La geopolitica nel 2020

Vent’anni fa, esattamente alla vigilia del nuovo millennio, il mondo era profondamente diverso. Il prodotto interno lordo cinese era poco più di un miliardo di euro, pari ad un dodicesimo di quello attuale; gli USA erano l’unica incondizionata potenza mondiale presente con proprie truppe in più di 50 paesi nel mondo; la Russia era una debole realtà nata sulle rovine del collasso socialista e l’Europa marciava trionfalmente verso l’allargamento ad est che tra il 2004 ed il 2007 significò un Unione sempre più forte composta da 25 paesi.

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Presentata due decenni fa, una fotografia del mondo di oggi, anche agli occhi del più abile degli indovini, sarebbe apparsa grottesca. Pochi avrebbero previsto il crollo delle Torri Gemelle o la grande crisi economica occidentale. Nessuno avrebbe pensato a Donald Trump come inquilino della Casa Bianca, alla nascita dei movimenti populisti in tutto il mondo capaci di raccogliere consenso o allo sviluppo economico e militare cinese, oggi in grado di preoccupare le più grandi potenze mondiali.

Il mondo di oggi, e così la Geopolitica, ha raggiunto una tale velocità da far apparire tutto incerto ed impossibile da decifrare; solo cinque anni fa era infatti impensabile poter pensare che Londra avrebbe optato per una definitiva ed irreversibile uscita dalle istituzioni europee mentre oggi diamo già per assodata questa decisione.

L’anno che verrà, il 2020, ci offrirà però alcuni importanti appuntamenti capaci di determinare alcuni futuri scenari in modo determinante. Dovremo innanzitutto tenere gli occhi puntati su Washington per comprendere se alle prossime elezioni presidenziali americane Donald Trump sarà in grado di mantenere la sua permanenza alla Casa Bianca, nonostante un mandato a dir poco rocambolesco. Una sua riconferma indicherebbe innanzitutto che la sua politica dell’”America first” non è solo uno slogan politico ma la sintesi di un programma ancora apprezzato dalla maggioranza degli americani.

In secondo luogo saremo obbligati ad osservare attentamente quanto sta avvenendo nella Cina comunista: se da una parte la forza economica del paese, capace di penetrare in Europa con la via della seta, pare inarrestabile bisognerà valutare se le lecite richieste della popolazione di Hong Kong avranno un effetto domino sull’intero paese con conseguenze ad oggi ed immaginabili.

Sarà poi necessario monitorare da vicino quanto accadrà in Africa poiché questo continente, colpevolmente abbandonato a se stesso dall’Occidente ma altrettanto colpevolmente governato da una classe dirigente spesso incapace e corrotta, sarà determinante per gli equilibri demografici dei prossimi anni. Secondo alcuni dati la sola Nigeria nel 2050 potrebbe avere gli stessi abitanti dell’intera Europa.

Infine sarà proprio il vecchio continente che nel 2020 potrà in qualche modo determinare il prossimo futuro. Chiuso il lungo capitolo Brexit, l’Unione Europea e la sua nuova Commissione saranno chiamate ed obbligate ad offrire concrete e reali soluzioni a chi da molto tempo, con più ragione che torti, chiede un cambio di passo ed un nuovo approccio.

Se così sarà, avremo uno scacchiere comunque incerto e pericoloso, ma avremo il conforto di poter dire la nostra nei prossimi processi globali senza doverli subire passivamente come troppo spesso è accaduto negli ultimi anni.