La Fed si oppone alla richiesta tedesca di rimpatriare il suo oro
Nelle ultime settimane i mercati finanziari sono stati attraversati da turbolenze e nervosismi. Prima che la crisi siriana, con il suo aggravarsi, cominciasse a far salire la tensione generale, ad inquietare gli operatori sono state soprattutto le indiscrezioni relative ad un possibile cambiamento della politica monetaria della Federal Reserve.
Se finora la banca centrale statunitense ha inondato di liquidità il mercato per sostenere l’economia reale ed acquistare debito pubblico made in USA, sono in molti a ritenere che i quantitative easing di Bernanke abbiano fatto il loro tempo.

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La ragione ufficiale viene individuata nella possibilità che nei prossimi mesi l’inflazione negli Stati Uniti possa superare il 2%, imponendo alla Fed un aumento del costo del denaro. Alla maggior parte di commentatori ed analisti è sfuggito però un lancio agostano dell’agenzia d’informazione russa RT che ha diffuso un’interessante notizia. Pare che la Bundesbank abbia chiesto il rimpatrio dell’oro tedesco attualmente depositato nelle casseforti della Fed, ricevendo da Washington un netto rifiuto, almeno fino al 2020.

Non solo. I funzionari americani avrebbero anche negato ai tedeschi la possibilità di ispezionare i depositi dove sono custodite le riserve auree. “La Germania, che lì ha collocato circa la metà delle proprie riserve, ha ottime ragioni per inquietarsi”, aggiunge la nota di RT. “In generale le istituzioni finanziarie USA sono note per l’abitudine di vendere ciò che non possiedono davvero”.

I russi citano come esempio ciò che è accaduto nel 2012, quando la Goldman Sachs ha cominciato a vendere certificati oro, assicurandone la copertura con l’oro custodito nei suoi forzieri. In realtà, come si è scoperto successivamente, nei forzieri della banca d’affari americana quell’oro non c’era e i suoi operatori lavoravano con un sistema di riserve frazionale, contando sul fatto che i depositari non avrebbero mai chiesto il recupero del loro oro.

La richiesta della Bundesbank è senz’altro collegata all’annuncio, dato nel gennaio di quest’anno, di voler rimpatriare 674 tonnellate delle proprie riserve ufficiali attualmente all’estero. In questo momento la Germania custodisce sul suo territorio nazionale il 31% delle sue riserve auree e vuole elevare questa quantità al 50% entro il 2020. Complessivamente Berlino detiene la seconda più grande riserva d’oro del mondo: ben 3396 tonnellate.A farsi portavoce dell’irritazione germanica è il presidente dell’Associazione Tedesca dei Metalli Preziosi, Peter Boheringer.

Secondo quanto riportato sul blog del giornalista indipendente francese Michel Collon, fondatore del collettivo “Investig’Action”, per Boheringer il comportamento degli americani è un pessimo segnale. “Gli USA e la Fed finanziano attualmente tra il 60 e l’80% del debito federale. L’acquisto libero dei buoni del tesoro da parte loro è una pessima notizia per il debito americano. Questo fatto mette in evidenza che le cose non vanno bene circa la qualità del dollaro come moneta di riserva mondiale.

La Cina e l’India”, aggiunge Boheringer, “vogliono probabilmente consumare complessivamente quest’anno 2300 tonnellate d’oro. Stiamo parlando quasi del 100% della produzione mondiale”. Un tempo la Federal Reserve era considerata l’istituzione finanziaria più sicura presso cui collocare le proprie riserve auree, cosa che per molti anni diversi paesi hanno fatto.

Oggi non è più così e questo può costituire un ulteriore fattore di destabilizzazione per l’economia mondiale. Se è vero che l’oro posseduto crea e quantifica la necessaria “fiducia” attraverso cui operano le banche centrali, l’incrinarsi di quella accordata alla Fed potrebbe essere molto pericoloso vista la quantità di dollari in circolazione.