Tanto la crescente pressione della Russia sulle aree dell’Europa Orientale e del Baltico, quanto gli slanci aggressivi di tale potenza revisionista, hanno dato un segnale d’allarme. Questi aspetti, posti in parallelo alla realtà del conflitto in Ucraina, hanno dimostrato la concretezza di cotale pericolo. Dunque, nelle aree più prossime, si sta sviluppando una risposta di realismo difensivo. Da Nord a Sud, dalla Finlandia, passando per i Paesi baltici (Estonia, Lettonia, Lituania), giungendo alla Polonia, si assiste quindi all’instaurarsi di processi di fortificazione del confine orientale dell’Europa.
Le pressioni russe sull’Europa orientale
Potenza uscita sconfitta dalla Guerra Fredda, da anni la Russia è impegnata in un processo di revisionismo storico. Aspetto che influenza le sue scelte politiche, e si ripercuote sulla stabilità delle aree in cui proietta il proprio interesse. Ad esempio, sulla scorta del controllo avuto storicamente sulle regioni dell’Europa orientale e del Baltico, a discapito della loro attuale indipendenza, le classi dirigenti russe vedono i Paesi baltici quali una propria “legittima” sfera d’influenza. Territori – quest’ultimi sopramenzionati – che sarebbero stati loro “ingiustamente sottratti”, in un periodo di propria debolezza, negli anni seguenti al tracollo dell’URSS. Oppure altri, secondo le dichiarazioni pubbliche di Putin, come l’Ucraina, creati “artificiosamente” nei primi anni ’20 del XX secolo dalle scelte politiche delle prime élite bolsceviche, intaccando così l’originale e legittima integrità territoriale russa (specialmente ed ancor di più in seguito dell’indipendenza di Kiev da Mosca conseguita nel 1991 con la fine dell’Unione Sovietica). Dunque, come alcuni analisti hanno osservato, per quanto possa essere possibile, l’obbiettivo di Mosca nel medio periodo è riaffermare la propria influenza nelle aree che ritiene di propria pertinenza in Europa orientale, in Mitteleuropa e sulle coste del Mar Baltico.
La risposta europea
Queste zone orientali dell’Europa geografica, da decenni, sono entrate a far parte dell’Unione Europea. Ma, a discapito di ciò, soprattutto con un’accelerazione a partire dall’illegale invasione della Crimea nel 2014, la Russia ha sottoposto questi Stati dell’Est Europa ad una crescente attività di guerra ibrida con finalità di destabilizzazione politica e sociale. Non solo, la manifesta aggressività russa di conquista palesatasi con la Guerra di Ucraina, a partire dal febbraio 2022 (ed ancora in corso), dimostra come Mosca tenda realisticamente a rappresentare una minaccia esistenziale per la sicurezza europea e per l’incolumità dei suoi cittadini. Il consenso generale di diversi analisti è, dunque, che, al fine di creare una deterrenza contro l’irruenza russa, l’Europa debba fortificare le proprie aree orientali.
La Baltic Defense Line
I paesi del Baltico sono fortemente sottoposti alle pressioni russe. Le quali vengono compiute con diverse modalità. Da un lato, vengono effettuati atti simbolici, come la criminalizzazione dell’ex primo ministro estone Kaja Kallas. Dall’altro lato, invece, vengono compiute vere e proprie azioni di guerra ibrida, come il jamming dei loro segnali radio e GPS. Nonché, d’altra parte, la Russia attua manifestazioni di forza come la concentrazione di truppe sui confini degli Stati baltici. Quest’ultimo è un aspetto che desta forte preoccupazione, soprattutto vista l’esperienza dell’ingiustificata aggressione bellica russa contro la sovranità nazionale dell’Ucraina. Dunque, la risposta strategica fondata sul realismo difensivo è stata il concepire, il progettare, e l’iniziare il processo di costruzione della Baltic Defense Line (annunciata nei primissimi mesi del 2024). La quale, articolandosi in modo integrato sui territori dei tre Stati: Estonia, Lettonia, Lituania, si stima che sarà costituita da 600 bunker, denti di drago, basi fortificate di supporto, e infrastrutture di trasporto-distribuzione di uomini, risorse, e mezzi, etc., per un costo totale di circa 60 milioni di euro. L’obbiettivo della realizzazione di questa fortificazione sarà costruire una linea di difesa in profondità, basata sulla contro-mobilità, creando così una deterrenza concreta contro le mire espansionistiche della Russia e del suo imperialismo sciovinistico.

