La lotta per il dominio dei dati: l’UE contro le big tech

Da una parte i giganti della Silicon Valley, dall’altra le emergenti aziende Cinesi. Come afferma Thierry Breton, “la lotta per l’industria dei dati è iniziata, e l’Europa è il principale campo di battaglia”. L’Unione Europea ha presentato la sua strategia a febbraio, ora la sta mettendo in pratica.

La lotta per il dominio dei dati: l’UE contro le big tech - Geopolitica.info

Il problema

Ancora una volta l’Unione Europea si trova a confermare il suo ruolo di leader normativo all’interno del sistema internazionale. Come è successo con le politiche per il cambiamento climatico, anche in questo caso è Bruxelles a guidare l’azione contro i giganti tecnologici. Una battaglia che si giocherà su più fronti e dalla quale dipende il futuro del digitale e del mercato dei dati.

Shoshana Zuboff, docente  presso l’Università di Harvard, spiega che viviamo oggi nell’epoca del surveillance capitalism, un sistema economico basato sulla mercificazione dei nostri dati personali a scopo di lucro. Tuttavia, questa tendenza non è dovuta ad un’inevitabilità tecnologica (ovvero a una predisposizione intrinseca della tecnologia), bensì ad un comportamento umano: un modello di business – creato nel 2001 per far fronte alla crisi del “.com” – che basa i suoi profitti sullo sfruttamento dei nostri dati. Zuboff l’ha definita un’innovazione al pari della produzione di massa di Ford e del capitalismo manageriale della GM.

Ad aver creato il fenomeno del surveillance capitalism, ormai prassi nel mercato digitale, sono proprio le big tech – principalmente Google, Facebook e Amazon, già multate dall’Unione Europea sulla base di norme anti-trust ed evasione fiscale. Nel 2017, infatti, Google ha pagato 2,3 miliardi per abuso della propria forza mercato; Facebook è stata multata 110 milioni per aver fornito informazioni false alla Commissione durante l’acquisto di WhatsApp. I giganti digitali raccolgono i dati sulle nostre attività online al fine di indirizzare pubblicità digitali e annunci online in modo sempre più preciso.

Definito la “nuova frontiera”, quello dei dati personali costituisce un mercato oligarchico dal valore immenso, dominato da pochi, ma da cui molti potrebbero trarre benefici. Il monopolio delle big tech, infatti, uccide la competizione e ostacola l’innovazione. La Commissione europea si aspetta che la produzione di dati online da parte dei suoi cittadini quintuplichi nel periodo 2018-2025. Come i dati prodotti verranno utilizzati è però ancora da vedere, l’UE è difatti impegnata in una lotta contro le big tech per cambiare lo status quo.

La strategia

“Creare fiducia invece che paura”, queste le parole usate da Margrethe Vestager, Commissario europeo per la concorrenza, alla presentazione della strategia per la gestione dei dati in UE il 12 febbraio scorso. Il problema qui non è tanto la perdita di fiducia – che forse non c’è mai nemmeno stata – bensì la crescita della paura, della diffidenza e del sentimento di impotenza verso le piattaforme (entità governate da agenti spesso inattaccabili).

Per far fronte a questo problema, già nel 2016, l’UE aveva fatto i primi passi verso la regolamentazione. La Commissione dichiarò che è diritto del cittadino essere a conoscenza di come e da chi vengano utilizzati i suoi dati, ma soprattutto egli deve essere in grado di negare il proprio consenso alla raccolta e all’utilizzo degli stessi.

Rispetto al 2016, ora l’UE sembra avere acquisito una nuova consapevolezza. “La tecnologia dovrebbe lavorare per le persone, non il contrario”, continua la Vestager, andando a sottolineare un altro pilastro importante della strategia. I dati destinati ad un uso produttivo sono una minoranza e la strategia UE mira a creare un nuovo processo di innovazione, basato proprio sui dati e sulle nuove tecnologie in grado di farli fruttare. In altre parole, Bruxelles vuole liberare il potenziale produttivo che viene tenuto in ostaggio dalle big tech, rendendo l’accesso a dati di alta qualità fruibile alle aziende, ai cittadini e ai ricercatori dell’Unione. Secondo uno studio della Commissione, le nuove misure possono generare un valore economico tra i 7 e gli 11 miliardi di euro entro il 2028. Tutto ciò grazie allo scambio libero dei dati.

