La diatriba tra Corea e Giappone sulle Rocce di Liancourt

Nel 2018, in occasione delle Olimpiadi invernali di Pyeongchang (평창군),  il Giappone suscita le ire della Corea del Sud poiché avrebbe incluso le Rocce di Liancourt tra i territori di propria appartenenza. Il 14 luglio 2020 il direttore generale sudcoreano degli affari dell’Asia e del Pacifico, Kim Jung-han, convoca Hirohisa Soma, un responsabile dell’ambasciata giapponese a Seoul. Precedentemente quello stesso giorno, il gabinetto giapponese approva, all’interno del proprio libro bianco per la difesa, che la questione relativa alle Rocce di Liancourt sia ancora “non risolta”, confermando secolari rivendicazioni sulle isole attualmente considerate come territorio Sud Coreano.

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Le Rocce di Liancourt nella storia della penisola coreana

Nel 1849 una baleniera francese nominata Liancourt rischiò di scontrarsi con un agglomerato di scogli, di una superficie complessiva di meno di 1 km2 (0,18 km2), a 87,4 km dall’isola coreana di Ulleungdo (울릉도) e a 157,5 km dalle isole giapponesi di Oki (隠岐諸島). Da allora, quelle isole saranno per l’occidente le “Rocce di Liancourt”, appunto per il nome della nave francese che evitò la tragedia. Vi sono prove storiografiche, datate 512 d.C., in cui il re dell’allora Silla (uno dei tre regni che si contendevano il dominio della Corea all’epoca) ordinò ad un generale di conquistare un’area della penisola; nell’area indicata dal re erano esplicitamente comprese anche le isole dell’odierna disputa. Durante l’epoca Joseon (1392-1897), negli Annali di re Sejong (1418-1450) sono menzionate come territorio coreano. Oltretutto, re Sejong, detto “Il Grande” rappresenta uno dei più importanti, se non il più importante, personaggio storico nazionale, in quanto promotore della creazione di un alfabeto coreano, l’han-geul, in uso ancora oggi in tutta la penisola.

I primi veri contenziosi tra Corea e Giappone

Il primo caso diplomatico tra i due paesi eruppe nel 1693, quando alcuni pescatori coreani si ritrovarono invischiati in alcune dispute con dei pescatori giapponesi, i quali avevano ottenuto, fin dal 1618, una licenza dallo Shogun per svolgere attività di pesca e raccolta di legname sulle isole Ulleungdo. Durante questo periodo di contenzioso, il rappresentante coreano a Tokyo venne addirittura sequestrato e successivamente rilasciato. Nel 1699 i due paesi firmarono un trattato che sancì di fatto la sovranità coreana sulle Rocce di Liancourt. Durante il periodo Meiji (1868-1912), il Giappone iniziò una serie di accertamenti volti alla determinazione dei confini nazionali e di conseguenza volse di nuovo il suo sguardo alle isole Takeshima. Nel 1877 il Daijō-kan, il Gran Consiglio di Stato, stabilì che Takeshima (qui inteso come Ulleundo) e “un’altra isola” non facevano parte del territorio sovrano giapponese. La mancanza di definizione del nome di questa altra isola sarà, ancora oggi, motivo di appiglio per il Giappone. Allo scoppio della Guerra Russo-Giapponese (1904-1905), il Paese del Sol Levante identificò nelle Rocce di Liancourt un’importante posizione navale, sulla quale istallò torri d’avvistamento in quegli anni. Il 28 gennaio 1905 le isole vennerono formalmente annesse alla prefettura di Shimane e il 22 febbraio dello stesso anno la decisione venne ratificata da un’ordinanza della stessa prefettura.

