La Forward Presence statunitense nel Pacifico e il caso dell’Isola di Wake

Gli Stati Uniti sono per conformazione geografica dipendenti dal dominio marittimo essendo collocati tra due oceani di notevoli dimensioni. Se dalla fine della Seconda guerra mondiale la sponda atlantica è divenuta sostanzialmente uno spazio incontestato, lo stesso tuttavia non si può dire per l’Oceano Pacifico. L’oceano Atlantico è infatti uno spazio reso molto più sicuro dalla presenza dei partner europei della NATO e più in generale degli Stati Uniti oltre alla fondamentale mancanza di un attore in grado di mettere seriamente in discussione il Power Projection delle forze armate statunitensi.

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Le sfide del teatro Pacifico

Nel caso del Pacifico la situazione strategica ad oggi si presenta come molto più complessa. In primis, i partner regionali degli Stati Uniti non hanno rapporti idilliaci tra di loro per questioni storiche e contese territoriali che caratterizzano il tratto di mare che va dall’isola di Sachalin sino allo stretto di Malacca. Questioni che sono risultate determinanti per le crisi periodiche dei rapporti tra le parti nell’area come nel caso del Giappone e della Corea del Sud per i fatti risalenti al periodo dell’occupazione giapponese durante la Seconda Guerra Mondiale. La questione che tuttavia è di maggior rilievo è la presenza cinese nell’area che, grazie al suo forte espansionismo nel campo militare, sta cercando oramai da anni di creare una vera e propria safe zone in cui le forze statunitensi vedano ridotte drasticamente le loro capacità operative.

Come è emerso nei documenti delle amministrazioni degli ultimi anni la questione cinese è divenuta progressivamente centrale nell’equazione strategica statunitense. A conferma di un profondo interesse verso lo sviluppo militare cinese vi è la recentissima analisi della Military-Civil Fusion Strategy di Pechino resa pubblica ad inizio settembre da parte del DoD. Un’ulteriore prova della centralità della questione strategica cinese risiede nel fatto che questa analisi fa parte del report annuale inerente la Cina “Military and Security Developments Involving the People’s Republic of China” che permette di comprendere come sia necessario, secondo la visione statunitense, mantenere costante l’attenzione verso l’attore asiatico non solo dal punto di vista economico ma anche militare.

Lo sviluppo delle capacità cinesi di difesa missilistica e di interdizione aerea hanno richiesto un approccio al teatro del Pacifico che permettesse quindi di mantenere la capacità di proiezione delle forze anche entro il raggio dei sistemi di Pechino. Due dei pilastri che permettono il mantenimento di tale capacità sono l’utilizzo di Expeditionary Forces, ovvero la predisposizione di parte delle forze statunitensi ad operare lontano dalle proprie coste in formazioni sufficientemente autonome, ed il mantenimento della Forward Presence per garantire una presenza avanzata costante sia in termini di forze di teatro disponibili durante le primissime fasi di un possibile scontro sia come nodi logistici fondamentali per le Expeditionary Forces.

Le campagne dei primi anni duemila in Afghanistan e Iraq hanno già mostrato le capacità statunitensi di proiettare le forze armate su distanze notevoli ed in modo massivo ma si trattava di operazioni in aree sostanzialmente uncontested soprattutto dal punto di vista della catena logistica. Nel caso del Pacifico, con il pieno sviluppo di quella che già Mao definì come “difesa attiva”, queste condizioni cambiano notevolmente dato che il tratto terminale della catena e dei nodi logistici viene a trovarsi sotto il tiro dei sistemi di difesa cinesi. Ciò quindi ha imposto anche un ripensamento della postura, equipaggiamento ed organizzazione non solo delle linee di approvvigionamento ma anche delle basi avanzate statunitensi, nodi focali della rete di difesa nel Pacifico Occidentale.

Il caso dell’Isola di Wake

L’isola di Wake è un atollo con un’estensione di circa 6,5 km2 situato nella zona equatoriale dell’Oceano Pacifico, circa a metà strada tra le Hawaii e il Giappone. Il territorio dell’atollo è di esclusivo accesso del personale militare degli Stati Uniti data la presenza di una base sin dai tempi della Seconda Guerra Mondiale. L’importanza di questo lembo di terra risiede nel fatto che si trova in una posizione strategica per gli interessi statunitensi nel Pacifico a circa 4.500 km dalle coste cinesi, ovvero al di fuori degli odierni sistemi di interdizione di Pechino. A ciò si aggiunge il fatto che il suo aeroporto è uno scalo fondamentale per il rifornimento degli aeromobili in volo trans-pacifico dato che è il più lungo dell’intera regione e ciò permette anche l’atterraggio di velivoli di notevoli dimensioni. Inoltre, l’isola è utilizzata come sito di addestramento e per lo svolgimento dei test della tecnologia missilistica. A riprova dell’importanza strategica di Wake si può notare come il primo insediamento permanente sull’isola, PAAville, fu costruito dalla Pan Am nella metà degli anni ’30 proprio come scalo dei suoi aerei diretti verso la Cina.

