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La fine dell’era Shoigu

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Sergei Shoigu, Ministro della Difesa della Federazione Russa da oltre un decennio, è stato sostituito dal presidente russo Vladimir Putin. La rimozione di Shoigu è da leggere alla luce delle necessità date dal nuovo scenario strategico relativo al conflitto ucraino, nonché ad alcuni recenti scandali legati alla corruzione.

Il Generale politico

Serghei Shoigu nasce il 21 maggio 1955 nell’Oblast Autonoma di Tuva. Laureatosi in ingegneria civile, avvia una lunga carriera nel settore delle costruzioni, arrivando anche grazie alle conoscenze del padre, dirigente del partito comunista, a svolgere nel 1990 il ruolo di Vicepresidente della Commissione per l’Architettura di Stato e le Costruzioni. La svolta nella vita del futuro Ministro della Difesa avviene nel 1991, quando il presidente Boris Eltsin (ex membro della Commissione) lo nomina capo del corpo di soccorso della Federazione Russa. Si tratta di un ufficio estremamente militarizzato, il quale assorbe rapidamente le forze di difesa civile, determinando il conferimento a Shoigu del rango di maggiore generale nel 1993. L’ex ingegnere nativo di Tuva si occuperà di diverse operazioni quali il fallito tentativo di evacuare il Presidente afghano Mohamed Najibullah dalla capitale Kabul e della distribuzione di armi ai sostenitori del presidente Boris Eltsin durante la Crisi Costituzionale Russa del 1993. L’anno successivo il corpo di soccorso russo viene subordinato ad un nuovo ufficio ministeriale, il Ministero per le situazioni di Emergenza, al cui vertice viene posto proprio Shoigu. Nel 1999 diviene uno dei principali leader del partito “Unità”, formato dai sostenitori del presidente Boris Eltsin, il quale in occasione delle elezioni del 1999 conseguirà il secondo maggior numero di voti dietro al partito comunista, sopravanzando con uno scarto minimo il partito OVR del Primo Ministro Yevgheni Primakov. Tale sconfitta si rivelerà determinante per convincere Primakov a non presentare la propria candidatura alla Presidenza, spianando la strada a Vladimir Putin. Il neopresidente premierà Shoigu ponendo sotto il controllo del suo Ministero il corpo dei vigili del fuoco, rendendolo uno dei più importanti del Paese. 

Nominato nel 2012 Ministro della Difesa, dopo una breve parentesi come Governatore dell’Oblast di Mosca, il nativo di Tuva adotterà una politica fondata sulla prosecuzione e sul completamento delle riforme avviate dal predecessore Anatoly Serdyukov. In particolare, di fronte alla sostanziale penuria di manodopera, il Neoministro della Difesa ha puntato fortemente sulla formazione di Battalion Tactical Group (BTG). I BTG risultano essere formazioni militari più piccole delle brigate caratterizzate da una rilevante potenza di fuoco che li rende in grado di attaccare bersagli anche ad elevata distanza. Allo stesso tempo però, il nativo di Tuva cercherà di adottare una serie di accorgimenti volti a conquistare l’appoggio dei militari insoddisfatti della gestione del predecessore, quali la rifondazione di unità militari storiche smantellate durante la riforma. Al vertice del Ministero della Difesa, Shoigu svolgerà un ruolo cruciale prima negli interventi militari in Crimea e Donbass del 2014 e poi nella possente operazione militare russa in Siria

L’architetto del fallimento 

Il 24 febbraio 2022 la Federazione Russa ha lanciato un’invasione su vasta scala dell’Ucraina. Le forze di Mosca sono riuscite ad ottenere nei primi giorni un risultato estremamente rilevante, ossia la conquista e di un corridoio terrestre atto a collegare la penisola di Crimea al territorio della Federazione Russa. Tuttavia, gli obiettivi russi sono in gran parte falliti sin dal primo giorno, a seguito del disastroso esito dello scontro all’aeroporto di Hostomel. Il generale fallimento dell’invasione dell’Ucraina ha infatti portato alla luce le forti problematiche interne alle forze armate russe. In particolare, la struttura fortemente centralizzata del processo di decision-making delle forze armate russe ha reso queste ultime poco atte ad adattarsi ad un conflitto nettamente più difficile del previsto, contestualmente l’elevata corruzione ha drenato risorse dalle forze armate, determinando un degradamento della loro capacità combattiva. Allo stesso tempo, il conflitto ha dimostrato il sostanziale fallimento delle riforme militari russe, risultate in ultima analisi nella formazione di una forza militare ibrida a metà tra un esercito di coscritti e una forza volontaria, afflitta dai tipici problemi di entrambe. In particolare, la penuria di fanteria nei BTG ha determinato la sostanziale incapacità da parte di questi ultimi di difendersi dagli agguati delle unità ucraine sui fianchi. 

