La geopolitica di The Crown

A tre puntate dalle fine della quarta serie di The Crown, posso permettermi di provare a fare qualche ragionamento su questa serie ormai (meritatamente) celebre, in tutto il mondo. 

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Non essendo particolarmente legato alle vicende personali dei protagonisti, che fortunatamente mai sfociano in qualcosa di simile ad una soap opera, ed avendo ormai una spiccata deformazione professionale, mi limito a tre considerazioni politiche e geopolitiche sulla serie. 

Grazie alla regina Elisabetta in carica dal 6 Febbraio 1952 (non proprio ieri insomma), la monarchia britannica è più in forma che mai. Durante le prime puntate viene ricostruito il viaggi di Sua Maestà del 1954 in Australia dove, a fianco del marito Filippo, venne accolta in modo trionfante. Seppur con alcuni distinguo, la visita si ripeté nel 1983 quando a visitare la terra dei canguri si recò il Principe di Galles Carlo a fianco della tanto osannata Diana, in un periodo in cui Buckingham Palace veniva visto in modo ostile dal Governo di Canberra. La stessa cosa avvenne nel 2014 quando il Principe William, affiancato da un’incredibilmente perfetta Kate e dal piccolo George, registrò una grande accoglienza in tutto il Paese. Al di là del caso australiano è un dato di fatto che, grazie alla figura stimata del Duca di Cambridge, la monarchia viene ancora rispettata e amata dalla maggioranza dei propri sudditi. In un periodo storico in cui tutto ciò che è tradizione viene idealmente messo al rogo, non è cosa da poco.

 In secondo luogo vi è da osservare come la Casa Reale, e di conseguenza la serie, si concentri quasi in modo ossessivo sulle relazioni con i Paesi anglosassoni. Peter Morgan, l’ideatore della seria, da buon inglese pare essere totalmente incurante dei rapporti tra Londra e tutte quelle nazioni che non appartengono al Commonwealth o che non hanno un legame consolidato come gli USA. Nella serie si narrano le visite della Regina in Africa o in Asia. Si racconta della sorella Margaret alla Casa Bianca o di Carlo, come già detto, in Australia. Dei più di duecento viaggi all’estero fatti da Elisabetta non c’è mai spazio per altre destinazioni specie quelle europee. Pare infatti che Roma, Parigi o Berlino siano quanto mai lontani dai pensieri della regnante. Un caso o no che può far comprendere, oggi come non mai, il controverso rapporto tra il Regno Unito ed il Vecchio continente. 

Infine non si può non fare una considerazione di politica interna. Con l’inizio della quarta serie, siamo a cavallo tra gli anni ‘70 e gli ‘80, irrompono avvenimenti che ancora oggi hanno lasciato un segno indelebile sulle vicende del Paese britannico. I mai sopiti “Troubles” nel nord Irlanda, l’uccisione dell’ultimo viceré Mountbatten nel 1979 da parte dell’IRA o la guerra delle Falkland sono alcuni dei tanti avvenimenti che vengono narrati coinvolgendo in prima persona i protagonisti, ma con il giusto e freddo distacco che si deve avere quando si narrano delicati avvenimenti storici. Non è mai facile raccontare e ricostruire fatti storici specie per una serie TV rivolta al grande pubblico, lo è ancor meno se questa ha come protagonisti personalità controverse, amate e detestate da milioni di persone. 

In queste ore sono molte le polemiche che iniziano a prendere piede e con l’arrivo di Diana e dei suoi figli non poteva non essere così. Ma al di là delle ricostruzioni, più o meno veritiere e più o meno romanzate, Buckingham Palace ed i suoi protagonisti vengono presentati dalla narrazione in modo decoroso. Il fatto che vengano descritti prima come esseri umani e poi come regnanti non è qualcosa di sbagliato o irrispettoso.

Giangiacomo Calovini,
Geopolitica.info