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Il punto strategico non è la morte di Raisi, ma chi sostituirà Khamenei

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La morte del presidente Raisi non influisce sulla strategia esterna del Paese. Ha sì conseguenze importanti, ma in prospettiva ed in funzione dell’ufficio della Guida Suprema. Intendere cosa stia succedendo in Iran e perché la scomparsa della figura apicale dell’esecutivo non cambi le direttive di governo della Repubblica Islamica dell’Iran esige la comprensione della struttura costituzionale e la politica attuale dell’Iran. In particolare: quali siano le funzioni del Presidente e le sue relazioni con la Guida Suprema, i centri del potere e le “stanze di compensazione“, e quale momento storico stiamo attraversando.

Le funzioni del Presidente e le sue relazioni con la Guida Suprema

Il Presidente in Iran gestisce e amministra, ma non determina gli indirizzi strategici del Paese. È il Capo di Stato, ma gli è sovrapposta una figura, quella della Guida Suprema. Questo perché la Repubblica Islamica non è un Paese che definisce sé stesso nel senso di sovranità territoriale ma si identifica con la sua stessa rivoluzione. È quindi il garante della Rivoluzione, ovvero la Guida Suprema, il vero nocchiero dell’Iran. Storicamente, i Presidenti hanno sì potuto giocare con la Guida Suprema un ruolo di antagonismo nella gestione del Paese, ma solo quando forniti di fortissimo sostegno popolare o in caso di circostanze storiche eccezionali. Dopo la fine della guerra con l’Iraq (e la morte di Khomeini), Rafsanjani (terzo Presidente) aveva spinto per l’apertura ai commerci e alle liberalizzazioni, la parziale riforma liberista iniziata con il primo Piano quinquennale del 1989-1990. Khatami (quarto Presidente) aveva poi continuato quella linea, in un Paese nel quale il pensiero rivoluzionario poneva la produzione e la gestione nazionale delle risorse come garanzia di indipendenza da ingerenze straniere. E queste riforme economiche non hanno potuto che cambiare il sistema economico anche con presidenze molto più conservatrici. Rouhani, verso il quale si erano dirette le speranze di moltissimi elettori riformatori tanto nel 2013 quanto nel 2017, era giunto fino alla firma dell’accordo c.d. “sul nucleare”, in realità osteggiato dalla Guida Suprema, che avrebbe potuto davvero cambiare il corso della storia e reintegrare l’Iran nel consesso internazionale. Il suo naufragio, a causa di scelte d’oltreoceano, era stato salutato dalle classi più reazionarie del Paese e aveva determinato il fortissimo malcontento popolare. Raisi è il prodotto di questo malcontento, che in Iran ha portato ad una tale astensione dalle urne da avergli permesso di diventare Presidente con lo stesso numero di voti che nel 2017 lo avevano visto soccombere contro Rouhani, permettendo quindi l’esistenza di un Presidente profondissimamente affine alla Guida Suprema.

I centri del potere e le “stanze di compensazione”

La struttura costituzionale iraniana vede la presenza di tante figure “di compensazione” delle diverse anime – ed interessi – presenti nel Paese, con la finalità di dissolvere eventuali contrasti dal basso garantendo fluidità di governo nell’ambito dei principi e degli obiettivi della Rivoluzione islamica. Fra questi, il Consiglio del discernimento, che ha la funzione di mitigare i contrasti fra il Parlamento ed il Consiglio dei Guardiani della Rivoluzione (a sua volta organismo di sintesi fra posizioni di giuristi nominati dal Parlamento e teologi nominati dalla Guida Suprema). Comprendere queste peculiarità istituzionali aiuta nella visione del modus di vivere e governare nella Repubblica, e nella necessità vitale che il sistema ha di garantire uniformità ed armonia dal basso per evitare contrasti di governo in alto. Raisi, nella sua profonda aderenza alle politiche e alle visioni della Guida Suprema, ed in presenza di un Parlamento similmente orientato (come accennato, le elezioni del dopo Rouhani avevano riflesso nella delusione popolare e nell’astensione al voto un Parlamento in mano ai reazionari), rappresentava una garanzia di continuità per l’azione della Guida Suprema.

Quale momento storico stiamo attraversando?

L’attuale momento storico vede una Guida Suprema molto anziana. Lo scontro interno al Paese per la sua successione vede confrontarsi diverse anime, tutte appartenenti alle fazioni maggiormente reazionarie del Paese. L’ultimo decennio ha visto ridursi la distribuzione del potere, che si è consolidato attorno ad una nuova generazione alternativa rispetto a quella dei chierici figli della Rivoluzione e ai Guardiani della Rivoluzione: i Pasdaran. Si era prospettata una successione fra Khamenei e Raisi, che avrebbe quindi permesso – grazie alla figura non troppo carismatica né decisionista di quest’ultimo – la reviviscenza del potere della classe dei chierici rivoluzionari, quelli del ’79. Ovviamente ciò non potrà succedere.

Chi scrive non sa se la morte di Raisi sia stata frutto di un incidente o di un atto intenzionale, magari di matrice interna. Bisogna comunque chiedersi, indipendentemente da questo, cui prodest?

La Guida Suprema viene danneggiata dalla morte di Raisi, avendo perso un Presidente a sé conforme e malleabile, capo di un Governo nel quale Ministri come Amir-Abdollahian potevano consolidare una linea estera meno contrastante (e pericolosa per la Guida) di quella determinata da Zarif nella precedente amministrazione. Una tale continuità avrebbe permesso un futuro di consolidamento per le linee politiche di Khamenei, sia nel caso dell’elezione a guida – probabilmente auspicata – del figlio della Guida Suprema stessa, Mojtaba, che di un Raisi fedele ed inoffensivo.

Come è noto, le elezioni in Iran sono a suffragio universale ma i candidati devono passare uno scrutinio di idoneità: sarà dalla qualità e dalle caratteristiche degli ammessi al voto passivo nelle elezioni del 28 giugno che si comprenderà come gli uffici della Guida Supre,a abbiano letto l’evento della morte del Presidente iraniano e l’uso che ne farà una forza che, pur attenendo alla classe rivoluzionaria, sta definendosi come un potere sempre più autonomo e nel prossimo “conclave” potrebbe volere una voce in capitolo: i Guardiani della Rivoluzione.

Francesco Petrucciano

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