La crisi identitaria nei giovani Musulmani Occidentali è il fattore principale della radicalizzazione jihadista?

La radicalizzazione jihadista è un fenomeno oramai diffuso in tutto il mondo, musulmano e non solo; in Occidente il radicalismo islamico è stato fonte di attacchi terroristici sanguinari e senza precedenti. Chi sono questi criminali e perchè sono diventati dei jihadisti spietati e pieni di odio?  Il  seguente articolo si prefigge di analizzare il fattore della crisi identitaria nei giovani musulmani occidentali, il quale potrebbe essere il punto nevralgico o la causa principale che porta un giovane, vulnerabile e destabilizzato, a considerare l’ideologia jihadista come la base della propria vita e della propria identità e, di conseguenza, si può affermare che è la religione islamica di matrice jihadista che ri-costruisce l’identità dell’individuo che abbraccia tale “fede”.

La crisi identitaria nei giovani Musulmani Occidentali è il fattore principale della radicalizzazione jihadista? - GEOPOLITICA.info

 L’Occidente è ormai popolato da molti giovani musulmani, i quali in bilico tra una cultura islamica tradizionale e una secolarizzata società multi-culturale predominante nei loro paesi di residenza, sono “ibridi” poiché colpiti dalle due predette forze, spesso in contrasto, che cercano di strutturare la loro identità. Essi spesso non sono capiti nelle scuole, non sono capiti dai loro familiari di “vecchio stampo”, tanto meno sono capiti dagli imam locali; così rimane solamente la possibilità di affrontare tali problemi, molto personali ma comuni a tutti i giovani musulmani, parlando con il proprio amico o, compagno di scuola o, con il proprio coetaneo che sente e che prova le stesse senzazioni e possiede le stesse vulnerabilità, le stesse problematiche identitarie e culturali. In particolare le seconde e le terze generazioni non conoscono il modus operandi, non hanno gli strumenti per “appartenere” alla società in cui sono nati e cresciuti e, di conseguenza, è per loro difficile essere dei cittadini inglesi, italiani, spagnoli, belgi o di altre nazioni occidentali, inoltre, non vi sono delle guide che possano aiutarli in questo percorso di “socializzazione” e di costruzione di una identità. Per molti giovani musulmani questa incertezza, questa incapacità, questa non conoscenza e questa non “appartenenza” si trasforma in rabbia, piccoli crimini, marginalità: diventano così facilmente suscettibili e vulnerabili all’ideologia estremista.

É di notevole importanza capire la centralità della crisi identitaria, in quanto comporta una volontà di distingure se stessi con un’identità assertiva, piuttosto che mantere una posizione passiva come quella delle generazioni precedenti o quella dei propri familiari. Analogalmente, è interessante sottolineare che molti di quelli che aderiscono al processo di radicalizzazione sono spesso alquanto laici e mondani, si potrebbe dire dei “cattivi musulmani”, quindi essi sono molto lontani dai precetti Islamici che guidano la loro cultura originaria. Per esempio, Wiktorowicz spiega che molti membri di Al-Muhajiroun nel Regno Unito non erano particolarmente religiosi e non possedevao alcuna educazione religiosa prima dell’ingresso nell’organizzazione, erano in sostanza lontani dalla religione e non vedevano in essa alcun riferimento ideologico né tanto meno un riferimento su cui strutturare la propria identità. Un altro esempio è il caso di el-Abboudi, trattato da Lorenzo Vidino: un giovane di origni marocchine che viveva con la sua famiglia -ben integrata- in un piccolo paese a nord di Brescia, il quale, senza nessuna conoscenza della religione e frustrato dalla sua doppia identità italiana e marocchina, non trovava il modo di esprimersi e di “appartenere” alla società circostante. Si convertì all’Islam radicale e iniziò così il suo percorso da jihadista; di seguito le sue parole dopo l’avvenuta radicalizzazione: “Prima non ridevo mai perché la società mi ha rovinato proprio. Adesso mi basta fare le abluzioni, fare il lavaggio e mi sento libero, spiritualmente volo”. Ecco che l’indetintà è ri-costruita!.

Nel ricercare un’identità, molti individui ritornano alla religione. In certe circostanze, è la religione stessa che può guidare i giovani musulmani verso una “contro-cultura” islamica. Secondo Oliver Roy, i terroristi occidentali di matrice islamica sono una generazione frustrata dalla società occidentale che non soddisfa le loro speranze e non fornisce loro prospettive future. Inoltre, la loro visuale della Umma globale è una forma di vendetta contro la globalizzazione, responsabile della loro attuale condizione di marginalizzazione e di vulnerabilità. Quindi, possiamo dire che la Umma globale è pensata dai radicali dell’Islam come se fosse corrotta dai valori della società occidentale e, di conseguenza i giovani musulmani vulnerabili e in cerca di identità iniziano ad identificare se stessi con la Umma globale corrotta. La risposta a tutto questo caos è il radicalismo Islamico, il quale si presenta come strumento necessario al riscatto personale e contemporaneamente al riscatto della Umma globale. Il radicalismo Islamico diviene così il “modello” di riferimento per la creazione di una identità nuova, basata sulla interpretazione della legge islamica e su una visione del mondo (Einstellung) totalmente nuova, appagante, ricca di stimoli e soprattutto moralmente giusta.

Il generale problema dell’“appartenenza” è ben illustrato dagli studi sulle opinioni dei musulmani in Gran Bretagna, nei quali si riscontra che un terzo degli intervistati sostiene di avere molto più in comune coi musulmani di altri paesi, rispetto ai concittadini non-musulmani. Altri indicatori che confermano questa tendenza sono l’uso del hijab, l’obbedienza dei precetti islamici, una speciale attenzione verso il cibo nelle scuole o nelle carceri, la giusta condotta nel periodo del Ramadan, la distinzione fra ciò che è haram e ciò che si definisce halal. Comunque sia, questo è probabilmente una reazione naturale per i musulmani che vivono in una società con una cultura differente. Simili tendenze di mantenimento dei propri simboli culturali e di identificazione con le proprie tradizioni d’origine si riscontrano negli individui occidentali che vivono in paesi stranieri che hanno culture differenti dalle proprie.

Mentre la crisi identitaria e le frustrazioni individuali potrebbero spiegare l’attrazione di alcuni soggetti verso il radicalismo islamico, secondo alcue ricerche, come quella condotta da Jessica Stern, altri fattori come la personalità o i traumi personali (traumi infantili o esperienze di guerra) potrebbero essere anch’essi scatenanti. Tali ricerche però non dimostrano in modo solido che i profili psicologici dei terroristi rappresentino una chiave di lettura certa del fenomeno. Le lezioni del terrorismo europeo degli anni ’70 e ’80 sono un caso importante, in questo senso, in quanto confermano la difficoltà di creare un profilo psicologico preciso del terrorista tipo.

In conclusione, possiamo affermare che la questione dell’identità è altresì centrale nel processo di radicalizzazione nel quale si riscontra, nella maggior parte dei casi, una incapacità del giovane Musulmano ad integrarsi nella società in cui vive. La mancanza di saldi punti di riferimento e di elementi “guida” e la vulnerabilità generata dalla scarsa integrazione all’interno del tessuto sociale sono fattori che incidono sulla decisione del giovane musulmano “in cerca di identità” di aderire al progetto estremista. In ultimo, bisogna ben comprendere il fatto che una ideologia estremista che può portare a compiere atti violenti e in alcuni casi anche il suicidio, sia la via di fuga, il mezzo con il quale si riscopre l’appartenza del proprio “essere” all’interno della società.