La Guardia Nazionale americana: uno sguardo ad una Forza militare unica e peculiare

Le immagini dell’irruzione a Capitol Hill, il 6 gennaio 2021, ormai divenute tristemente famose, pongono seri interrogativi sulle criticità del sistema di sicurezza di quello che dovrebbe essere il luogo più protetto del mondo. Tuttavia, offrono al contempo, l’opportunità di approfondire i tratti peculiari di una forza militare poco conosciuta ma estremamente interessante: la Guardia Nazionale americana. Componente integrante dell’esercito degli Stati Uniti, è chiamata a rispondere in maniera tempestiva sia alle crisi interne ai confini statunitensi che in teatri all’estero. A livello operativo la Forza risponde, a seconda del contesto, ai governatori dei singoli stati o direttamente al presidente.

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A proposito della Guardia Nazionale

La particolare natura giuridica della Guardia Nazionale è estremamente interessante; la componente militare, unica tra le forze armate statunitensi, può svolgere funzioni statali e federali. Generalmente chiamata a rispondere alle emergenze a livello statale – per esempio in occasione di catastrofi naturali – è autorizzata anche a svolgere un ruolo di applicazione della legge nazionale nonché essere dispiegata in contesti operativi all’estero, come frequentemente accaduto negli ultimi anni. La grande duttilità di tale Forza rispecchia un’organizzazione quantomeno complessa.

Due sono le componenti principali: la U.S. Army National Guard e la U.S. Air National Guard, entrambe composte da riservisti ma, allo stesso tempo, differenziate dalle componenti gemelle di esercito e aeronautica.  A livello federale, la Guardia è supervisionata dal National Guard Bureau, il cui capo è un generale a quattro stelle e membro del Joint Chiefs of Staff, il principale organo consultivo dell’esercito. Ad oggi l’organico conta circa 450.000 operatori, che servono in cinquantaquattro organizzazioni separate dislocate nei cinquanta stati federali, a Washington DC e in tre territori degli Stati Uniti: Guam, Porto Rico e le Isole Vergini. Poiché riservisti, molti membri della Guardia Nazionale servono a tempo parziale impegnandosi in un fine settimana di allenamento al mese più un minimo di poche settimane di servizio all’anno.

Nascita ed evoluzione di un nuovo modello operativo

Le origini storiche della Guardia Nazionale sono da ricercarsi all’interno dell’organizzazione delle milizie stabilite dalle colonie americane, in cui, come da usi e costumi inglesi, era prevista la formazione di cittadini-soldato che provvedessero alla difesa comune. Ufficialmente nata il 13 dicembre 1636 quando la Colonia della Baia del Massachusetts creò i primi reggimenti di miliziani delle colonie, la Guardia Nazionale era stata chiamata ad operare per preservare le milizie statali alla luce di quel precario equilibrio di potere tra autorità statali e federali tanto agognato dalla Costituzione. All’inizio del XX secolo e, in particolare, dopo l’approvazione del Militia Act del 1903, la Guardia è stata trasformata da una rete vagamente organizzata di milizie nella forza ben equipaggiata e reggimentata che conosciamo oggi.

Comando e assetto operativo

Anche se il più delle volte la Guardia Nazionale è attivata dai governatori dei rispettivi stati o territori, resta possibile l’opzione della c.d. federalizzazione della Forza – la Guardia Nazionale del distretto di Washington è esclusivamente sotto il controllo federale. Ricorrente è, ad esempio, la richiesta presidenziale di attivazione della Guardia Nazionale in caso di uragani, per rafforzare la sicurezza delle frontiere o assistere le operazioni militari statunitensi. È molto raro che il Presidente decida di “federalizzare” la Guardia Nazionale senza il consenso del governatore; sulla scia dell’uragano Katrina, il presidente George W. Bush, per esempio, rifiutò di prendere il controllo della Guardia Nazionale della Louisiana a causa dell’obiezione del governatore Kathleen Blanco. Meno raramente, invece, i governatori hanno chiesto al governo federale di assumere il controllo delle loro unità della Guardia, come fece il governatore della California Pete Wilson durante le rivolte di Los Angeles del 1992. Sul rischio di un controllo eccessivo da parte del presidente, nel marzo 2020, il generale Joseph L. Lengyel, ex capo del National Guard Bureau, ha affermato che “Ogni stato ha un modo diverso di affrontare i disastri, e la Guardia Nazionale è qualificata per agire sotto il comando e il controllo dei governatori dello stato”.