L’idea di Bruxelles è quella di creare un mercato unico per i dati che possa assicurare la competitività e sovranità europea in questo campo. Tramite la creazione di spazi europei comuni in cui custodire i dati, ci si vuole assicurare che tali dati siano disponibili ai cittadini per attività economiche e sociali e che, allo stesso tempo, le compagnie che li generano siano sotto controllo. Nella visione dell’Unione, i dati sono una risorsa fondamentale per la crescita economica, l’innovazione e la creazione di posti di lavoro. Una risorsa che, se gestita e applicata nel modo corretto (non è un caso che ad accompagnare la strategia sui dati sia un report sull’Intelligenza Artificiale), porterà progresso in diverse aree. In particolare, la commissione ne individua cinque: sanità, sicurezza e sostenibilità dei trasporti, innovazione in prodotti e servizi, riduzione dei costi dei servizi pubblici, miglioramento della sostenibilità ambientale e dell’efficienza energetica.

Il primo atto

Il 25 Novembre 2020 la Commissione Europea ha approvato ilData Governance Act, il primo di tre atti legislativi sul digitale che la Commissione vorrebbe passare prima della fine dell’anno. Una strategia per prendere il controllo della situazione in modo che i cittadini ne traggano beneficio tramite l’aumento della condivisione dei dati tra settori e stati membri.

Per aumentare la fiducia, il governo europeo avrebbe pensato ad un sistema di condivisione di dati personali (per esempio età o sesso), ma a partire dai quali non sarebbe possibile risalire all’identità di colui al quale appartengono e dati non-personali (come potrebbero essere i dati sulle condizioni metereologiche).

Per aumentare la trasparenza, andando a sollevare quel velo oscuro dietro il quale sembrano nascondersi le dinamiche del capitalismo di sorveglianza, il modello di Bruxelles è basato su intermediari. Gli intermediari, che gestiscono il processo di condivisione e storage dei dati, non possono utilizzare i dati per fini personali. Agli intermediari è altresì vietato vendere i dati e utilizzarli per sviluppare prodotti propri.

L’atto legislativo permette inoltre agli utenti di rimanere in controllo dei propri dati: il sistema è basato su una condivisione volontaria dei dati con il sistema UE.

Cosa ci aspetta

Bruxelles sta già preparando le prossime mosse. Il Digital Service Act e il Digital Markets Act dovrebbero essere presentati alla Commissione entro la fine dell’anno. Queste a venire saranno manovre più drastiche che andranno ad attaccare direttamente le big tech.

Tra esse, l’atto più esplicito è sicuramente il Digital Service Act. Tramite questa legge, L’UE vuole coartare piattaforme come Amazon e Google a rendere pubbliche le loro enormi banche dati. Una bozza del documento dice infatti che queste aziende non dovrebbero usare i dati collezionati sulle piattaforme per le proprie attività commerciali, a meno che non li rendano accessibili ad altri agenti di mercato che operano nello stesso settore.


Quale sarà il mondo dopo Trump?

Per scoprirlo, approfondisci i temi della geopolitica e delle relazioni internazionali, con la XV Winter School di Geopolitica.info


Lungo una trentina di paragrafi, il DSA vuole quindi rompere il monopolio delle big tech, aumentando la competizione nel mercato digitale. Il fine? Dare ai consumatori e alle piccole imprese più potere all’interno di questo mercato. Più scelte e più sicurezza per gli utenti. Più divieti e più obblighi per i giganti tecnologici.

La posta in gioco è alta e le ambizioni della Commissione Von der Leyen non sono da meno.