La disputa durante il secolo breve

Dal 1910 al 1945 la Corea è stata interamente territorio coloniale giapponese. Tra la fine delle ostilità e la firma del Trattato di San Francisco, avvenuta nel 1951, sono stati gli USA ad indentificare nelle Rocce di Liancourt un importante asset marittimo, principalmente in ottica antisovietica e al successivo scoppio nel 1950 della Guerra di Corea. Il trattato non menziona esplicitamente l’appartenenza delle isole al territorio sudcoreano, il che costituisce un altro appiglio per il Giappone. Una possibile interpretazione per cui gli Stati Uniti scelgano di omettere queste isole può venire dal fatto che nei decenni successivi – fino, cioè ai giorni nostri – il Paese del Sol Levante rappresenterà un importante partner degli Stati Uniti; non appare bizzarra, quindi, la scelta per cui Washington voglia non immischiarsi in una diatriba tra due importanti alleati nel Pacifico. Nell’agosto del 1954, l’allora presidente della Repubblica di Corea Yi Seung Man ordinò la costruzione di un faro su Dokdo, ponendo le basi di quella che potremmo definire la sovranità sudcoreana delle isole fino ad oggi. Dal 1951 al Trattato di Normalizzazione dei Rapporti tra i due paesi del 1965, vi furono una serie di “Korea-Japan Talks”; il trattato stabilì semplicemente che i due paesi mantenevano le proprie rivendicazioni sulle isole, senza però mettervi un punto fermo.


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Cosa succede oggi?

Come la disputa Cina-Giappone e Taiwan-Giappone riguardo le Isole Diaoyu (钓鱼岛)- Senkaku (尖閣諸島), a seconda che si voglia usare il nome cinese o giapponese, anche le Rocce di Liancourt rappresentano un terreno di scontro tra due paesi dell’area del Pacifico. La Corea del Sud non ha mai messo in discussione la propria sovranità sulle Isole Dokdo (독도), facendola, come abbiamo visto, risalire all’anno 512 d.C., mentre il Giappone spinge perché il caso delle Isole Takeshima (竹島), di cui, appunto, reclamano l’annessione alla prefettura di Shimane (島根県) nel 1905, venga posto all’attenzione di una corte internazionale. La Corea del Sud ha respinto varie volte la proposta giapponese di porre l’attenzione di una corte internazionale sulla questione in quanto per il governo di Seoul non esiste la benché minima questione sulle Rocce di Liancourt. Al momento, risultano essere i coreani ad avere le rivendicazioni più legittime sulle isole, vantaggio che permette alla Corea di non cedere alle pressioni di Tokyo. Il contenzioso rappresenta un interessante esercizio di speculazioni geopolitiche poiché la questione sia rappresenta un caldo dibattito di relazioni tra stati, sia implicherebbe un possibile sviluppo navale rilevante. Le isole rappresentano un contenzioso tra Corea e Giappone che risale addirittura al XVII secolo, ma è interessante notare come la Corea del Nord sembrerebbe più incline ad ascoltare un paese con cui è ancora formalmente in guerra, piuttosto che un paese terzo. La disputa delle Rocce di Liancourt fa emergere come l’identità coreana rappresenti, ad oggi, un fattore molto più forte di quello che potrebbe essere una formale situazione di guerra o di pace. In secondo luogo, le Rocce di Liancourt sembrerebbero essere ricche di risorse ittiche e di gas naturali, il che le renderebbero anche un importante asset economico, non solamente militare – si noti che la Corea del Sud negli anni ha provveduto a rafforzare le basi navali presenti sull’isola. La posizione è estremamente interessante dal punto di vista commerciale, in quanto si trova nello stretto tra Corea e Giappone, e militare, dal momento che la Corea ha istallato diverse apparecchiature di monitoraggio navale non solamente su Dokdo, ma anche sull’isola di Jeju, dall’altra parte dello stretto. Politicamente, il governo giapponese è pressato da gruppi nazionalisti che vogliono sfruttare il contenzioso delle isole in chiave ideologica. Molto difficile prevedere come si evolverà la situazione, soprattutto dopo la politica estera introversa di Trump; la Corea del Sud, al momento, è il maggior attore interessato al mantenimento dello status quo; il peggioramento delle relazioni Nord-Sud, inoltre, rende estremamente difficile identificare la posizione di Pyongyang circa la diatriba, sebbene sembri favoreggiare per la propria controparte meridionale. Particolare attenzione è da porre sulla questione del “riarmo” giapponese: dal 2016, durante il terzo mandato da Primo Ministro di Shinzo Abe, si è aperto il dibattito circa la modifica dell’articolo 9 della Costituzione del Giappone, la quale prevede che la nazione nipponica non avrebbe mai avuto nessuna forza militare, che sia di mare, terra o aria. Nel maggio 2017, lo stesso Primo Ministro Abe dichiarava che la riforma dell’art. 9 sarebbe entrata in vigore nel 2020. Come si evolveranno le dinamiche dell’area a seguito di una legittimazione al riarmo del Paese del Sol Levante?

Alessandro Vesprini,

Geopolitica.info