La Francia presenta il nuovo piano antiterrorismo

A distanza di due anni dal tragico attentato di Nizza, la Francia presenta il suo nuovo piano anti terrorismo, che implementa quello presentato dall’ex primo ministro Valls nel 2016.

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Precisamente due anni fa, a Nizza, morivano 85 persone (86 con l’attentatore) a seguito dell’attacco terroristico compiuto da Mohamed Lahouaiej-Bouhlel, cittadino franco tunisino di 31 anni. Due anni dopo il primo ministro francese, Edouard Philippe, svela il nuovo piano antiterrorismo nel quartier generale della Direzione Generale per la Sicurezza Interna francese (DGSI): 40 misure, di cui 32 svelate e 8 secretate, che saranno immediatamente in vigore e implementeranno il vecchio piano anti terrorismo.

Elenchiamo alcune delle misure più significative, che confermano l’altissima attenzione che il governo francese continua a volgere alla questione della sicurezza. Da gennaio 2017 i servizi di sicurezza hanno sventato 25 potenziali attacchi terroristici, segno che la minaccia, nonostante nel 2018 si registri un crollo di morti per attentato nel territorio francese, resta ancora alta.

  1. Una prima misura è quella che vede la creazione di una specifica cellula che si occuperà di profilare gli identikit degli attentatori, analizzando e identificando i fattori che causano più frequentemente la radicalizzazione e il passaggio effettivo all’azione. La cellula sarà posta all’interno del Coordinamento nazionale dell’intelligence e della lotta contro il terrorismo (CNR-LT), organo istituito un anno fa dall’Eliseo.
  2. Una task force posta sotto l’Unità di coordinamento antiterrorismo (UCLAT) si occuperà dei detenuti terroristi e dei prigionieri comuni alla fine della loro pena. Entro la fine del 2019, infatti, 450 potenziali radicalizzati avranno scontato la loro pena e saranno liberi: un numero elevato che costituisce un pericolo per la sicurezza interna francese. Questa task force opererà in stretto contatto con il National Intelligence Office, creato nel 2017, che monitora all’interno delle carceri 3000 detenuti considerati radicalizzati.
  3. Intensificare le indagini di sicurezza per l’accesso a luoghi o a manifestazioni sensibili: il servizio nazionale di investigazioni e sicurezza amministrative (SNEAS) potrà effettuare oltre 800.000 indagini all’anno.
  4. La creazione, come annunciato da Macron nel 2017 alla Sorbona, di un’Accademia di intelligence europea, che inizierà la propria attività nella prima metà del 2019. Sempre a livello europeo la Francia insisterà per accelerare i tempi del ritiro dal web del materiale considerato pericoloso e di propaganda jihadista.
  5. Verranno aumentati i fondi per la protezione e per il risarcimento delle vittime del terrorismo, fattore che Philippe considera “fondamentale” per la tenuta della società civile francese.
  6. Creare una procura nazionale antiterrorismo: un procuratore specifico per la materia e un pool di magistrati immediatamente mobilitati in caso di attacco terroristico. Sino ad oggi la materia era affidata a una sezione del Pubblico Ministero di Parigi.

Il fenomeno del terrorismo in Francia, come ribadito da Philippe, è prettamente endogeno: la gran parte delle persone considerate radicalizzate ha passaporto francese. Inoltre il fenomeno è in continua evoluzione, e i profili sono sempre meno riconoscibili, soprattuto in carcere: i detenuti potenzialmente pericolosi tengono un profilo basso, per evitare di essere riconosciuti e perseguiti. La sovrapposizione con l’ambiente criminale rende la minaccia terroristica ancora più liquida e difficile da tracciare. L’implementazione dei controlli in carcere e il follow up riservato agli ex detenuti, unito all’incremento delle misure relative al monitoraggio locale tramite i Gruppi di Valutazione Dipartimentale (GED), prova ad andare incontro alle nuove minacce. Quel che manca è una risposta al fenomeno dei foreign fighters di ritorno, aspetto che in Francia non può essere sottovalutato dato il gran numero di combattenti partiti dal paese. Al momento da Parigi hanno fatto sapere che chi, con passaporto francese, è detenuto con le accuse di terrorismo in paesi nei quali ha combattuto, come Iraq e Siria, non sarà estradato e rimarrà giudicato dai tribunali locali. Intanto nel porto di Genova è partita l’operazione Neptune, organizzata dall’Interpol – Antiterrorismo di Lione con l’adesione del Servizio per la cooperazione internazionale di polizia e della Direzione centrale dell’Immigrazione e della Polizia delle frontiere. Obiettivo rintracciare possibili foreign fighters, dato che il porto di Genova rappresenta il principale approdo per le rotte provenienti dal Nord Africa.