La cooperazione spaziale sino-africana tra sviluppo economico e soft power

Sebbene gli investimenti cinesi nel continente africano abbiano destato particolare attenzione presso gli osservatori internazionali, si tende a parlare molto poco della cooperazione spaziale sino-africana, che tuttavia è strettamente collegata alle altre dimensioni delle relazioni tra la Cina e le nazioni del continente. Essa è inoltre un importante moltiplicatore del Soft Power cinese, e potrebbe avere un peso non trascurabile nel contesto della competizione strategica tra le potenze.

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Lo Spazio come necessità per le nazioni africane

Uno dei luoghi comuni più diffusi che emerge dalle opinioni pubbliche di tutto il mondo quando l’oggetto del dibattito è il programma spaziale è quello che vede in esso, nel migliore dei casi, un lusso che solo i paesi più ricchi possono permettersi e, nel peggiore, solo un immenso spreco di denaro. Inutile sottolineare quanto tale visione risulti miope di fronte alle evidenze offerte dai numerosi vantaggi diretti e collaterali legati allo sviluppo di tecnologie spaziali. Esso coinvolge un ampio raggio di industrie complementari, e investire in tecnologie spaziali stimola diversi settori produttivi. Complice l’abbassamento dei costi di “mantenimento” dei programmi spaziali (dovuto anche alla crescente presenza di attori economici privati), negli ultimi anni si è aperta un’autostrada di possibilità anche per i paesi meno ricchi, ed ecco che le tecnologie spaziali hanno cessato di essere un lusso per diventare unpasso obbligato nel percorso di crescita dei paesi in via di sviluppo. Non deve stupire, ad esempio, che l’Unione Africana abbia cominciato ad elaborare una propria politica continentale nel merito, evidenziando l’importanza critica dello spazio esterno per lo sviluppo dell’Africa in campi multipli: agricoltura, difesa, finanza, gestione delle crisi, monitoraggio dei cambiamenti climatici.

La collaborazione spaziale sino-africana

I progetti di collaborazione spaziale tra la Repubblica Popolare Cinese e le nazioni africane costituiscono un elemento di sempre maggiore importanza nelle relazioni tra il gigante asiatico e il continente africano, del quale il dragone è già il principale partner commerciale. In termini di cooperazione spaziale, la Cina ha già stabilito importanti legami con paesi come Etiopia, Sudan, Algeria, Nigeria e Congo. La collaborazione con i paesi africani in questo settore si concentra soprattutto sulle tecnologie satellitari, riflettendo in un certo senso l’importanza che le nazioni africane danno alle tecnologie spaziali come infrastrutture cruciali per la crescita e il benessere. Avere satelliti propri in orbita (in totale i satelliti «africani» lanciati superano le quaranta unità) è fondamentale per attività come la ricerca di minerali, la collocazione e costruzione di infrastrutture, la produzione agricola, il monitoraggio della deforestazione e dei cambiamenti climatici. Il modello cinese di cooperazione spaziale consiste generalmente nell’offrire prestiti ai paesi africani per finanziare i propri progetti, dando poi vita a collaborazioni tecniche, oltre a mettere a disposizione i siti di lancio cinesi. Un utile esempio può essere il caso dell’Etiopia, che sta pianificano il lancio in orbita di un secondo satellite (il primo è stato lanciato nel dicembre dello scorso anno), previsto per il dicembre di quest’anno, e frutto di un lavoro congiunto tra ingegneri etiopi e cinesi, oltre che di un co-finanziamento tra i due paesi.

