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TematicheMedio Oriente e Nord AfricaLa linea Durand: origini e sviluppi della disputa territoriale...

La linea Durand: origini e sviluppi della disputa territoriale tra Afghanistan e Pakistan

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Linea Durand (o Zero Line) è il nome del confine che separa Pakistan e Afghanistan, stabilito dall’accordo del 1893 tra l’emiro afghano Abdur Rahman e il diplomatico inglese Durand.

Nel corso delle guerre anglo-afghane (svoltesi nel 1839-1842 e nel 1878-1880), la Gran Bretagna aveva constatato la propria incapacità di conquistare l’Afghanistan e aveva perciò deciso di tentare quantomeno di sottrarre alla sovranità afghana i territori più rilevanti dal punto di vista economico. Così, fu proprio questo l’obiettivo perseguito e conseguito dall’Impero indo-britannico nella negoziazione.

Dopodiché, a discapito delle rivolte scoppiate tra le tribù di etnia pashtun rimaste divise dalla frontiera, il contenuto dell’accordo venne confermato dai successivi amir afghani, senza mutamenti rilevanti.

Dagli anni ‘30, lo status giuridico della Linea Durand è al centro di una disputa territoriale tra i due Paesi

Da un lato, il Pakistan sostiene di aver acquisito la piena sovranità sulle aree e sul popolo a est della Linea Durand, in quanto Stato successore dell’India britannica. Dall’altro, l’Afghanistan contesta che, al momento della firma dell’accordo del 1893, così come al tempo delle successive ratifiche del confine nel 1905, 1919 e 1921, il Paese era subordinato alla forte pressione dei governanti coloniali britannici.

In linea generale, gli storici concordano sul fatto che Abdur Rahman e i suoi successori speravano che, accondiscendendo alla volontà britannica, avrebbero garantito all’Afghanistan i mezzi per domare le forze centrifughe interne e proteggersi dalla Russia, prima zarista e poi sovietica. 

Per quanto concerne il valore giuridico dell’accordo Durand, vi sono invece opinioni contrastanti. Mentre alcuni ritengono che, nell’ottica dell’emiro afghano, la Linea sarebbe stata volta semplicemente a delimitare le sfere di influenza rispettivamente del proprio regno e di quello britannico, altri sostengono che Abdur Rahman intendesse invece dotare il proprio regno di confini stabili, per renderlo più sicuro [E. Giunchi (2009) Il contenzioso sulla Durand Line].

Analizzando l’accordo, sembrerebbe che la Linea Durand costituisse il preludio di un confine. In questa prospettiva, i successivi patti, che stabilivano la cancellazione di tutti i trattati precedentemente conclusi, avrebbero dovuto sancire il passaggio da linea di frontiera a vero e proprio confine internazionale. 

In particolare, quello di Kabul del 1921 è l’ultimo trattato ufficiale riguardante la Linea Durand. Tuttavia, esso conteneva una clausola che conferiva a una delle parti contraenti il diritto di denunciare unilateralmente il trattato con un anno di preavviso. Inoltre, nonostante le modifiche operate rispetto al passato, esso non risolveva completamente le dispute territoriali e si presentava perciò fragile e aleatorio. 

La nascita del Pakistan nel 1947 non ha che complicato ulteriormente un quadro già assai problematico. A seguito dell’annuncio del ritiro degli inglesi dal subcontinente e al profilarsi della partizione del territorio del Raj in due Stati distinti (India e Pakistan), nel luglio di quello stesso anno si tenne, nella Provincia della Frontiera del Nord-Ovest (Nwfp) e in alcune parti del Belucistan, un referendum che avrebbe permesso alla popolazione di determinare le proprie sorti. In proposito, Islamabad è solita sottolineare come, in quella sede, il voto della maggioranza verté sull’annessione al Pakistan, con ben 289.244 opinioni a favore a fronte di 2.874 opinioni contrarie. 

Tuttavia, un aspetto che non può certo essere trascurato è che, tra le opzioni date alla popolazione, non vi erano né l’indipendenza del Pashtunistan né l’annessione all’Afghanistan. Gli inglesi non potevano, infatti, permettere il concretizzarsi né dell’una né dell’altra possibilità, poiché entrambe avrebbero favorito l’esercizio da parte dell’Urss di un maggior ascendente nella regione. 

