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TematicheRussia e Spazio Post-sovieticoLa Guerra in Ucraina sul mare

La Guerra in Ucraina sul mare

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La guerra in Ucraina, ogni giorno che passa, fa emergere i limiti delle Forze Armate delle Federazione Russa. Neppure sul “mare di casa” riescono ad avere una supremazia, ne tantomeno ad acquisire il “local sea control”.

Nel giro di circa cinquanta giorni, sono ben due le navi da guerra russe danneggiate ed una di queste affondata.

La prima, una landing ship, attaccata dalle forze ucraine, nella seconda decade di marzo, nella città portuale meridionale di Berdyansk. 

A seguire, a causa di un incendio, l’Ammiraglia russa della Flotta del Mar, l’incrociatore Moskva, il giorno 13 aprile ha subito dei gravissimi danni tanto da far evacuare l’Unità. Quest’ultima attività è una delle scelte più delicate che un Comandante è chiamato a prendere per trarre in salvo i suoi uomini. Probabilmente, notizia non confermata, le forze ucraine, tramite i c.d. sistemi di A2AD – per la precisione missili da crociera Neptune – hanno colpito con un attacco missilistico la flagship russa.

Bisognerebbe analizzare l’accaduto da più prospettive, partendo dalla sfera militare sino a quella più ampia che riguarda aspetti che spaziano dal politico al sociale e informativo.

Da un punto di vista militare, questo è un duro colpo inflitto alla Marina. Seppur trattasi di una Unità datata (consegnata nel 1982), era pur sempre un simbolo ed orgoglio della Marina. Da qui emergono altri due elementi, il morale degli Equipaggi, che quasi sicuramente sarà sempre più basso e, se confermato l’affondamento legato ad un attacco missilistico, la capacità di difesa delle stesse Unità. Nello specifico, apparirebbe la scarsa preparazione degli Equipaggi e la mediocre performance dei sistemi di difesa stessi. Non riuscire a guadagnare neppure un sea control locale è un problema per Mosca, che in tal modo non sarebbe, di fatto, nemmeno in grado di schierare in sicurezza le proprie forze per prepararsi ad un eventuale sbarco su costa (qualora sia loro intenzione nel farlo). In sostanza appare evidente come la capacità di war-fighting navale non sia adeguata al contesto odierno, per di più è avvenuto nel mare di casa, il Mar Nero e non in contesti lontani dove vi era necessità di deployment.

Rimane, tuttavia, una riflessione da fare: come mai la Federazione Russa pur avendo assetti moderni stia dispiegando, in generale, assetti datati. Una risposta potrebbe essere il fatto di non voler esibire le performance degli assetti di ultima generazione o di risparmiarli per contrastare un intervento militare diretto della NATO.

Da un punto di vista politico, Putin continua a perdere di prestigio, ora tutto il mondo sa delle gravi difficoltà del suo esercito e della sua Marina nel gestire il conflitto.

Dal punto di vista informativo, la gravissima perdita avuta rappresenta un ulteriore punto di vantaggio ucraino nella propaganda interna, nel continuare a incitare il proprio popolo a non arrendersi, e nella comunicazione verso l’esterno. Dal punto di vista russo, il fatto che tale Unità Navale sia affondata nelle acque antistanti Odessa (circa 60 miglia nautiche a sud), città con cui c’è un forte legame, è una coltellata difficilmente sanabile (non da un punto di vista di capacità militare ma di morale e di legame con la città stessa).

Concludendo, seppur l’incrociatore Moskva sia datato, la perdita riveste carattere importante. In aggiunta, se la causa dell’affondamento dovesse essere confermata quale attribuibile alle forze ucraine, i task militari espletabili, in maniera seria ed efficace, dai mezzi della Federazione Russa, quali presenza-sorveglianza-deterrenza, perderebbero di credibilità. Inoltre, emergerebbe anche il fatto di non essere in grado di acquisire, con i propri assetti, neppure un “local sea control”. Elemento quest’ultimo di fondamentale importanza per una nazione che si identifica quale potenza di rango globale. Ulteriormente, tale conflitto evidenzia come le guerre oggi siano multi-dominio (mare-terra-aria-spazio-cyber) e non più strettamente di settore, dove vi sono interazioni, interconnessioni e interdipendenze tra i singoli domini, intorno al core che rimane quello marittimo, che può portare anche alla perdita di assetti (vds es. Unità cl. Slava).

Di seguito, una scheda tecnica dell’Unità russa classe Slava.

DislocamentoCirca 11000 tonnellate
Lunghezza186.4 m 
Larghezza20.8 m 
Velocità32 nodi
Equipaggio510
Possibilità di imbarcare almeno un elicottero

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