La cooperazione spaziale e il soft power cinese

La cooperazione spaziale, oltre a rientrare alla perfezione nei piani di Pechino per diventare la prima potenza spaziale entro il 2050, agisce come un importantissimo moltiplicatore del soft power cinese. Tuttavia, ad oggi, la Cina non è ancora al primo posto per quanto riguarda i legami di collaborazione con l’Africa in ambito spaziale: è il terzo paese tra i maggiori destinatari di contratti di lancio dei paesi africani, quarto se si parla dei contratti di sviluppo di tecnologie satellitari. Bisogna comunque tenere presente che stiamo parlando di un settore a lungo «dominato» dalle agenzie di Europa e Russia, all’interno del quale la Cina si sta ritagliando uno spazio sempre maggiore. Il motivo di ciò è intuitivo: poiché la Repubblica Popolare tende a riservare la propria collaborazione spaziale a quei paesi che con la Cina godono già di rapporti economici preferenziali (Comprehensive Strategic Cooperative Partnerships, CSCPs), la rapidissima espansione dell’influenza economica e diplomatica cinese nel continente africano si traduce anche in una sempre crescente collaborazione nell’ambito spaziale, in un meccanismo che si auto-alimenta: legami politico-economici più forti significano maggiore collaborazione in ambito spaziale, che di per sé rafforza le relazioni tra i paesi coinvolti. La Repubblica Popolare Cinese punta a presentarsi come una nazione amichevole che promuove l’estensione dell’autosufficienza dei paesi africani, senza palesare «missioni morali» quali ad esempio quella di esportare una specifica scala di valori o un modello economico e di governo. Nonostante le autorità cinesi enfatizzino i benefici reciproci delle loro partnership strategiche, però, è difficile negare che tali benefici, con particolare riferimento ai rapporti bilaterali con le nazioni africane, siano asimmetrici. Gli investimenti cinesi indebitano i paesi africani e li vincolano politicamente alla Cina, che in questo modo può spingerli a sostenere le proprie ambizioni globali. Ciò che Pechino offre è l’opportunità di accelerare il loro sviluppo economico sfruttando reti infrastrutturali e tecnologie cinesi. La crescita avviene attraverso un approccio basato sul mercato piuttosto che sugli aiuti. I finanziamenti cinesi non sono gratuiti né puramente altruistici, ed è semmai l’Africa che deve saper sfruttare al meglio le opportunità offerte dalla Cina evitando possibili pericoli come la «trappola del debito».


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Il settore spaziale come terreno di scontro geostrategico

Ad oggi, il settore spaziale africano non è (ancora) un terreno di scontro nel confronto strategico tra Cina e Stati Uniti. Pechino non sta cercando di sostituire i propri progetti di cooperazione spaziale a quelli di Washington, perché la presenza americana è ridotta, e semmai la competizione coinvolge maggiormente Europa e Russia. Si registra, in generale, una mancanza di interesse o di consapevolezza (e forse un certo scetticismo) da parte dei policymakers statunitensi nei confronti del potenziale economico e diplomatico di un settore in crescita, probabilmente dovuta anche al fatto che la collaborazione spaziale tra Cina e paesi africani, per ora, non intacca seriamente gli interessi strategici americani. Il discorso cambia se si allarga il campo visivo alla più generica influenza acquisita dalla Cina nel continente africano negli ultimi decenni. Gli Stati Uniti hanno pagato gli effetti della politica di disimpegno dai propri oneri internazionali, che nel continente africano si è tradotta in un restringimento delle capacità di manovra politica, commerciale e di sicurezza, e quindi nella creazione di un «vuoto» sistematicamente riempito da altri attori. Per invertire questa tendenza, Washington ha di recente cominciato a elaborare una nuova strategia per il continente africano (sebbene il dossier non risulti essere in cima alla lista delle priorità della Casa Bianca), basata su un modello che coinvolga maggiormente il settore privato e che presenti Washington come un’alternativa migliore rispetto alla Cina, e finalizzata alla promozione degli interessi degli Stati Uniti. È dunque possibile che in futuro l’ascesa cinese e la nuova inversione di rotta degli Stati Uniti riportino l’Africa all’interno della vecchia dinamica della competizione tra potenze, tra l’altro in un periodo nel quale, al contrario, anche a causa del «disimpegno americano», proprio la diversificazione delle relazioni esterne al continente africano stava dimostrando di essere uno degli aspetti chiave della crescita economica sperimentata dai paesi africani. Sarà il futuro a dirci se gli obiettivi di Cina e Stati Uniti condanneranno il continente africano ad essere ancora preda degli appetiti delle potenze straniere.

Lorenzo Bazzanti,
Geopolitica.info