Con l’andare avanti del conflitto, Shoigu è divenuto uno de principali bersagli delle critiche di alcuni ferventi nazionalisti russi. In particolare, Igor Gikrin, tra i principali architetti della guerra nel Donbass nel 2014, ha ripetutamente accusato Shoigu di incompetenza e negligenza. Allo stesso tempo, nel 2023 è emerso un altro dei principali problemi che hanno afflitto le forze armate russe durante il conflitto, la forte presenza di proxies quali il gruppo Wagner. Nel corso dell’anno il leader della milizia Evgheny Prigozhin ha infatti accusato il Ministero della Difesa di non fornire un quantitativo di munizioni adeguate alle proprie forze, condannandole a sanguinosi attacchi frontali contro le forze ucraine a Bakhmut. L’attrito tra la Wagner e vertici del Ministero è esploso nel giugno del 2023, quando le forze al comando di Prigozhin hanno lanciato una massiccia rivolta rapidamente rovinata su sé stessa, la quale ha però rappresentato la prima significativa sfida al dominio del presidente Putin dal 1999. 

La rimozione

Il 12 maggio 2024 il presidente russo Vladimir Putin ha ufficialmente rimosso Sergei Shoigu dall’incarico di Ministro della Difesa, ponendolo al vertice del Consiglio di Sicurezza del Paese. Le motivazioni relative alla rimozione di Shoigu difficilmente risultano legate ai fallimenti affrontati dalle forze armate russe durante il primo anno di guerra. Il Ministro non è infatti stato sostituito nel suo incarico né durante la controffensiva di Kharkhiv, né durante la ribellione del gruppo Wagner. A tal proposito, risulta largamente probabile che il licenziamento di Shoigu sia dovuto in primo luogo al recente scandalo di corruzione che ha visto coinvolto Timur Ivanov, uno dei suoi più stretti collaboratori. L’enorme aumento della spesa militare ha infatti determinato un contemporaneo incremento della corruzione, pratica largamente diffusa nell’ambito della pubblica amministrazione russa e altamente lesiva degli sforzi bellici di Mosca. Al contempo, il conflitto in Ucraina ha attualmente assunto la fisionomia di una guerra d’attrito, dove la produzione e la corretta allocazione delle risorse militari hanno assunto un’influenza nettamente più rilevante rispetto alla manovra tattica. A tal proposito, il profilo del nuovo Ministro della Difesa Andrey Belousov, avente un solido background come economista risponde perfettamente a tali esigenze. Il sostituto di Shoigu appartiene infatti alla cerchia di tecnocrati del presidente Vladimir Putin, la quale si è dimostrata particolarmente efficace nello svolgere le proprie funzioni, attinenti alla mitigazione degli effetti delle sanzioni occidentali, a differenza delle autorità facenti parte del settore della sicurezza, disfunzionali e incapaci di conseguire i principali obiettivi militari russi durante la guerra.

In conclusione, la sostituzione di Sergei Shoigu risponde alle nuove necessità militari del Cremlino relative al conflitto in Ucraina. Al contempo, il suo “spostamento” verso una nuova posizione di alto livello dimostra la temporanea impossibilità per il Presidente russo di perseguire adeguatamente la propria cerchia. In ultima analisi, la nomina di Belousov segnala un progressivo incremento dell’influenza della classe di “tecnocrati” vicini al Cremlino, manifestatisi sin dall’inizio piuttosto scettici sull’invasione dell’Ucraina. Ciò potrebbe determinare la formazione di contrappesi all’autorità del presidente Putin nel lungo termine.

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