L’East Shield della Polonia
In più occasioni, in modo reiterato, e per più di un decennio, esponenti delle classi dirigenti e degli ufficiali della Russia si sono lasciati sfuggire parole incendiarie dirette contro la Polonia. Cosa che, sommata alla realtà degli eventi bellici sviluppatisi in Ucraina a partire dal 2022 (a seguito della guerra russa d’invasione e conquista), ha portato ad una diffusa percezione polacca d’un concreto pericolo. Dunque, la risposta a tale insidia è stata la pianificazione e la messa in cantiere dell’East Shield (annunciato pubblicamente nel maggio 2024). Quest’ultimo è concepito come un complesso sistema di barriere e fortificazioni, per una lunghezza di circa 700 chilometri, da dispiegarsi nei territori orientali e settentrionali della Polonia, confinanti con la Bielorussia e con l’oblast russo di Kaliningrad. Il progetto è stimato come avente un costo complessivo di 2,4 miliardi di euro. Nonché, questa linea difensiva adempierà ad una doppia funzione. La prima sarà fortificare il confine orientale in preparazione di un potenziale attacco russo. La seconda sarà, invece, creare un’effettuale deterrenza mediante la sua mera e consistente presenza. Il progetto integrerà infrastrutture fisiche, come bunker, campi minati e ostacoli anticarro, ed elementi elettronici, tra cui monitoraggio satellitare, termocamere e sistemi anti-drone. Nonché, nel procedere nella realizzazione di queste fortificazioni, la Polonia si coordinerà con i tre Stati baltici. Quest’ultimi a loro volta impegnati nella pianificazione e realizzazione delle proprie rispettive linee di fortificazione.
La fortificazione della Finlandia
La Finlandia, sulla scorta di un passato tentativo russo di conquista nel XX secolo, è da sempre molto attenta alle mosse ed alle azioni aggressive della Russia. Non a caso, in reazione all’invasione russa dell’Ucraina, la Finlandia è impegnata sin dal 2022 a costruire fortificazioni difensive. Quest’ultima nazione però sta adottando una strategia differente dalla Polonia e dai Baltici, intenti a creare linee fortificate nelle aree di confine, optando invece per fortificazioni in profondità diffuse su tutto il proprio territorio. Un diverso approccio non significa però una minore percezione del pericolo. Non a caso, il nuovo capo del Servizio finlandese di sicurezza e intelligence (SUPO), Juha Martelius, ha recentemente dichiarato pubblicamente che la Russia rappresenta la più grande minaccia alla sicurezza della Finlandia.
Conclusioni
Le mire imperialiste e revisioniste della Russia su Stati nazione indipendenti, alcuni dei quali ora parte dell’Unione Europea, rappresentano un concreto pericolo. Soprattutto vista la realtà, dimostrata dall’invasione dell’Ucraina, del ricorso alla guerra da parte di tale potenza al fine di realizzare i propri disegni politici e geopolitici. Dunque, la necessità di un realismo difensivo da parte dell’Europa e degli Stati europei è qualcosa di essenziale in virtù della salvaguardia della propria indipendenza e dell’incolumità dei propri cittadini. Nelle aree più prossime a cotale pericolo, quali quelle dell’Europa orientale, della Mitteleuropa, e del Baltico, si assiste dunque ad una presa di coscienza di cotale necessità. Perciò, la risposta concreta è stata intraprendere un processo di fortificazione del confine orientale dell’Europa. Uno sviluppo che risponde ad una realistica esigenza di deterrenza. Nonché, da un lato, alcuni Stati, come la Polonia ed i baltici, stanno optando per linee difensive prossime ai confini. Dall’altro, altri, come la Finlandia, stanno optando per fortificazioni in profondità diffuse sul proprio territorio. Sempre più esposta sotto il profilo strategico e della sicurezza, l’Europa nel suo complesso, imparando da codeste intraprese difensive, dovrebbe integrare entrambi gli approcci al fine di sviluppare una solida e reale deterrenza. In quanto, al fine della salvaguardia dell’indipendenza, delle libertà, dell’autodeterminazione e dell’incolumità dei cittadini e degli Stati europei, sarebbe necessario disporre di un forte potere di dissuasione di fronte qualsivoglia tipo di azioni aggressive ed ostili.

