability Police Units (CoESPU), quale polo di formazione per personale di gendarmeria idoneo ad essere schierato in operazioni a supporto della pace sotto l’egida di organizzazioni internazionali o regionali. Dati alla mano, tra il 2005 e il 2010, il Centro ha addestrato più di 3.000 appartenenti ai corpi di polizia estera, Ufficiali e Sottufficiali che, a loro volta, hanno acquisito le expertises necessarie a formare ulteriore personale, portando così la quota complessiva degli addestrati a 7500 unità.
In questo contesto, il ruolo fondamentale dell’Arma dei Carabinieri risiede nella specificità e nella peculiare natura della Forza Armata che, ai sensi del D. Lgs.5 ottobre 2000, n.297, ha duplice funzione, di forza armata alle dipendenze del capo di Stato Maggiore della Difesa per quanto concerne le funzioni militari e di forza di polizia con prerogative di tutela dell’ordine pubblico alle dipendenze del ministero dell’Interno.

L’esigenza di schierare, nel contesto delle missioni di pace, unità di “polizia robusta” in grado di coniugare prerogative prettamente militari a mansioni di gestione dell’ordine pubblico e controllo strategico dell’area operativa, ha portato il Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri ad ipotizzare forze multinazionali altamente qualificate ed addestrate, la Multinational Specialized Unit (MSU) quale modello operativo utilizzabile in contesti di crisi. La MSU è stata dispiegata per la prima volta in Bosnia, il 2 agosto 1998, in occasione delle prime elezioni libere successive agli accordi di pace di Dayton e, considerati gli apprezzabili risultati raggiunti, è stata successivamente dispiegata anche in Kosovo – dove la MSU è ancora presente a Pristina nell’ambito della missione KFOR (Kosovo Force) con compiti informativi, di pattugliamento e di ricognizione, oltre che di rapida risposta in caso di disordini – Albania e Iraq.

Sulla base dell’esperienza MSU, le Nazioni Unite e successivamente l’Unione Europea hanno creato nuovi tipi di Stability Police Units (SPU), le Special Police Units – in seguito Formed Police Units – e le Integrated Police Units (IPU). Dal punto di vista operativo, è interessante sottolineare, per la MSU sotto il comando NATO e le IPU sotto il comando europeo, la possibilità di agire sia sotto una catena di comando sia militare che civile e la particolare duttilità dei contingenti schierati, capaci di adattarsi ad ogni evoluzione del profilo della missione seguendo il corso dell’evoluzione del processo di stabilizzazione dell’area operativa. In questo senso, le SPU si delineano come strumenti ideali per le missioni di peacekeeping finalizzate a processi di stabilizzazione e ricostruzione di lungo termine.

Il CoESPU nello scenario internazionale

Il Centro NATO mira a fornire gli strumenti necessari ad implementare l’interoperabilità con forze puramente militari, con istituzioni civili e con altre componenti di polizia schierate e coinvolte nelle PSOs, massimizzando risultati ed armonizzando la sinergia con le diverse componenti impegnate nei più differenti scenari di crisi. Di particolare importanza, in questo senso, la stretta collaborazione con organizzazioni internazionali e regionali, quali le Nazioni Unite, l’OSCE, l’Unione Europea, l’Unione Africana e la Comunità economica degli Stati dell’Africa Occidentale. È da sottolineare, inoltre, come la ricerca in campo militare vada di pari passo con l’attività formativa condotta in collaborazione con istituzioni accademiche e centri di ricerca: seminari e corsi di formazione sono attivati in collaborazione con lo United Nations Staff College, il George Marshall Center e la Sant’Anna Institute University così come con l’Istituto per il Diritto Internazionale Umanitario di Sanremo. Di pari importanza anche la collaborazione con il Department of Peacekeeping Operations delle Nazioni Unite (UN DPO), il NATO Joint Analysis and Lessons Learned Center, l’EU Police Unit, lo U.S. Army Peacekeeping and Stability Operations Institute e lo U.S. Army Center for Lessons Learned.