Compiti e prerogative

Dal punto di vista strettamente operativo, la Guardia Nazionale adempie a una serie di compiti, tra cui:

  • Soccorso in caso di calamità: spesso chiamata a rispondere alle emergenze a livello statale- centinaia di membri della Guardia Nazionale sono stati dispiegati per combattere gli incendi che hanno devastato gli stati occidentali tra cui California, Oregon e Washington nel 2020-, la Guardia adotta, ogni anno, speciali protocolli per contrastare gli uragani che colpiscono regolarmente gli Stati Uniti. Nel solo 2019, la Guardia ha risposto a sessantatré disastri naturali, tra cui sette uragani o tempeste tropicali, diciannove inondazioni e dodici incendi.
  • Supporto militare: tra le sue numerose funzioni, la Guardia Nazionale svolge anche un ruolo cruciale nel sostenere le operazioni militari statunitensi all’estero: dall’11 settembre ad oggi, più di un milione di membri della Guardia Nazionale sono stati schierati in teatri operativi tra cui Iraq e Afghanistan. Attualmente si contano circa trentamila soldati schierati nei vari teatri operativi in tutto il mondo.
  • Law Enforcement: la Guardia Nazionale può essere dispiegata dai governatori statali per scopi di tutela dell’ordine pubblico; molti stati hanno attivato le loro Guardie Nazionali in risposta alle storiche proteste contro ogni forma di razzismo in tutti gli Stati Uniti a seguito dell’omicidio di George Floyd, a Minneapolis nel maggio del 2020. Il 6 gennaio 2021, la Guardia Nazionale è stata dispiegata in risposta all’assalto al Campidoglio da parte di alcuni sostenitori del presidente uscente Donald Trump mentre i legislatori si stavano incontrando per certificare le elezioni presidenziali. Dopo questi tragici eventi, migliaia di membri della Guardia provenienti da diversi stati vicini sono stati mobilitati per fornire sicurezza nella capitale prima dell’insediamento del presidente eletto Joe Biden.
  • Assistenza elettorale: la Guardia ha fornito supporto per la sicurezza informatica nell’amministrazione delle operazioni di voto e di scrutinio. A causa della pandemia, i membri della Guardia hanno, in alcuni casi, anche fornito personale nei seggi elettorali di alcuni stati.

In generale, il 2020 può essere considerato come un anno storico per la Guardia Nazionale; quasi centomila soldati sono stati dispiegati negli Stati Uniti in risposta a disastri naturali, disordini civili e alla pandemia da COVID-19, superando il precedente record di dispiegamento di personale stabilito durante la risposta all’uragano Katrina.


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Controversie sul dispiegamento della Forza armata

Non poche sono state le occasioni di confronto, e scontro, tra presidenti e governatori che si sono interrogati sul ruolo della Guardia Nazionale in contesti di law enforcement, in particolare durante periodi di disordini civili; mentre, infatti, i governatori possono chiedere ai membri della Guardia di servire come forze dell’ordine “temporanee”, i presidenti non possono farlo in circostanze normali. Il Posse Comitatus Act, infatti, proibisce al presidente di usare i militari in questo ruolo. Tuttavia, i presidenti possono aggirare tale ostacolo appellandosi alle tutele giurisprudenziali legate all’Insurrection Act che conferisce al presidente l’autorità di dispiegare la Guardia Nazionale per rispondere ad un’insurrezione che rende impossibile l’applicazione della legge federale, o in caso di disordini civili che privino la collettività dei principali diritti costituzionali. Il presidente Dwight D. Eisenhower, per esempio, prese il controllo della Guardia Nazionale dell’Arkansas per far rispettare l’ordine di desegregazione delle scuole statali in seguito al rifiuto del governatore di conformarsi alla decisione Brown v. Board of Education della Corte Suprema. Esempio seguito anche dal presidente John F. Kennedy in Alabama e Mississippi.

Il dibattito sull’uso “domestico” dei militari è stato acuito, ancora una volta, nel 2020 in occasione delle proteste antirazzismo a livello nazionale scatenate dalla morte di Floyd; in quell’occasione, il presidente Trump ha minacciato di schierare i militari per sedare i disordini civili in alcune parti del paese su impulso di alcuni legislatori repubblicani invocanti l’applicazione dell’Insurrection Act. Sull’opportunità, da parte del presidente, di ricorrere al dispiegamento della Guardia Nazionale per l’amministrazione dell’ordine pubblico, la dottrina non è unanime in quanto la legge non fornisce risposte chiare al riguardo: Stephen I. Vladeck, professore alla University of Texas School of Law, ha affermato che l’interpretazione della legge da parte dell’amministrazione Trump fornisce una “backdoor” in termini di federalizzazione della Guardia.

Unanime è stata, invece, la critica nei confronti del dispiegamento tardivo della Forza a difesa del Campidoglio il 6 gennaio scorso; la decisione del segretario alla Difesa Christopher C. Miller di richiamare mille soldati per respingere i rivoltosi è stata duramente criticata non solo per il ritardo ma anche per la mancata pianificazione strategica di una difesa preventiva di un luogo così sensibile.

Stefano Lioy,
Geopolitica.info