La Difesa italiana – Intervista con l’On. Gianluca Rizzo, Presidente della Commissione Difesa Camera

L’On. Gianluca Rizzo è il nuovo Presidente della IV Commissione Difesa della Camera dopo esserne stato membro per la passata legislatura. Geopolitica.info lo ha intervistato per discutere con lui dei recenti sviluppi in materia di difesa e sicurezza in Italia e in seno all’UE e alla NATO.

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– Presidente Rizzo, le commissioni difesa di Camera e Senato hanno avuto modo di ascoltare la relazione della Ministra Trenta e del Ministro Moavero Milanesi sul summit NATO di Bruxelles. Il vertice è stato oggetto di grande dibattito in merito, soprattutto, al comportamento risoluto di Donald Trump. Quale è la sua impressione sull’esito del summit? Cosa pensa del requisito del 2%?

Sia la relazione del Ministro Trenta che quella del Ministro degli esteri Enzo Moavero Milanesi hanno messo in evidenza l’importante confronto che si è avviato con l’ultimo vertice della Nato di Bruxelles. Certamente Trump ha movimentato il vertice con le sue uscite, ma – a quanto ci hanno riferito i due ministri – in sede di summit Trump è parso meno spigoloso di quanto alcune sue dichiarazioni pubbliche lasciassero pensare.  Anche la dichiarazione del presidente americano sul 4 per cento delle spese militari riferito al PIL dei singoli Stati era una provocazione per stimolare il dibattito. Sul 2% da raggiungere entro il 2024 , la questione è più seria. Non tutti gli stati membri usano gli stessi criteri per definire la spesa militare. Il dicastero della difesa italiano pesa rispetto al nostro PIL per l’1,15% ma se adesso sommiamo i finanziamenti per le missioni internazionali allocate al Ministero dell’Economia e Finanze e quello per i nuovi sistemi d’arma allocati al Ministero dello Sviluppo economico ecco che il dato reale sale all’1,4%. Alcuni Paesi stimano nelle spese per la difesa anche quello per le pensioni dei militari, noi invece lo facciamo solo in minima parte. Occorrerebbe avere dei criteri unici nella Nato per stabilire l’effettiva entità di risorse destinate dai singoli stati alla difesa. Poi, come ha giustamente sottolineato la ministro Trenta, ci sono spese fondamentali per la sicurezza dei cittadini come la Cyber Security che – pur essendo spese formalmente in infrastrutture civili – fanno parte a tutto campo di una moderna concezione della difesa integrata. C’è la proposta di includere anche le spese per la protezione civile e per quelle per contrastare minacce non militari all’incolumità dei cittadini. Ho ancora nella mente le immagini strazianti della Grecia in fiamme, l’assurdo tributo di sangue versato da quella popolazione e l’incapacità della Ue e della Nato d’intervenire immediatamente in suo soccorso. Se fosse stata operativa la nostra proposta di difesa solidale la Grecia non sarebbe stata lasciata sola davanti a questo dramma.

– In questa Legislatura un compito incombente per la IV Commissione Difesa sarà l’implementazione e l’attuazione del Libro Bianco 2015, elaborato dal precedente Governo. Quale sarà il suo lavoro da Presidente della Commissione in merito?

Nella scorsa legislatura la legge di attuazione del libro bianco si è arenata in Commissione difesa al Senato e almeno in quella forma, da quello che capisco, non verrà riproposta. Ovvio che nel Libro Bianco ci sono cose condivisibili ed altre invece più controverse. Il nostro compito sarà valorizzare quelle positive e correggere quelle che non ci convincono. Le Commissioni parlamentari avranno un ruolo determinante nell’accompagnare questo percorso. Rispetto al passato assisteremo ad una maggiore parlamentarizzazione delle questioni legate alla difesa in linea con la volontà del contratto di Governo di dare centralità al Parlamento.

– Nel dicembre 2017, l’Italia ha firmato la decisione del Consiglio dell’UE per entrare nella Cooperazione Strutturata Permanente (PESCO), un’intesa industriale e finanziaria nel campo della Difesa tra la quasi totalità dei paesi dell’UE. La decisione giunge dopo altre iniziative di integrazione come lo European Defence Fund (EDF), la Coordinated Annual Review on Defence (CARD) e il Military Planning and Conduct Capability (MPCC). Crede che l’integrazione UE in materia di Difesa sia uno strumento aggiuntivo per la tutela dell’interessa nazionale italiano?

Il trattato di Lisbona ha introdotto la Permanent Structured Cooperation, nota con il suo acronimo PESCO, prevista nell’ambito delle disposizioni sulla Politica di Sicurezza e Difesa Comune. La PESCO consente agli Stati membri dell’Unione Europea di rafforzare la reciproca collaborazione nel settore della sicurezza e difesa ed ha l’obiettivo sia di sviluppare nuove capacità militari, sia di favorire l’integrazione di capacità operative. Come ha detto il ministro Trenta, l’Italia è sempre stata e resta tra gli Stati membri promotori dell’iniziativa e ne supporta l’avvio in modalità inclusiva. Si tratta di costruire sinergie nel complesso industriale legato alla difesa – anche per le sue ricadute occupazionali – e rafforzare la ricerca e le capacità innovative di questo settore. Analogamente si tratta anche di valorizzare le iniziative europee che si muovono su questo solco, a cominciare dall’EDF che prevede finanziamenti sia per la ricerca tecnologica nel campo della difesa, che per lo sviluppo comune di capacità strategiche della difesa europea sia per il Programma europeo per lo sviluppo dell’industria europea di difesa (EDIDP). Quest’ultimo mira a supportare i progetti di cooperazione multilaterale presentati dai consorzi industriali che richiedono il supporto degli Stati membri di appartenenza.  Si tratta di una materia in rapida evoluzione a causa di una nuova e rinnovata sensibilità europea sulla questione. In Commissione abbiamo già incardinato il regolamento per l’accesso alle risorse del Fondo Europeo di Difesa. Si, se devo rispondere sinteticamente alla sua domanda, penso che tutto questo serva e sia indispensabile alla tutela dell’interesse nazionale italiano.