La Guerra dei Trent’anni e il Medio Oriente

Esiste un parallelismo tra la Guerra dei Trent’anni e le guerre in corso in Medio Oriente? Con il presente contributo si tenterà di dare una risposta affermativa a questa domanda, dimostrando la comunanza tra le due circostanze storiche in termini di condizioni sociali e aspetti culturali.

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 La Guerra dei Trent’anni

La riforma protestante ha avuto origine nel 1517 per opera del monaco agostiniano tedesco Martin Lutero. Alla data del 31 ottobre di quell’anno, Lutero avrebbe affisso sul portone della chiesa del castello di Wittenberg, 95 tesi contro vari scandali della Chiesa Cattolica e su problematiche teologiche. Da ciò scaturì’ una nuova dottrina religiosa basata fondamentalmente sulla fede e su un libero esame delle scritture da parte del cristiano: sola fide, sola scriptura. Il cristiano non aveva bisogno di accumulare meriti per essere salvato giacché, a tal uopo, era già intervenuta, in perpetuo, la grazia divina. La dottrina luterana fu utilizzata dai principi tedeschi come strumento di sottrazione all’influenza imperiale ed ecclesiastica e per incamerare i beni della chiesa.  L’espressione Guerra dei Trent’anni indica un conflitto locale estesosi poi su larga scala, coinvolgente tutti i paesi europei, in particolare quelli dell’area germanica, nel trentennio 1618 – 1648. I protagonisti furono l’Imperatore Ferdinando II d’Asburgo e il Cardinale Richelieu. Il professor Jhon Munro dell’Università di Toronto, ha affermato che l’economia europea negli anni precedenti alla Guerra dei Trent’anni, precisamente nel periodo 1551 – 1600, fu caratterizzata da aumento demografico, aumento pressoché generale dei prezzi, aumento dell’inflazione, aumento del debito pubblico, crescita del settore bancario e dell’industria del ferro. Quali questioni politiche e religiose furono alla base dello scoppio e della continuazione del conflitto? Anzitutto i fenomeni e gli eventi legati alla riforma luterana e ai conflitti da questa derivati, e che videro coinvolti i principi tedeschi, riuniti nella Lega di Smalcalda, che avevano aderito alla riforma luterana, opposti ai principi cattolici e all’imperatore Carlo V, desideroso di ripristinare l’unità religiosa nei suoi territori. Con la Pace di Augusta del 1555 l’imperatore fu costretto a riconoscere ufficialmente l’esistenza della confessione luterana all’interno dei territori dell’Impero, e durante la Dieta di Augusta Carlo V accolse la Confessio Augustana, la prima esposizione ufficiale della dottrina luterana. In tale occasione fu sancito il principio in base al quale le due confessioni religiose avrebbero potuto convivere stante il principio del cuius regio, eius religio (ovverosia: i sudditi debbono seguire la religione del loro signore).  La pacificazione di Augusta risultò un compromesso debole e soprattutto parziale, giacché ignorava l’esistenza di altre confessioni religiose oltre alla cattolica e alla luterana; fu, infatti, la diffusione esponenziale della dottrina del riformatore ginevrino Giovanni Calvino nell’Europa centrale a partire dalla metà del XVI secolo a provocare l’inizio della guerra, assieme al conflitto religioso che investì la Francia circa un ventennio dopo, e che terminò con il riconoscimento di una timida tolleranza religiosa con l’Editto di Nantes del 1598. La Francia uscì indebolita dalle guerre di religione, ma riuscì in breve tempo a riconquistare il ruolo di potenza europea di primo piano. La Spagna di Filippo II manteneva l’egemonia militare, ma dava i primi segni di cedimento a livello finanziario, anche a causa della guerra delle Fiandre. Con Filippo III si aprì il periodo della cosiddetta Pax Hispanica. Nella prima metà del XVII secolo le Province Unite, ottenuta l’indipendenza dalla Spagna, assunsero il ruolo di prima potenza marittima e commerciale del continente. I regni di Svezia e Danimarca intervennero nella Guerra dei Trent’anni a causa degli scontri per il dominio sul Mar Baltico [Broggio s.a.] Operata questa premessa, possiamo affermare che Ferdinando II ambiva a creare in seno all’Europa un imponente Impero cattolico unitario togliendo la supremazia alla Germania. Il Cardinale Richelieu, invece, mirava a creare una forte alleanza protestante in funzione antiasburgica fino al momento in cui la Francia non fosse stata in grado di intervenire direttamente nel conflitto e volgerne le sorti a proprio favore. La Guerra dei Trent’anni, coinvolse quasi cento milioni di persone, e si articolò in quattro fasi: fase boemo palatina (1618 – 1625), fase danese (1625 – 1629), fase svedese (1629 – 1635), fase francese (1635 – 1648). Il tremendo conflitto finì con la Pace di Westfalia del 1648 con la quale l’Impero Asburgico e la Spagna perdettero parte della loro autorità e la Francia confermò la propria egemonia sul continente, oltre che il ruolo di arbitro del trattato e garante degli equilibri. Inoltre crollarono gli ideali dell’Impero e della Chiesa quali poteri universali. Essi, infatti, furono sostituiti dai moderni concetti di libertà religiosa e indipendenza politica. Il calvinismo fu riconosciuto come confessione [Ciotola, Tudisco 2013].

