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La NATO vigile nei Balcani: un bilancio della visita di Stoltenberg

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Il Segretario generale della NATO Stoltenberg effettua un tour nei Balcani Occidentali. Un messaggio sul saldo impegno dell’Alleanza Atlantica in questo scenario, ma anche un’occasione per tracciare la rotta da seguire per superare le questioni ancora irrisolte che segnano la regione.

Poche settimane dopo il giro di visite nei Balcani Occidentali di Ursula von der Leyen, un tour pressoché analogo è stato compiuto dal Segretario generale della NATO Jens Stoltenberg. Due eventi che, dopo mesi segnati da ripetute fasi di tensione, testimoniano l’attenzione dell’Occidente per una regione ancora attanagliata da elementi di instabilità, le cui recenti manifestazioni hanno portato i Balcani più volte al centro delle cronache e soprattutto impegnato le diplomazie occidentali in complicati tour de force

La volontà di ribadire l’impegno dell’Alleanza Atlantica nell’area ha costituito il filo conduttore del viaggio di Stoltenberg. Un impegno che continua ad assumere la sua manifestazione più tangibile attraverso la missione KFOR in Kosovo, la cui guida, tra l’altro, è recentemente passata al generale turco Özkan Ulutaş, il quale ha sostituito il generale Angelo Michele Ristuccia. Le recenti crisi avvenute nel Paese hanno coinvolto la missione NATO anche direttamente, in particolare nel caso degli scontri di Zvečan della scorsa primavera; in quell’occasione, come ricordato da Stoltenberg, oltre 90 soldati sono rimasti feriti, alcuni dei quali in modo grave. In un contesto segnato da una situazione sul terreno talvolta delicata e da un peggioramento delle relazioni tra Kosovo e Serbia, i Paesi occidentali hanno ritenuto opportuno incrementare numericamente le forze della KFOR, con l’invio di circa un migliaio di unità aggiuntive; è stato accresciuto inoltre l’impiego delle truppe nel pattugliamento del Kosovo settentrionale, teatro dell’attentato di Banjska dello scorso 24 settembre e probabilmente l’elemento di maggiore discordia tra Belgrado e Pristina.

Stoltenberg, nel corso della conferenza stampa tenuta insieme alla Presidente kosovara Osmani, ha espresso il proprio supporto per l’opera di mediazione compiuta dall’Unione Europea e identificato nella normalizzazione delle relazioni serbo-kosovare il traguardo da raggiungere, condizione per una pace duratura nella regione per il Segretario NATO. Quest’ultimo ha anche salutato positivamente gli sviluppi su uno dei temi più caldi del momento, quello della possibile istituzione di un’associazione delle municipalità a maggioranza serba nel Kosovo settentrionale. Una nuova bozza dell’Associazione, messa a punto dall’Unione Europea, sarebbe stata accolta con segnali di apertura da parte del Premier kosovaro Albin Kurti, fino a questo momento contrario all’istituzione di un’entità di taglio strettamente etnico tale, dal suo punto di vista, da mettere a repentaglio la tenuta del Paese e di esporlo in modo rischioso a influenze esterne. Secondo alcune indiscrezioni, la nuova proposta contemplerebbe un’associazione priva di poteri esecutivi, pur mantenendo diverse delle caratteristiche pensate originariamente. L’effettiva creazione di tale entità, con modifiche tali da considerare le preoccupazioni del governo kosovaro, costituirebbe una novità rilevante per i potenziali sviluppi della regione, per esempio facendo venir meno una delle ragioni che, nel corso degli ultimi mesi, hanno indotto i Paesi occidentali ad assumere un atteggiamento di particolare fermezza nei confronti del Kosovo e, in ultima analisi, ad attuare dei provvedimenti sanzionatori nei confronti di Pristina.

