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TematicheCyber e TechLa cooperazione transatlantica passa per la cybersecurity

La cooperazione transatlantica passa per la cybersecurity

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La cybersecurity riveste un ruolo centrale nell’approccio della nuova amministrazione alla sicurezza nazionale. Il settore richiede un livello sempre maggiore di condivisione delle informazioni e di cooperazione con altri Paesi. Le proposte dello US Select Committee on Intelligence da un lato e quelle delle istituzioni europee dall’altro, potrebbero essere il preludio di un rinnovato approccio multilaterale degli Stati Uniti.

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L’insediamento del presidente Biden è stato accolto con grande ottimismo dalle istituzioni europee. I membri del Parlamento Europeo hanno visto in questo cambiamento un’opportunità per rafforzare le relazioni e la cooperazione tra Stati Uniti ed Unione Europea. Il presidente del Consiglio Europeo, Charles Michel, ha sottolineato l’importanza di accrescere la cooperazione con gli alleati americani per affrontare le nuove sfide sul piano internazionale e per garantire l’ordine, la pace e la sicurezza globale. 

Il nuovo approccio degli Stati Uniti alla cybersecurity

Uno dei campi in cui sarà necessaria una maggiore cooperazione è la cybersecurity. La campagna di spionaggio cibernetico, perpetrata attraverso la piattaforma Orion di SolarWinds, ha messo in luce da un lato la fragilità delle infrastrutture statunitensi ed europee, dall’altro ha evidenziato la stretta connessione tra i due alleati. Non è un caso che il senatore statunitense Mark Warner, presidente del Select Committee on Intelligence, abbia ribadito la necessità che Stati Uniti ed Unione Europea sviluppino una normativa comune sulla cybersecurity. Se ciò non avverrà, i prossimi attacchi potranno avere un effetto devastante sulle infrastrutture critiche. Il senatore, poi, ha anche criticato l’approccio pressoché indifferente dei Paesi europei all’attacco SolarWinds, nonostante questo abbia colpito anche i server di Italia, Germania e Regno Unito.

La cooperazione con l’UE rappresenta, per il senatore Warner, un punto centrale del nuovo approccio dell’amministrazione Biden alla cybersecurity. Tuttavia, non è l’unico. A ciò dovrà affiancarsi un rinnovato sforzo per favorire la partnership pubblico-privato sul territorio nazionale. In particolare, il comitato presieduto da Warner starebbe lavorando ad una legge che renda obbligatorio – per le aziende – il report degli incidenti informatici. La normativa dovrebbe anche incrementare il livello di condivisione delle informazioni. Questa è fondamentale per la prevenzione degli attacchi. Come ha detto il senatore, creare un’infrastruttura sicura non è sufficiente a mitigare i rischi, se non si sviluppa un sistema di early warning.

La normativa in lavorazione dovrebbe anche imporre obblighi di informazione a carico delle aziende. Ciò è fondamentale, se si pensa che più dell’80% delle infrastrutture critiche statunitensi sono in mano a privati. Il problema del sistema attuale è che le aziende, per paura di doverne rispondere in termini legali e di immagine, non denunciano gli incidenti informatici alle autorità. I recenti attacchi alle agenzie americane hanno evidenziato le carenze di sicurezza informatica, che hanno impedito agli Stati Uniti di prevenire o, quantomeno, di scoprire per tempo le campagne di spionaggio perpetrate da nation-state actors russi e cinesi. Un’altra tematica su cui sarà necessaria una maggiore cooperazione, secondo Warner, è la tassazione delle big tech. Gli Stati Uniti hanno proposto ad aprile un’imposta globale minima su queste società. L’UE, dal canto suo, ha reagito in modo molto cauto, annunciando di voler imporre un prelievo digitale “soft”.

L’UE è pronta?

Lo scenario attuale suggerisce un rinnovato interesse degli Stati Uniti per il multilateralismo, ovvero per l’UE quale alleato fondamentale per l’implementazione di misure di sicurezza cibernetica. Bisogna capire, a questo punto, quanto l’amministrazione Biden si muoverà in questa direzione e se gli Stati membri si faranno trovare pronti. A tal proposito, lo scorso dicembre, l’UE ha pubblicato la EU-US agenda for global change, con alcune proposte per rilanciare la cooperazione transatlantica. Il settore digitale è, sorprendentemente, uno degli elementi centrali. Tra le proposte, vi è la creazione di un consiglio per il commercio e la tecnologia, che permetta di facilitare il commercio, sviluppare standard comuni e promuovere l’innovazione. Per quanto riguarda le big tech, invece, nel documento si propone l’apertura di un dialogo transatlantico sulla responsabilità di tali aziende, in particolare sul tema della tassazione. Deve essere favorita la cooperazione per il controllo degli investimenti esteri in società strategiche, quali quelle che erogano servizi essenziali. Infine, il documento propone la creazione di un framework comune che regoli l’Intelligenza artificiale e l’adozione di posizioni affini nei consessi internazionali. 

L’UE potrà dimostrarsi un partner strategico nel cyberspace. Tutto dipende dalla postura che adotterà sul piano internazionale. Come ha evidenziato Rosa Balfour, direttrice di Carnegie Europe, “l’UE dovrà definire in modo chiaro i propri obiettivi internazionali, essere pragmatica e realistica, trasformandoli in policies realmente attuabili. Inoltre, sarà necessario adottare posizioni più decise, così da instaurare un dialogo maggiormente costruttivo.” Solo in questo modo l’Unione Europea potrà vedere rafforzato il proprio ruolo nella comunità internazionale e spingere gli Stati Uniti verso un approccio multilaterale, favorito dalla cooperazione in ambito cibernetico. 

Davide Lo Prete,
Geopolitica.info

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