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TematicheEuropaLa Francia va al "grande gioco" in Asia centrale

La Francia va al “grande gioco” in Asia centrale

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Che la guerra in Ucraina abbia scosso gli equilibri in Asia centrale non è una novità. Vecchie e consolidate alleanze come quella tra Russia ed Armenia si sono rotte, Stati considerati “vassalli” di Mosca come il Kazakistan non hanno accettato la scelta del Cremlino di entrare in guerra contro Kyiv, una nuova potenza come l’Azerbaijan emerge e si dimostra al centro di delicati equilibri anche extraregionali (vedasi il ruolo di Baku nel “cordone di sicurezza” anti-iraniano di Israele o per il meccanismo di proiezione della Turchia), senza dimenticare il rinnovato interesse di potenze storiche per il mai sopito “grande gioco” caucasico, oggi da rileggere in chiave di politica militare, industriale ed energetica.

Gli spazi di manovra per le grandi potenze o per quelle innestate entro i circuiti della “globalizzazione competitiva” nel Caucaso sono enormi. La Francia è uno di quegli Stati che stanno mostrando un iperattivismo nella regione, andando ad insidiare quelle che erano considerate influenze storicamente consolidate come quella di Russia e Cina. Basti pensare che, nel giro di poche settimane, il ministro delle Forze Armate francesi, Sébastien Lecornu, ha annunciato accordi perla fornitura di armamenti sia con la Moldavia che con l’Armenia, due ex repubbliche sovietiche che guardano sempre più all’Occidente per trovare nuovi alleati e per liberarsi dalla presenza moscovita considerata sempre più ingombrante.

Nella stessa direzione vanno le visite del presidente francese, Emmanuel Macron, in Kazakistan ed Uzbekistan. Gli incontri diplomatici hanno riguardato questioni legate all’energia ed alla fornitura di materie prime ed uranio, che sono sempre in cima all’agenda degli attori occidentali che vanno a dialogare con le potenze centroasiatiche, ma anche la vendita di armamenti e sistemi per la difesa. In particolare, Macron ha annunciato che sono a buon punto le trattative per la firma di un contratto con il quale la Francia fornirebbe i radar mobili Ground Master 400 a lungo raggio prodotti da Thales al Kazakistan.

Qualche tempo fa “Le Monde” aveva sottolineato come l’Africa abbia rappresentato una utile “valvola di sfogo” per l’industria francese della difesa, che ha sfruttato l’impegno delle truppe di Parigi nel continente nero per aumentare le proprie commesse. Infatti, al contrario dell’industria della difesa italiana, capace di esportare il proprio know-how, quella francese è fortemente dipendente dalle commesse delle Forze armate. Tramontata ogni ipotesi di muscolare politica africana, la Francia è costretta a dirigere le attenzioni del suo comparto dell’aerospazio-difesa altrove.

Non a caso il governo francese ha venduto all’Armenia e alla Moldavia i radar Ground Master 200 della Thales – come già fatto all’esercito ucraino – in grado di rilevare elicotteri, missili da crociera, razzi e droni, tra le altre minacce. Erevan e Chişinău stanno anche valutando se acquistare i sistemi di difesa aerea Mistral della MBDA. Questa commessa ha sfruttato sul versante armeno la necessità di proteggersi dagli sciami di droni azeri, che hanno rappresentato la dirompente novità della condotta tattica delle forze di Baku nella guerra del Nagorno-Karabakh del 2020, e su quello moldavo la percepita – ma reale a pochi chilometri dalla frontiera – minaccia dei sistemi missilistici russi.

Non è una novità che i rapporti con le potenze del Caucaso si basino sullo scambio tra armi e materie prime. Un caso di questo genere è quello delle relazioni bilaterali tra Italia ed Azerbaijan. Ma se la Francia sta arrivando, con l’intenzione di restarci, in Asia centrale è perché la crisi della sua politique africaine la costringe a diversificare le sue fonti di approvvigionamento di uranio, ma anche perché la “conversione ad est” delle proprie priorità strategiche spinge Parigi ad individuare interlocutori in chiave anti-russa. 

La Revue nationale stratégique del 2022 ha confermato questo spostamento del baricentro strategico di Parigi ed ha previsto una riconfigurazione delle Forze Armate transalpine per affrontare conflitti ad alta intensità e di lunga durata, rispetto alla precedente impostazione propria delle operazioni di “polizia internazionale” cui i francesi si erano abituati con la postura africacentrica precedente.

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