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#USA2024La danza presidenziale degli Swing States in America

La danza presidenziale degli Swing States in America

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Quando si parla di elezioni americane non è raro sentire frasi come “Why Michigan Could Tilt the Presidential Election” o “Arizona will be one of the keys to presidency”. Qual è il motivo per cui alcuni Stati sono più cruciali di altri nel determinare il risultato delle elezioni presidenziali? Chi sono esattamente gli Stati “Blue” o “Red”? Qual è il ruolo dei cosiddetti “Swing States” nel panorama elettorale degli Stati Uniti?

Questo articolo cercherà di fornire brevi risposte a queste domande e altre, prendendo in considerazione il passato recente ma anche la situazione attuale in vista delle prossime elezioni presidenziali degli Stati Uniti.

I “Safe States” o Stati sicuri

Innanzitutto, con il termine Safe Statesnegli Stati Uniti si identificano quegli Stati che ad ogni elezione votano regolarmente per un partito piuttosto che l’altro. Red Stateè uno stato in cui di norma vince un candidato repubblicano, mentre Blue Stateè dove di solito vince un democratico.

È proprio in questi Stati detti “sicuri” che i candidati per la Casa Bianca si impegnano molto poco, consapevoli di avere già una solida base di sostegno e una quota sufficiente dell’elettorato che voterà per loro.

Gli “Swing States” o Stati oscillanti

Dalle elezioni del 1988, 20 Stati e Washington DC sono stati “Safe Statesavendo votato sempre per lo stesso partito ad ogni presidenziale. Tuttavia, nella politica americana, esistono anche gli Swing States, che non hanno nulla a che vedere con lo swing come stile di danza, ma sono Stati in cui, nel corso del tempo, hanno vinto partiti politici diversi e in cui lo scarto tra due candidati di colore opposto è stato molto ridotto, solitamente con un vantaggio del vincitore inferiore al 3%.

È a questi “Stati oscillanti” che i candidati alle presidenziali devolveranno la maggior parte dei loro sforzi con visite e annunci pubblicitari, consci che vincere o meno in questi Stati sarà determinante per una loro vittoria.

Ciò che è interessante da osservare è che i risultati di voto negli Swing States fungono molto spesso da premonitori su chi sarà poi il vincitore effettivo alle elezioni: dal 2000, fatta eccezione per una sola volta, Colorado, Florida, Nevada, Ohio e Virginia, allora Swing States, hanno sempre votato per il vincitore delle elezioni.

I “Key States” delle elezioni 2024

Nelle presidenziali del 2020, sono stati sette gli Stati in cui lo scarto tra i due candidati era inferiore al 3%: Michigan, Arizona, Georgia, Pennsylvania, Wisconsin, North Carolina e Nevada. Di questi Swing States, Biden ha vinto in sei, perdendo solo in North Carolina. Nel 2016, Trump risultò vincitore portando a casa anche lui la vittoria in sei di questi sette Stati. Essi sono dunque chiaramente gli Stati-chiave per le elezioni del 2024.

Se si esamina più nello specifico la situazione di vantaggio o svantaggio per ciascun candidato in questi sette Stati, emerge innanzitutto che il Michigan, uno dei tre Stati, insieme ad Arizona e Georgia, in cui la differenza tra i due partiti era minima nelle elezioni del 2020, presenta un punto a sfavore per l’attuale Capo della Casa Bianca. Lo Stato infatti conta più di 100.000 arabi-americani i quali non vedono di buon occhio l’attuale Presidente per il sostegno americano a Israele nel conflitto in Medio Oriente.

Vi è poi l’Arizona, che, con i suoi quasi 600 chilometri di confine con il Messico, è particolarmente sensibile al tema dell’immigrazione, per il quale Biden non gode di troppo consenso in quanto gli arrivi di migranti lungo il confine meridionale non hanno fatto che aumentare gli ultimi anni.

E poi ancora, c’è il Nevada, che, nonostante dal 2008 abbia sempre votato per Presidenti democratici, rappresenta attualmente un’area vulnerabile per Biden, con un governatore repubblicano dal 2022 e una situazione economica che non si è mai risollevata dopo la pandemia da covid-19 (il tasso di disoccupazione dello Stato è del 5.33%, il più alto negli Stati Uniti).

Tra gli Stati in cui è maggiormente difficile determinare una propensione verso uno dei due candidati vi è in primo luogo la Pennsylvania, in cui ci sono sia città moderne come Philadelphia, favorevoli alle politiche pro-ambientali, sia città più piccole e di campagna in cui abitano molti blue collars che lavorano nelle “poco green” industrie di estrazione di gas naturale che hanno visto una crescita significativa negli ultimi anni.

C’è poi il Wisconsin, che come la Pennsylvania, è uno Stato diviso politicamente tra aree rurali che votano per i Republicans e aree urbane che sono a favore dei Democrats. Qui, secondo il Marquette Law School Poll, solo il 49% della popolazione è attualmente entusiasta di votare e quindi sarà cruciale vedere da dove verranno i pochi che si recheranno alle urne, se dalle più liberali città o dalle più conservatrici campagne.

La North Carolina, che dagli anni 1970 ha scelto solo due volte dei candidati democratici, ha tuttavia visto un margine di scarto molto sottile tra i due partiti nelle elezioni recenti ed è per questo considerata uno Swing State. I recenti sondaggi hanno mostrato che alla popolazione sono cari temi diversi: alcuni tengono particolarmente alla democrazia, altri all’inflazione ed altri ancora all’immigrazione. È quindi difficile determinare quale sia il candidato favorito, anche se il passato repubblicano del Paese giocherà un ruolo importante.

Infine, uno degli Stati più decisivi con i suoi 16 seggi al Collegio Elettorale, sarà la Georgia, che sembra disposta a favore di Biden non solo per l’andamento positivo della sua economia dovuto all’investimento in nuovi settori industriali come quello delle batterie, ma anche perché è da qui che è partito uno dei 4 processi a Trump.

Il 10 percento decisivo

I cittadini di questi sette Swing States sono circa 30,6 milioni di americani, il 10% dei quali, secondo i sondaggi, sono ancora indecisi. Considerando il peso che questi Stati hanno nel determinare il risultato delle elezioni, questo dato suggerirebbe quindi che circa 3 milioni di elettori sulla totalità della popolazione americana sarà determinante nel far pendere l’ago della bilancia a favore di uno o dell’altro candidato.

È probabile che questi elettori non prenderanno una decisione fino a quando non saranno costretti a farlo e questo può significare settimane o addirittura giorni prima delle elezioni.

Il risultato delle elezioni rimane dunque incerto. Quel che è sicuro però è che i candidati alla Casa Bianca dovranno prestare particolare attenzione a non compiere passi falsi, poiché questi potrebbero influenzare l’opinione di quel 10% di elettori che fino a quel momento erano indecisi, mettendo a rischio le loro possibilità di vittoria.

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