Sempre in relazione al Kosovo settentrionale, Stoltenberg ha ribadito l’estraneità della KFOR rispetto a compiti di law enforcing, i quali sono invece appannaggio delle forze di polizia kosovare. In questo modo il Segretario NATO ha risposto direttamente a chi, da parte serba, ha chiesto una più ampia iniziativa della KFOR di fronte a quelle che vengono descritte come azioni ostili nei confronti della popolazione serba ivi presente, ma anche, in modo indiretto, a proposte come quella del Premier albanese Edi Rama, il quale, di fronte soprattutto alla crisi avvenuta nel mese di settembre, ha sostenuto la necessità di affidare alla missione KFOR la sicurezza del Kosovo settentrionale.

Giunto a Belgrado per incontrare il Presidente della Serbia Vučić, Stoltenberg ha avuto modo di esprimere alla controparte la posizione dell’Alleanza su una serie di punti. In primo luogo, in relazione al Kosovo è stata ribadita la necessità di sottoporre alla giustizia gli autori dell’attentato di Banjska del 24 settembre, così come l’inopportunità di incrementare le forze militari serbe presso il confine con lo stesso Kosovo; un riferimento a quanto accaduto proprio nei giorni successivi all’attentato, quando gli USA segnalarono le attività di Belgrado presso il confine meridionale chiedendo immediatamente la loro interruzione. È stata poi auspicata la ripresa di esercitazioni militari congiunte, nel rispetto della posizione militarmente neutrale che la Serbia tutt’ora mantiene; si può notare come, anche a dispetto delle tensioni dei mesi scorsi, la cooperazione su questo fronte sia sostanzialmente proseguita, come testimoniato, tra l’altro, dall’esercitazione Platinum Wolf, tenutasi in Serbia lo scorso giugno con la partecipazione di alcuni Paesi occidentali. Stoltenberg ha poi ribadito il suo appoggio tanto al dialogo Serbia-Kosovo mediato dall’UE e volto a normalizzare le relazioni bilaterali, quanto alla recente proposta l’Associazione nel Kosovo settentrionale.
Un atteggiamento, quello di Stoltenberg di fronte al Capo di stato serbo, che può essere descritto come cauto e in linea di continuità con le posizioni assunte in precedenza dall’Alleanza Atlantica, pur con segnali di fermezza in relazione, per esempio, ai fatti di Banjska e a eventuali sviluppi militari nella zona di confine. D’altra parte, è stato posto l’accento sugli elementi di cooperazione con Belgrado, che tuttavia l’Alleanza intende come punti di partenza per una più ampia dinamica di spostamento della politica estera serba verso una direzione maggiormente filoccidentale. Un’esigenza evidenziata qualche settimana fa anche da Ursula von der Leyen e dalla Commissione Europea; il mancato allineamento alla Politica estera e di sicurezza comune, infatti, continua a caratterizzare in modo negativo la Serbia anche rispetto agli altri Paesi della regione candidati all’ingresso nell’UE. Un tema, quello della Russia, rimasto sul tavolo anche in occasione della visita di Stoltenberg in Bosnia-Erzegovina, dove il Segretario NATO, oltre a esprimere il supporto dell’Alleanza all’integrazione del Paese nelle istituzioni euro-atlantiche e alla sua integrità territoriale, ha condannato sia la “retorica divisiva e secessionista” alimentata dal Presidente della Republika Srpska Milorad Dodik, sia “l’interferenza maligna” esercitata proprio dalla Russia nello scenario bosniaco.

Al termine di un vertice con i leader dei Paesi della regione appartenenti all’Alleanza (Croazia, Albania, Macedonia del Nord e Montenegro), Stoltenberg ha affermato l’assenza di minacce militari imminenti contro alcun Paese in particolare, pur registrando tensioni crescenti in particolare in Kosovo e in Bosnia-Erzegovina. Elementi comunque sufficienti per tenere alta la guardia dell’Alleanza sulla regione, dove la NATO intende garantire le più immediate condizioni di sicurezza creando i presupposti per una definitiva stabilizzazione dell’area e, in una prospettiva di medio-lungo termine, favorendo il suo percorso di inclusione alle istituzioni euro-atlantiche.

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