0,00 €

Nessun prodotto nel carrello.

0,00 €

Nessun prodotto nel carrello.

TematicheItalia ed EuropaLa Libia, l’Italia e il necessario cambio di visione...

La Libia, l’Italia e il necessario cambio di visione sul dossier migratorio

-

I primi mesi del 2021 hanno portato al centro del dibattito politico e mediatico il tema dei flussi migratori. Questo ha spinto il premier italiano Mario Draghi ad una accelerata per convincere gli altri paesi europei sulla necessità di un cambio di marcia sul dossier. La svolta nelle relazioni con la Francia di Macron va in questa direzione: a Roma è cara la stabilizzazione della Libia, mentre Parigi ha a cuore la regione del Sahel. Dall’altra parte del Mediterraneo, invece, i paesi nordafricani chiedono maggiore collaborazione tra Europa e paesi di origine dei migranti.

Le immagini pubblicate da Oscar Camps, fondatore della Ong spagnola Open Arms, hanno fatto il giro del mondo portando alla ribalta per l’ennesima volta – qualora fosse necessario – la questione della gestione dei flussi migratori e le migliaia di persone coinvolte che ogni giorno tentano la traversata dalla sponda meridionale del Mediterraneo per arrivare sulle coste europee. Nelle ultime settimane, negli stessi giorni in cui oltre 2000 migranti sono arrivati a Lampedusa, altrettanti sono stati intercettati e riportati indietro dalla Guardia costiera libica. A questi vanno aggiunti le oltre 600 persone che, secondo l’Organizzazione mondiale delle migrazioni (Oim), avrebbero già perso la vita nei primi cinque mesi del 2021, un dato triplicato rispetto allo stesso periodo dell’anno passato. In Italia, da inizio anno al 9 giugno sono 15.195 i migranti sbarcati, rispetto ai 5.472 dello stesso periodo nel 2020 e ai 2.128 nel 2019. Secondo l’Onu, la mancanza di protezione dei diritti umani per i migranti in mare non è una tragica anomalia, ma piuttosto una conseguenza di decisioni politiche e pratiche concrete da parte delle autorità libiche e degli Stati membri dell’Unione Europea (Ue). Critiche che l’Ue e i suoi paesi membri hanno ricevuto direttamente dall’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Michelle Bachelet. Secondo quest’ultima, Tripoli e Bruxelles dovrebbero riformare con urgenza le loro attuali politiche e pratiche di ricerca e salvataggio nel Mediterraneo centrale, garantendo coerenza tra accordi e diritto internazionale.

Proprio sul dossier migratorio il Presidente del Consiglio italiano, Mario Draghi, dopo l’uscita poco felice sulla “soddisfazione” del lavoro fatta dalla Guardia costiera libica, sembra aver cambiato marcia. “Le immagini dei bambini morti sulle spiagge della Libia sono inaccettabili”, ha affermato il premier italiano al termine di un Consiglio europeo che ha mostrato tutte le resistenze dei paesi membri verso una riforma organica del fascicolo migratorio. È una priorità sulla quale Roma sta pressando per ricevere un impegno maggiore anche da parte di Bruxelles. La speranza italiana è quella di arrivare il prima possibile ad un patto intergovernativo che garantisca la suddivisione dei migranti tra alcuni dei paesi membri. Questo è stato l’argomento principale del bilaterale che ha visto protagonisti lo stesso premier italiano e il Presidente francese, Emmanuel Macron. Un deciso cambio di passo se si pensa alla storia della regione nordafricana che ha visto quasi sempre Parigi e Roma posizionarsi su fronti opposti. L’idea di Draghi è quella di creare un sottoinsieme di paesi disposti ad aiutarsi tra loro ed evitare i tempi lunghissimi dell’apparato burocratico europeo e la “finta solidarietà” degli Accordi di Malta firmati a settembre 2019. Tra i punti centrali della battaglia che dovrebbe portare avanti il premier italiano ci sono: salvataggi in mare, corridoi umanitari e chiusura dei campi in Libia, redistribuzione dei migranti e rimpatri assistiti. Ancora, un maggiore controllo dei confini meridionali della Libia, con particolare attenzione a ciò che accade nel Sahel. Infine, un piano lanciato dall’Ue per l’Africa che abbia come fine la sostituzione dell’economia illegale basata sul traffico illecito di esseri umani con investimenti sulla cooperazione per lo sviluppo.