Islam e islamismi

L’islam è, come ebraismo e cristianesimo, una religione abramitica. Rivelata dall’arcangelo Gabriele al profeta Maometto nella prima metà del VII secolo d.C. Con essa è nata la civiltà arabo-musulmana che si è estesa, in un lasso temporale relativamente breve, dal Mediterraneo alla Persia formando il Dar al Islam, la patria dell’Islam. Va operata una distinzione tra islam e Islam: nel primo caso ci si riferisce alla religione iniziata da Maometto, nel secondo, invece, ai territori governati da un potere rispecchiante i dettami della legge musulmana. La parola islam indica la volontà di essere obbedienti ad Allah, termine arabo che esprime il concetto di unico Dio creatore dell’universo. Da ciò si evince che la Sharia disciplina il credo degli islamici e regola finanche la vita della comunità. L’islam è profondamente diviso al suo interno in sunniti e sciiti. I sunniti, ossia coloro che seguono la Sunnah (la tradizione musulmana) e gli insegnamenti dei successori di Maometto, rappresentano circa il 90% dei fedeli islamici a livello mondiale [Larroque 2015].  I sunniti accettano l’interpretazione delle quattro grandi scuole giuridiche (Madhabit) dell’VIII e del IX secolo ossia: hanafismo, milikismo, sciafismo, hanbalismo. Gli sciiti sono stimati in circa il 10 e il 15% dell’intera comunità islamica mondiale. Costoro si oppongono alla successione originale e seguono, invece, gli insegnamenti di Alì, cugino e genero di Maometto. Particolare caratteristica dello sciismo è il non riconoscimento della Sunnah nonché la considerazione di unica autorità religiosa spettante alla figura dell’imam, considerato una sorta di iniziato ai misteri della Rivelazione, mentre per i sunniti, esso, è semplicemente una guida nella preghiera. Gli sciiti criticano ai sunniti di dare al corano un senso esclusivamente exoterico, letterale e legalistico; contrapposto alla loro visione esoterica del medesimo testo sacro [De Notariis 2010]. Esiste un’importante differenza tra islam e islamisti; mentre il primo rappresenta una religione, gli ultimi rappresentano un insieme di ideologi politici. Essi hanno lo scopo di rafforzare la Umma (comunità dei credenti).  La studiosa di geopolitica Anne Clementine Larroque, riguardo all’essenza dell’islam, afferma: «[…] la religione islamica contiene in sé un’idea di governance. La dimensione politica è parte integrante dell’islam. Tuttavia, gli islamisti spingono il progetto di costruzione politica più lontano: lo Stato islamico deve inglobare tutta la società, le sue leggi, i suoi principi economici, i suoi individui. L’islamismo presenta dunque un aspetto totalitario, sia politico che sociale […]» [Larroque 2015]. Per implementare siffatto modello di società sono percorribili tre vie: attivismo politico, attivismo religioso e violenza terroristica, detta jihadismo. Queste vie portano ad altrettante modalità operative: azione politica, religiosa e attentati. Vi sono gruppi che perseguono una sola delle suddette vie e in taluni casi le perseguono tutte e tre. Solitamente gli islamisti attuali si rifanno alla scuola hanbalita. I punti cardine di questa scuola sono, in primis, il diritto musulmano plasmato secondo i dettami della religione, in secundis la contestualizzazione della nascita dei testi sacri. Particolare caratteristica dello sciismo è l’unità, unita al senso di comunità. Tali caratteristiche lo differenziano dal sunnismo. È importante rammentare che i capi religiosi sciiti godono di forte autonomia rispetto al potere politico.

