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La Francia alla ricerca di spazi tra le crepe di Mosca

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Complice il declino del concetto di Françafrique, l’Eliseo si è impegnato in un nuovo percorso tra Caucaso e nazioni transcontinentali. L’azione geopolitica francese esplica la sua funzione attraverso: diplomazia, commerci militari e sviluppo economico. Una tripartizione figlia dell’idea d’influenza francese su più quadranti del globo, oltre le pertinenze regionali. Un’idea di sé che riflette un passato importante e dell’esigenza di dover perseguire un ruolo alla luce del sole. Se Washington è impegnata nel Pacifico, a cercare di proporsi come alternativa a Cina e Russia, seguendo il corso americano negli spazi geografici e politici sopracitati, per gli europei ci prova la Francia. Un ruolo agevolato dalla richiesta – spesso vana – di Washington agli alleati di fare di più. Richiesta che non concerne esclusivamente i fondi da destinare all’Alleanza Atlantica, ma esige un ampio spettro di azioni.

La ricerca di un nuovo spazio per Parigi

L’idea che la Francia potesse e dovesse occuparsi solo della regione del Sahel è stata abbandonata dall’Eliseo nel 2018. Messa alle strette in Africa da una serie di colpi di stato, i quali se non agevolati direttamente dal Cremlino sono stati visti di buon occhio da esso, ora la Francia ha iniziato ad allargare il proprio sguardo ad est. Così nel giro di poche settimane, il ministro delle Forze armate francese Sébastien Lecornu ha annunciato accordi di armamento con Moldavia e Armenia, mentre il Presidente francese Emmanuel Macron si è recato in Kazakistan e Uzbekistan, con l’obiettivo chiaramente dichiarato di fare della Francia un’alternativa alla Russia e alla Cina in Asia centrale.

Unicum Kazako

Il Kazakistan rappresenta un unicum, ciò è derivante dal conflitto in Ucraina e la svolta incisa da esso nel contemplare azioni multipolari e necessarie per i Paesi non appartenenti al blocco occidentale. Una cesura da recuperare per gli attori non coinvolti direttamente nel conflitto. Astana è da sempre stretta alleata di Mosca, parte del patto militare dell’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (CSTO) guidato da Mosca, e inserito nella Via della Seta cinese. Nonostante ciò, il governo non ha sostenuto la guerra della Russia in Ucraina e si è impegnato a rispettare le sanzioni internazionali contro Mosca. Il Kazakistan detentore della dodicesima riserva petrolifera più grande del mondo è vitale per la diversificazione cinese del proprio fabbisogno energetico. Sfruttando l’attuale grado di incertezza globale, Astana ha costretto Putin a firmare un memorandum a seguito della visita del Presidente francese. Analizzando i dati seguiti gli sforzi della diplomazia francese secondo AFP Parigi si è concentrata sugli affari militari, tant’è che il principale contratto siglato riguarda i radar mobili Ground Master 400 a lungo raggio prodotti da Thales. Durante la sua visita Macron ha affermato che Francia e Uzbekistan approfondiranno la cooperazione bilaterale per combattere “le minacce emergenti alla sicurezza internazionale”. Un invito a Uzbekistan e Kazakistan a guardare sempre più a ovest, laddove attraverso l’Unione europea accrescono le possibilità di sviluppo, lontano dall’influenza russa e la forte dipendenza economica cinese.

Armenia e Moldavia, paure esterne

Le ex repubbliche sovietiche guardano sempre più all’Occidente in cerca di protezione. A ciò è legato il desiderio di sviluppo economico e la necessità di non veder scalfita la loro indipendenza da Paesi vicini in aree certamente non semplici. A ottobre, Parigi ha annunciato che avrebbe iniziato a vendere armi all’Armenia, nonostante il paese fosse ancora tecnicamente membro dell’alleanza CSTO. La mossa è arrivata poche settimane dopo che l’Azerbaigian aveva lanciato un’offensiva lampo per prendere il controllo della regione separatista del Nagorno-Karabakh; da allora quasi tutta la popolazione di etnia armena dell’enclave è fuggita. 

L’Azerbaigian nega di avere intenzione di attaccare ulteriormente l’Armenia e ha accusato la Francia di perpetuare il ” neocolonialismo ” e “islamofobia ” con la sua strategia nel Caucaso meridionale. Da allora il Paese ha istituito un gruppo di lavoro incaricato della “completa eliminazione” di quelle che sostiene essere le ambizioni imperiali francesi, invitando rappresentanti dei territori francesi d’oltremare come Martinica, Guyana, Nuova Caledonia e Polinesia francese.

Nelle insidie di un mondo multipolare – dove è tornato prepotentemente lo strumento bellico come strumento di azione e legittimazione di nuove ambizioni e vecchie questioni irrisolte – si pongono le basi per un posto alla luce del sole per le aspirazioni di Parigi. Se come gregario atlantico o leader del blocco europeo è presto da comprendere, resta impressa la traccia di un nuovo corso transalpino. 

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