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TematicheCina e Indo-PacificoLa corsa alle presidenziali di Taiwan 2024

La corsa alle presidenziali di Taiwan 2024

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In una cornice storica complessa, Taiwan si prepara per le elezioni presidenziali del 2024, un momento cruciale che potrebbe avere implicazioni significative per le sorti dell’isola.

Gli occhi vigili della Cina di Xi Jinping scrutano con grande attenzione il risultato finale; tuttavia, la situazione taiwanese non rientra solo nell’orbita cinese. Anche il blocco occidentale con gli Stati Uniti in prima linea osservano con massima prudenza l’esito di quelle che sono da considerarsi le elezioni più importanti per Taiwan. Nell’arco dell’ultimo anno si è assistito a un significativo rafforzamento delle relazioni tra Taiwan, gli Stati Uniti e l’Europa, con un focus particolare sugli accordi legati ai chipset. Il governo Biden ha anche recentemente approvato una nuova vendita di armi a Taiwan, aumentando il sostegno militare all’isola nonostante le forti obiezioni della Cina. Tutto questo avviene in un contesto internazionale in cui le tensioni sono palpabili, con la Cina che intensifica le sue manovre militari con maggiore frequenza e Taiwan che si avvia verso le elezioni. La corsa alle presidenziali è cominciata nel 2022, quando l’attuale Presidente in carica Tsai Ing-wen ha rassegnato le dimissioni dalla leadership del DPP, il partito democratico progressista, a seguito degli scarsi risultati ottenuti nelle elezioni locali del paese. A guidare il nuovo partito democratico c’è ora Lai Ching-te, considerato più radicale nella sua posizione contro Pechino. A rappresentare il blocco del KMT c’è Hou Yu-ih, politico molto apprezzato dall’opinione pubblica taiwanese, che già nel novembre 2022 aveva ottenuto la riconferma al ruolo di sindaco di Nuova Taipei. Le presidenziali di Taiwan, tuttavia, oltre al DPP e Guomindang, hanno visto una grande sorpresa nel corso degli ultimi mesi. Terry Gou, fondatore di Foxconn, il più grande produttore al mondo di iPhone, ha annunciato la sua seconda campagna presidenziale a Taiwan dopo quella del 2012. Il miliardario settantenne ha dato il via alla sua campagna elettorale nel mese di aprile, cercando di improntare la sua politica sul rafforzamento dei legami con la Cina. Gou, che deve raccogliere circa 290.000 firme entro novembre per potersi candidare, ha basato la sua campagna elettorale su un solo messaggio: l’unico modo per evitare una guerra con la Cina è rimuovere il DPP dal governo ed avviare colloqui con Pechino. Nonostante abbia sollevato perplessità vista la sua vicinanza alla politica del PCC, l’ingresso di Gou nella scena politica ha come scopo quello di compattare l’opposizione al governo composta da Ko Wen-je del Partito popolare di Taiwan e dal KMT, considerato che il vice presidente Lai risulta essere in vantaggio negli ultimi sondaggi con il 35 percento circa dei consensi. Le sfide da affrontare per Taiwan non sono poche. I candidati sono consapevoli che gran parte del lavoro sarà legato alla politica estera del paese e ai suoi rapporti con la Cina; proprio la Cina rappresenta per Taiwan il principale mercato per le sue esportazioni. Basti considerare che l’economia taiwanese ha subito un duro colpo entrando in recessione con una contrazione del PIL nel primo trimestre del 2023 proprio a causa del blocco delle importazioni di numerosi prodotti locali imposto da Pechino. Il Guomindang punta forte a una apertura semi-totale con Pechino con l’obiettivo di favorire l’economia del paese seguendo il principio della ”Unica Cina”, di cui il presidente cinese ne enfatizza sempre più solo la parte che riconosce la Cina continentale. Di opinione completamente opposta è invece il vicepresidente Lai Ching-te, contrario alla “One China Policy”. Lai ha definito le elezioni come una scelta tra democrazia e autoritarismo, come ha ribadito a gran voce anche nel corso della sua ultima visita negli Stati Uniti, sostenendo la difesa della democrazia taiwanese. Nel mezzo, la maggioranza dei taiwanesi desidera il mantenimento dello status quo, ma la definizione di ciò sta diventando sempre più soggetta a interpretazioni diverse. Secondo Terry Gou un’eventuale vittoria del DPP porterebbe Taiwan ad un conflitto diretto con Pechino, dichiarando che le elezioni rappresentano una scelta tra la guerra e la pace. Per Taiwan le elezioni presidenziali del 2024 rappresentano un momento cruciale per la sua storia e il suo futuro, andandosi a inserire in uno scenario molto teso dove la Cina intensifica la pressione militare, inviando navi da guerra e aerei da combattimento attraverso lo stretto con maggiore frequenza. Mentre il mondo osserva attentamente lo svolgimento di questa sfida elettorale, il destino di Taiwan e le sue relazioni con la Cina rimangono incerti. Pechino considera Taiwan come un territorio cinese, e con il crescente potenziamento delle sue forze militari aumentano anche i timori che possa cercare di impostare un’unificazione con la forza. Secondo Taipei, inoltre, non sarebbero da escludere interferenze cinesi, utilizzando una serie di mezzi come ritorsioni militari e cyber-attacchi con lo scopo di influenzare l’esito delle elezioni. In questo scenario intricato, gli elettori taiwanesi non si limiteranno a scegliere il loro presidente il prossimo gennaio, ma contribuiranno a stabilire la rotta delle relazioni tra gli Stati Uniti e la Cina per gli anni a venire. Per Taiwan la scelta sembra essere tra un partito al potere determinato a mantenere l’indipendenza politica del paese, e un’opposizione che vede legami più stretti con la Cina come l’unico percorso praticabile.

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