Pertanto, sebbene, solo un mese prima del plebiscito, l’Assemblea provinciale della Nwfp avesse espresso la propria volontà di costituire uno Stato indipendente pakhtunkwa con la risoluzione Bannu, gli abitanti dell’area dovettero accantonare il sogno dell’indipendenza e accettare la propria integrazione nel Pakistan. 

Attualmente, a detta della leadership pakistana, ci sarebbero più pashtun dalla parte orientale della Durand Line che in Afghanistan. Dal canto suo, Kabul imputa questo dato al fatto che, a seguito dell’occupazione sovietica dell’Afghanistan e della successiva guerra civile nel Paese, la popolazione pashtun si sarebbe ritrovata, suo malgrado, a dipendere maggiormente dal Pakistan, se non addirittura a rifugiarvisi. 

In aggiunta, la separazione delle famiglie alla frontiera sta diventando ancor più profonda, a fronte della recinzione unilaterale e della costruzione di muri sulla Durand Line in cui è impegnato il Pakistan.

La realtà è che la porosità del confine in questione costituisce ormai un’evidenza innegabile, dinnanzi alla quale pare impossibile ipotizzare una separazione definitiva del Pashtunistan. 

Infatti, la regione dell’Afpak (per citare il neologismo associato alla tattica militare introdotta dall’amministrazione Obama, che considera il Pashtunistan pakistano e afghano come un’unica area di intervento) è tenuta insieme non solo dalla comune etnia della sua popolazione, ma anche da numerosi accordi transfrontalieri. In questo contesto, la strategia di politica estera pakistana, basata sul supporto tecnico ed economico ai talebani, quale strumento coercitivo nei confronti della dirigenza afghana, è risultata in un incremento della labilità della frontiera tra i due Stati, la quale, sempre più di frequente, è stata luogo di passaggio per il traffico di narcotici, armi, rifugiati e combattenti di varia inclinazione e natura.

In tempi più recenti, l’ex Presidente afghano Hamid Karzai ha spessosollevato la questione della Linea Durand in forum internazionali e il suo portavoce, Aimal Faizi, ha ribadito che sarà “compito del popolo afghano decidere in merito”. 

Guardando con obiettività alla situazione odierna, risulta difficile immaginare che i nazionalisti pashtun ambiscano davvero all’indipendenza. Tutt’al più, si può ritenere che essi mirino a sfruttare le istanze secessioniste, per esercitare pressioni su Islamabad e vedersi riconosciuti privilegi autonomisti

L’evolversi della disputa territoriale tra i due Statisarà fortemente determinato da quanto accadrà nell’immediato futuro in Afghanistan. Infatti, il 29 febbraio di quest’anno, è stato stretto a Doha un accordo tra Stati Uniti e talebani, che prevede la riduzione delle truppe americane presenti sul territorio dalle 13.000 unità attuali a circa 8.600 unità entro luglio 2020. Pertanto, il destino dei pashtun, come quello del resto della popolazione civile afghana, dipenderà dall’evolversi di un auspicabile processo di pace tra il governo afghano e i talebani.

Ad un primo sguardo, Islamabad e i talebani sembrerebbero i grandi vincitori dell’accordo. Infatti, il processo negoziale ha avuto luogo con l’estromissione di Kabul, mentre i talebani venivano riconosciuti a livello internazionale come interlocutori politici. Detto ciò, se da un lato il Pakistan non ha che da guadagnarci dall’istituzionalizzazione del movimento dei talebani, dall’altro ha però molto da perdere dall’instabilità dell’Afghanistan. Infatti, se è vero che la legalizzazione dei talebani afghani potrebbe rafforzare il Pakistan nella sua disputa con l’India per il Kashmir (i talebani sono fortemente avversi all’India) e potrebbe portare alla delegittimazione dei Tehrik-i-Taliban Pakistan, un gruppo armato radicale con cui le forze armate pakistane devono periodicamente scontrarsi dal 2007, è altrettanto vero che un Afghanistan non pacificato minerebbe lo sviluppo economico di tutta la regione

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