Il carisma di Draghi e le immagini scioccanti dei cadaveri sembrano aver spinto l’Europa a cercare una soluzione il prima possibile al problema. In quest’ottica rientra anche il viaggio del 28 maggio scorso in Libia del Ministro degli Esteri italiano, Luigi Di Maio, insieme all’omologo maltese Everist Bartolo e al Commissario Ue per il Vicinato e l’Allargamento, Olive’r Varhelyi. Obiettivo: sancire una nuova cooperazione con la Libia e cercare di garantire reale sicurezza alle frontiere meridionali. La missione è andata incontro alla richiesta della Ministra degli Esteri libica, Najla al-Mangoush, di intercettare le rotte dei migranti molto prima che arrivino sulle coste libiche.

Ovviamente anche Tripoli dovrà fare la sua parte, nonostante le reiterate dichiarazioni del premier Abdel Hamid Dbeibah che ha sottolineato come la Libia, in quanto paese di transito, non può da sola fermare la migrazione irregolare e la tratta di esseri umani, chiedendo una maggiore collaborazione tra l’Ue e i paesi di origine dei migranti. Dbeibah ha ricevuto nei giorni scorsi il Commissario per gli Affari Interni dell’Unione Europea, Ylva Johansson, alla presenza dell’Ambasciatore dell’Ue in Libia, Jose Sabadel. Al centro dei colloqui naturalmente l’immigrazione illegale e il traffico di esseri umani. A parere dei libici il problema dell’immigrazione clandestina non è un problema interno, ma piuttosto un fenomeno internazionale che richiede la collaborazione di tutti per trovare una soluzione.

Il tema è stato al centro anche della visita del capo del Governo di Unità Nazionale (Gnu) libico a Roma lo scorso 31 maggio, che è stata seguita dal viaggio dello stesso misuratino a Parigi per incontrare la controparte francese. La visita di Dbeibah a Roma e poi a Parigi è stata ritenuta molto importante. Avvenuta dopo il rilancio delle relazioni italo-francesi su Nord Afrcia e Sahel, sembra voler sancire l’inizio di una nuova fase: serve un impegno comune che possa evitare o limitare un’ulteriore destabilizzazione dell’area. Stabilizzare il Mediterraneo è vitale: sia in termini di controllo dei flussi migratori, che del contrasto al terrorismo di matrice islamica, per finire alla gestione delle rotte energetiche. Argomenti troppo caldi per lasciare spazi vuoti che potrebbero essere colmati da altri attori interessati: Turchia e Russia ci insegnano qualcosa.

Partnership franco-italiana dunque. Per questo la Francia apre alla possibilità che l’Unione elabori “soluzioni pratiche in materia di relazione con i paesi di origine o transito”, sulla scia di quanto l’Italia sta discutendo in questi giorni con la Tunisia: aiuti, investimenti e corridoi per l’immigrazione regolare in cambio di maggiori controlli di coste e confini. Gli argomenti al centro dei colloqui tra Roma e Parigi riguardano l’intera situazione nel Nord Africa, ma anche nel Sahel, nel Ciad e nel Mali, perché i paesi come la Libia e la Tunisia sono ormai sempre più paesi di transito. Sulla rinnovata intesa con Parigi, dunque, l’orizzonte di Draghi va oltre la questione migratoria e la Libia, parte da Tripoli, per poi svilupparsi in Africa e nel Mediterraneo. In tal senso, la Libia rappresenta una porta verso il resto del continente dove l’Italia ha sempre più interessi, come dimostrato anche dagli ultimi viaggi del Ministro Di Maio nei paesi della regione. La visita in Niger di qualche giorno fa, dove il capo della Farnesina e il suo omologo Hassoumi Massoudou hanno firmato una dichiarazione congiunta con l’obiettivo di rafforzare la cooperazione sulle questioni migratorie, è stata la seconda nell’Africa subsahariana negli ultimi mesi, dopo quella in Mali. Tali visite fanno parte del quadro di interesse che Roma ha nel continente, come dimostra la particolare attenzione dedicata all’Africa dalla presidenza italiana del G20. Paesi come il Niger sono cruciali per la stabilità regionale, non solo per quanto riguarda la lotta alla tratta di esseri umani, ma anche per il contrasto al terrorismo jihadista.

