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NotizieLa cooperazione energetica come strumento di stabilità

La cooperazione energetica come strumento di stabilità

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La stagione estiva appena conclusa è stata ricca di avvenimenti importanti per la politica internazionale. Gli attori più attivi nel contesto mediorientale sono stati sicuramente Turchia, Siria ed Iraq, che hanno realizzato una fitta rete di incontri per discutere di politiche energetiche e di sicurezza. La maturità raggiunta da questi paesi, per quanto concerne la politica regionale, è tale da far presagire l’intenzione di creare una strategia comune per la gestione delle risorse naturali. Nel mese di maggio a Bagdad si è tenuto l’ultimo di una serie di incontri tra i ministri dell’energia di Siria, Turchia, Iran ed Iraq, per continuare a ragionare sulla creazione di una piattaforma regionale comune, come quella creata tra i paesi arabi del Gulf Cooperation Council.

Il summit della capitale irachena è stato seguito da diversi incontri bilaterali che hanno portato ad accordi di importanza rilevante, non solo per gli equilibri regionali ma anche per le politiche energetiche di attori quali Usa, Ue e Russia. Lo strumento della cooperazione in materia energetica sta avendo i suoi frutti e potrebbe essere la principale fonte di stabilità nel contesto mediorientale. Il recente accordo per la costruzione di un oleodotto tra Turchia e Siria è l’ennesima prova di come le relazioni tra i due paesi, dal trattato di Adana in poi, siano notevolmente migliorate, grazie alla cooperazione per lo sfruttamento del fiume Eufrate, che in passato causò non poche tensioni.

Anche l’Iraq ha stretto nuove alleanze, sia con la Turchia che con l’Iran, per poter supplire alla carenza di energia dovuta alla mancanza di infrastrutture, mentre le relazioni con la Siria si stanno notevolmente intensificando per tre ragioni: sicurezza, petrolio e risorse idriche. La questione relativa alla sicurezza del confine tra Siria ed Iraq è di primaria importanza per prevenire possibili infiltrazioni di gruppi terroristici quali al-Qaeda, considerando come l’amministrazione di Baghdad – molto probabilmente a gennaio – dovrà decidere se rinnovare l’accordo SOFA relativo alla presenza militare americana nel paese. La recente frattura diplomatica tra i due paesi è stata causata dal presunto appoggio di Damasco ad alcuni esponenti del Baath siriano, considerati i mandanti di una serie di attentati nella capitale irachena: il ruolo della Turchia si è rivelato di cruciale importanza per ristabilire una linea di dialogo che altrimenti avrebbe incrinato gli equilibri regionali. Le stesse politiche energetiche, relative al petrolio e all’acqua, potrebbero riallacciare le relazioni tra i due paesi: dal 2001 Siria e Iraq hanno pianificato una politica comune per quanto concerne la sfruttamento delle acque dell’Eufrate.

Molti analisti sono del parere che la risorsa principale che muoverà le politiche regionali mediorientali nei prossimi anni sarà proprio l’oro blu; Stanley A. Weiss, presidente fondatore di Business Executives for National Security, sostiene che l’acqua possa essere l’elemento catalizzatore capace di portare stabilità nella regione, chiosando come il ruolo degli Stati Uniti sia di cruciale importanza e debba essere incentrato nel creare un dialogo tra Israele e i paesi arabi, tramite la condivisione di quelle competenze e tecnologie nel settore idrico che lo stato israeliano già possiede. Anche il ruolo della Turchia è fondamentale, essendo il paese con la più alta concentrazione di acqua dolce nella regione, con un sistema di dighe in grado di gestire un grande flusso verso i paesi vicini. Sundeep Waslekar, direttore del Strategic Foresight e editorialista del Journal of Turkish Weekly, sostiene che l’aspetto ambientale sarà al centro della futura politica internazionale, con il relativo obbligo di affrontare il tema delle risorse energetiche come petrolio, gas ed acqua, elementi che potrebbero destabilizzare gli equilibri mondiali se non si dovesse trovare una soluzione di compromesso.

L’importanza di stabilire una cooperazione regionale deriva dalla necessità di prevenire futuri conflitti o attriti causati dallo sfruttamento delle risorse naturali. La storia ci insegna come la questione legata alle risorse strategiche sia stata per gli Stati causa di conflitti ma anche di preziose e durevoli alleanze. Dopo il secondo conflitto mondiale paesi come Francia, Benelux e Germania dell’ovest strinsero un accordo, denominato CECA, che diede il via al processo di formazione dell’attuale Unione Europea: ebbe un ruolo determinante nel sopire le tensioni derivanti dallo sfruttamento delle regioni minerarie dell’Alsazia-Lorena e del bacino della Ruhr, ricche di carbone ed acciaio, e con l’abbattimento delle tariffe doganali e la nascita di un’area di libero scambio si realizzò un importante precedente per poter creare le basi di un’alleanza strategica.

La letteratura geopolitica è ricca di spunti sul concetto di “struttura sovranazionale” riferendosi alla necessità di alcuni paesi, uniti da un legame di interdipendenza che può essere geografico, etnico, religioso o politico-economico, di creare una sovrastruttura in grado di coordinarne le politiche in modo tale da preservare gli interessi dei singoli membri (Stati). Non stupisce perciò come il nuovo modus operandi di alcuni paesi, quali Turchia o Siria, sia legato ad una concezione politica molto più occidentale di quanto si possa immaginare. Forse, come sottolineava E. Said nel suo “Orientalismo”, dovremmo ripensare la concezione eurocentrica relativa alla politica mediorientale, cioè quella basata sul concetto della prevalenza dei nazionalismi sopra ogni altro tipo di accordo, per poter evidenziare quali siano i reali cambiamenti in questa regione e le possibili ripercussioni sullo scenario internazionale.

 

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