L’ampia pletora di attori coinvolti nelle attività di formazione e addestramento del Centro permette la creazione di una Forza dotata di un know-how vasto e inclusivo delle diverse competenze richieste nei diversi scenari di crisi: nello specifico, il CoESPU – seguendo l’originario progetto – ha l’obiettivo di realizzare programmi di addestramento mirati, che riescano sia a rispondere alle esigenze dei differenti teatri operativi sia a coniugare lo sviluppo tecnico all’approfondimento con lo sviluppo della dottrina esistente (con particolare focus, dal punto di vista prettamente operativo, al controllo della folla, alla lotta al crimine organizzato, agli arresti ad alto rischio, alla sicurezza delle prigioni, alla protezione di obiettivi sensibili, alla sicurezza elettorale e al controllo delle frontiere). Il fine ultimo di una formazione così complessa ed articolata è assicurare la massima flessibilità operativa del personale formato e, al tempo stesso, garantire una rapida ed efficace risposta a contesti operativi caratterizzati da un alto livello di conflittualità.

La Global Peace Operations Initiative (GPOI)

Il CoESPU sviluppa la sua attività formativa in ottemperanza alla Global Peace Operations Initiative, nata dalla stretta collaborazione tra il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, il DPO delle Nazioni Unite e l’Arma dei Carabinieri. La caserma “Chinotto” di Vicenza è, nel corso di tempo, diventata un polo di eccellenza capace di erogare numerosi corsi di formazione tenuti da docenti, nazionali ed internazionali, di indiscussa e comprovata esperienza in materia. Nell’offerta formativa proposta, di particolare rilievo il training for trainers per FPU della durata di quattro settimane, svolto in inglese e in francese e rivolto ai quadri di determinati stati. Il corso, che coniuga parti prettamente teoriche di formazione in aula con attività pratiche in apposite training houses adibite dal Centro per simulare contesti urbani in scenari ad alta intensità conflittuale, è preceduto da una lunga ed approfondita fase di identificazione di eventuali gap in relazione ai quali pensare progetti di formazione specifici per i diversi contesti operativi. Il lungo ed articolato periodo di addestramento è propedeutico al dispiegamento delle componenti militari nelle operazioni di peacekeeping: i complessi scenari di crisi in cui gli operatori devono garantire le condizioni minime di stabilità richiedono, infatti, conoscenze approfondite delle nozioni riguardanti la tutela dei diritti umani relativamente all’ uso legittimo della forza, la gestione dell’ ordine pubblico, la protezione del personale in teatro, la salvaguardia delle infrastrutture della missione e, non meno importante, la cooperazione con le forze di sicurezza locali. Per garantire la massima efficacia operativa del personale formato, al termine del corso, un team mobile di mentors dell’Arma dei Carabinieri monitora le capacità acquisite dalle forze formate e, successivamente, previo assenso delle Nazioni Unite, certifica i nuovi peacekeepers. 


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La GPOI e il Centro di Eccellenza NATO dunque ben si inseriscono in quel più ampio sforzo internazionale volto a favorire processi di capacity building delle forze di polizia impegnate in missioni multidimensionali e high risk operations. La sempre più ampia sfera operativa del CoESPU ha, di recente, profilato l’istituzione, anche a seguito dell’incorporamento della polizia forestale nell’Arma dei Carabinieri, di una cattedra di tutela ambientale con corsi di formazione incentrati sulla tutela del patrimonio culturale come da accordi tra il Centro e l’UNESCO. Tale continuo ampliamento delle competenze del Centro se, da una parte, denota il successo dell’iniziativa globale a sostegno della pace, dall’altra, è il risultato evidente della leadership italiana nella gestione di delicati scenari di crisi e della capacità degli operatori dell’Arma dei Carabinieri nella condivisione, a livello internazionale, di un modus operandi di comprovata efficacia.

Stefano Lioy,
Geopolitica.info