Anche gli altri paesi sembrano muoversi sul dossier. Una delegazione maltese guidata dal Ministro dell’Interno, Byron Camilleri, si è recata in Libia per discutere della potenziale cooperazione in materia di sicurezza e immigrazione tra i due paesi. L’obiettivo di Malta è quello di limitare il transito politicamente controverso dei richiedenti asilo dalla costa libica, anche se l’immigrazione sta guidando una sostanziale crescita demografica ed economica nella nazione insulare. Il Presidente tunisino Kais Saied ha avvertito che l’Europa può arginare il flusso di migranti in arrivo dai paesi nordafricani solo contribuendo a migliorare le condizioni nei paesi di origine. Secondo Tunisi, un approccio alla migrazione che si occupi solo della sicurezza, impedendo alle persone di raggiungere l’Europa, alla fine non riuscirebbe a risolvere quella che è una crisi che caratterizza un’intera regione. Una linea, quella tunisina, che sembra coincidere con quella di Tripoli.Sarebbe interesse europeo, da un lato, cercare di controllare e gestire i flussi migratori che da troppo tempo creano dissidi all’interno dell’Unione; dall’altro, far percepire ai paesi nordafricani, in particolare alla Libia, i vantaggi di una cooperazione che sia in grado di soddisfare le parti non solo da un punto di vista economico (ciò che più interessa) ma anche di rispetto dei diritti umani. La rinnovata intesa italo-francese, qualora dovesse consolidarsi, potrebbe, con il supporto tedesco, essere un punto di partenza per una nuova iniziativa politico-diplomatica tesa a riunire e responsabilizzare, possibilmente in un apposito gruppo di lavoro, gli attori coinvolti – anche quelli esterni – sia sul dossier migratorio che su altri temi caldi come gli interessi energetici nella regione. Bruxelles necessita di un cambio di marcia rispetto al passato: le sue scelte non devono più essere dettate dall’emergenza periodica ma da una strategia ragionata e di lungo periodo. E fintanto che l’Ue e i paesi membri non si dimostreranno disposti a cambiare radicalmente le proprie politiche migratorie, gestendo in maniera lungimirante la crisi, i diritti umani continueranno ad essere calpestati. Aspettando l’Europa, l’Italia punta alla stabilizzazione dei paesi nordafricani con un occhio al Sahel.

Corsi Online

Articoli Correlati

La Croazia entra nell’Eurozona mentre si riaccendono le antipatie con la Serbia

A seguito dell’approvazione della Commissione Europea del primo giugno, la Croazia è un passo più vicina all’adozione ufficiale dell’euro....

L’Italia e gli Stati dell’Unione Europea alla prova del decoupling dalla Russia: cronaca di una mancata pianificazione strategica

L’escalation che sta interessando l’Ucraina rappresenta il capitolo più recente di un conflitto in corso da otto anni tra...

Dall’Intermarium al Trimarium. L’Europa centro-orientale tra nuove iniziative e vecchi schemi

Il concetto dell’Intermarium, letteralmente “la terra tra i mari”, rappresenta una delle più significative teorizzazioni geopolitiche relative allo spazio...

Le politiche migratorie dell’Unione Europea dagli anni Novanta ad oggi: il ruolo centrale degli strumenti di esternalizzazione

Per decenni Paesi di emigrazione, gli stati membri dell’UE hanno compreso la necessità di sviluppare una politica migratoria e...