L’attuale base statunitense è alle dipendenze dell’aviazione dato che, per la conformazione dell’isola, è stato possibile installare un importante aeroporto. Diversa è la situazione per le forze navali considerando che, per lo stesso motivo sopracitato, il molo non risulta agibile per le unità maggiori ed è adibito principalmente come elemento utile all’approvvigionamento della base.

Nella prima parte del 2020 sono iniziati i lavori per una somma pari a 87 milioni di dollari che permetterà all’AFCEC (Air Force Civil Engineer Center) la costruzione di infrastrutture critiche destinate alla modernizzazione e mantenimento della base. Il periodo di manutenzione della base ha visto una fase preparatoria iniziata a marzo mentre è previsto il pieno ritorno operativo entro la primavera del 2021. Dalle dichiarazioni del Col. D. Norton (direttore dell’AFCEC’s Facility Engineering Directorate) si può comprendere quali sono gli obiettivi di questo ammodernamento, infatti emerge come i lavori abbiano lo scopo di migliorare le capacità “mission-ready” e di proiezione della forza al fine di rendere più pronte e letali le forze armate in caso di attacco.

Come si può notare dalle sue parole, i lavori che verranno fatti nella base si inseriscono coerentemente con il disegno strategico delle forze statunitensi nel Pacifico e con quelli che sono gli obiettivi e le capacità da acquisire e potenziare. Si nota infatti come sia ricercata la capacità di operare in tempi ridotti per mantenere alta la readiness e la letalità delle forze in campo in caso di risposta ad un attacco. Non a caso, ciò è permesso dalla costruzione di nuove “platforms” che sono appositamente designate per conseguire uno dei principali obiettivi degli Stati Uniti: la proiezione delle forze in aree contestate.

I lavori riguarderanno l’espansione dell’area destinata allo stoccaggio del munizionamento, esplosivi ed altri materiali pericolosi e la manutenzione di parte della pista e dei passaggi verso le infrastrutture. Dato che, come affermato, la pista è la più lunga della regione questa deve essere predisposta per l’atterraggio ed il decollo di velivoli pesanti e per questo è stato necessario non solo un semplice rinnovamento dell’asfalto, ma la costruzione di aree e passaggi che rispettassero gli standard designati per il passaggio e lo stazionamento di aerei con tonnellaggio rilevante. Un processo che ha coinvolto anche la sostituzione dei sistemi di drenaggio con canali di deflusso costruiti in cemento e in grado di sopportare le sollecitazioni derivanti il passaggio degli aeromobili. Un discorso analogo è stato fatto per la zona di stoccaggio, carico e scarico dei materiali pericolosi la quale è attualmente interdetta allo stazionamento dei velivoli proprio per il pessimo stato della superficie asfaltata. Quest’area è di particolare importanza dato che è il luogo dove vengono armati gli aerei e trasportati gli armamenti, procedimenti che richiedono tutte le precauzioni necessarie per evitare conseguenze disastrose. La base sarà infine abilitata per le operazioni dei C-17 Globemaster III che attualmente sono considerati come gli aerei cargo più prestanti della flotta aerea statunitense per il loro rapporto tra il carico stivabile e la deployability.


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Il caso degli interventi sulle infrastrutture dell’isola di Wake è l’ennesima prova che gli Stati Uniti necessitano di una rete di infrastrutture in grado di poter sostenere il dispiegamento delle forze armate anche a migliaia di chilometri dal paese. Questo aspetto è uno degli elementi che ha caratterizzato la pianificazione di Washington sin dal secondo dopoguerra e persino dopo la fine dello scontro bipolare, in una fase in cui il dominio statunitense era incontrastato. Ciò che negli ultimi anni è cambiato è il fatto che il Power Projection si trova a cozzare contro una nuova serie di competitor più attrezzati e che hanno appreso, in teoria, le lezioni del 1991 e del 2003. Linfa vitale della capacità di muovere le proprie forze nello scacchiere interazionale è il mantenimento di una serie di nodi logistici in grado di supportare le operazioni e la loro efficienza. Come i competitor anche gli Stati Uniti hanno capito la delicatezza di questi “avamposti” e fondamentale sarà nel prossimo futuro la loro salvaguardia.

Emanuele Appolloni,
Geopolitica.info