Islamismi e potere

Per confermare l’ipotesi di partenza è opportuno introdurre il rapporto tra islamismi e potere, nonché focalizzare i dati sull’economia e l’istruzione dei parsesi del Medio Oriente. In realtà solo tre gruppi islamisti coltivano ambizioni politiche: Fratelli Musulmani, salafiti riformisti e shiiti Khomeinisti. Questi gruppi differiscono sui modi per raggiungere l’applicazione della sharia. In generale i gruppi di islamisti possono essere considerati sotto quattro angolature: legittimazione da parte del potere politico, legittimazione elettorale, emarginazione politica, clandestinità. Un sistema in cui il potere politico è esercito da un’autorità religiosa costituisce una teocrazia, di cui l’Iran rappresenta un chiaro esempio. Il periodo contemporaneo ha mostrato e continua a mostrare numerosi esempi di islamismo radicale e violento. Il Corano cita spesso il concetto di jihad indicando l’uso della violenza per estendere i confini del Dàr-al-islam o la difesa della Umma.  A partire dal XIX secolo, per alcuni, in particolare in Algeria, Libia e Sudan, la jihad rappresenta un’arma per la lotta anticoloniale, divenendo poi un’ideologia vera e propria. Partendo da questo filone di pensiero i mujaheddin hanno combattuto, e vinto, una guerra contro l’invasione da parte dell’URSS. Tuttavia l’aver sconfitto la superpotenza sovietica, non ha prodotto altrettante rivoluzioni a livello locale gettando così le basi per la nascita di Al-Qāʿida [Larroque 2015].  I bersagli di Al-Qāʿida sono l’ex alleato dei mujaheddin, gli USA e, in quanto infedeli, cristiani ed ebrei. La nascita di Al-Qāʿida si inserisce nel contesto post guerra fredda ed evolve dopo l’attentato al World Trade Center di New York , l’11 settembre 2001. Lo scontro tra jihadisti sunniti e alauiti è stato acuito dalla guerra civile siriana nel 2011. Migliaia di combattenti sunniti sono arrivati di rincalzo, dall’Europa e dal Nord Africa, agli jihadisti che si contrappongono al dittatore Bashar Hafiz al-Asad. Il contesto siriano appare eterogeneo; in esso infatti, operano il gruppo salafita Al Nusra, e lo Stato Islamico (ISIS), proveniente dall’ Iraq e sorto, nel 2004, da una costola di Al-Qāʿida. Nel 2014 l’ISIS ha annunciato la nascita di un califfato islamico sotto la guida del sedicente califfo Abou Al Baghdadi, dit Ibrahim. L’attuale scenario mediorientale è or dunque assai variegato, ed è in tale scenario che si inseriscono gli attentati terroristici verificatisi in Europa negli ultimi anni: la strage di Charlie Hebdo, l’attacco al Bataclan, l’esplosione all’aeroporto di Bruxelles-Zaventem la strage sulla Promenade des Anglais a Nizza, l’assalto al terno bavarese da parte di un giovane che brandiva un’ascia e infine la recente strage ai mercatini di Natale di Berlino, di cui uno degli autori è riuscito a raggiungere l’Italia, dove, pare, dovesse compiere un’azione terroristica, e dove è stato ucciso da un agente di polizia.

Parallelismi

In uno studio pubblicato per l’Aspen Institute, Lorenzo Kamel afferma che il parallelismo tra Guerra dei Trent’anni e l’attuale scenario mediorientale è in realtà fuorviante; in quanto, la suddetta guerra ebbe poco a che fare con questioni legate a identificazioni religiose “[…] Non si spiegherebbe altrimenti la ragione per la quale, ad esempio, la cattolica Francia sostenne il vittorioso intervento della Svezia protestante, guidata da Gustavo II Adolfo (1594–1632), contro il Sacro Romano Impero e la Lega Cattolica […]” [Kamel 2016]. Secondo il dottor Kamel le ragioni di base della Guerra dei Trent’anni e delle guerre del Medio Oriente contemporaneo sono di natura pragmatica ed economica, inoltre “[…] Per molti secoli, sunniti e sciiti, ma anche cristiani, ebrei e altri gruppi religiosi hanno vissuto nella regione raggiungendo un livello di coesistenza comparativamente superiore a quello registrato in gran parte del resto del mondo […]” [Kamel 2016]. In effetti, è vero che sia i sovrani e dignitari europei di inizio XVII secolo, sia i leader islamisti attuali sono accomunati da motivazioni di fondo legate a interessi economici, ma è altrettanto vero che hanno sfruttato, e continuano a farlo, la guerra di religione da far combattere ai loro popoli, col fine di raggiungere i propri scopi. Ciò è esplicabile con i limiti dei popoli dei suddetti contesti, ossia: ignoranza, superstizione, povertà, sudditanza rispetto all’autorità religiosa, assenza di democrazia (cfr. “Economia, Islam e politica nei paesi MENA”, lezione dell’insegnamento di Geopolitica per il Corso di Laurea in Scienze sociali per la globalizzazione, a.a. 2012-2013). La gravità del problema si riassume in questo: il Medio Oriente attualmente in guerra, risulta essere indietro di quattro secoli dal punto di vista dell’implementazione dei diritti umani e delle libertà in campo politico, economico e nella separazione tra politica e religione. Va aggiunto che quanto sta accadendo in Medio Oriente e Africa settentrionale è finanche conseguenza della fallimentare politica coloniale e postcoloniale di alcune potenze occidentali (in primis Francia, Regno Unito e USA). La posizione dell’Italia in seno allo scenario appena descritto è quella di un paese che ha contribuito al crollo dell’Impero Ottomano i cui territori furono poi spartiti dalle potenze europee, tra cui Francia e Regno Unito, e non solo. In questo scacchiere sorsero paesi privi di fondamento etnico e religioso come, ad esempio, la Siria o la Libia. Ciò ha determinato nel tempo l’accrescere di un pregiudizio da parte degli islamisti nei confronti degli occidentali, considerati responsabili dei fatti appena descritti, e dunque nemici da annientare o comunque da destabilizzare.Oltre che nelle operazioni militari, in taluni casi inevitabili, è necessario pertanto instaurare un dialogo con gli elementi progressisti e “illuministi” dell’islam, unito ad una massiccia attività di intelligence. Allo stato attuale nessun’altra soluzione appare efficace ad accompagnare l’Islam attraverso il suo processo di democratizzazione e modernizzazione.