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09/08/2020
Faro Atlantico, Notizie

La collaborazione UE-NATO per la buona riuscita di IRINI

di Maurizio Geri

A soli quattro mesi dal suo lancio, l’operazione Europea EUNAVFOR MED IRINI, comandata dall’Ammiraglio Italiano Fabio Agostini, ha già prodotto risultati significativi in maniera bilanciata ed imparziale. La missione non solo lavora quotidianamente per far rispettare l’embargo delle armi alla Libia, ma cerca di garantire la sicurezza nel Mediterraneo anche con obiettivi secondari come il controllo di traffici illeciti, sia umani che di petrolio. L’operazione, però, non esprime ancora completamente le proprie potenzialità. Questo è dovuto anche al fatto che tale operazione viene percepita, soprattutto dalla Turchia, come una azione ostile, e quindi imparziale.

A soli quattro mesi dal suo lancio, l’operazione Europea EUNAVFOR MED IRINI, comandata dall’Ammiraglio Italiano Fabio Agostini, ha già prodotto risultati significativi in maniera bilanciata ed imparziale. La missione non solo lavora quotidianamente per far rispettare l’embargo delle armi alla Libia, ma cerca di garantire la sicurezza nel Mediterraneo anche con obiettivi secondari come il controllo di traffici illeciti, sia umani che di petrolio. L’operazione, però, non esprime ancora completamente le proprie potenzialità. Questo è dovuto anche al fatto che tale operazione viene percepita, soprattutto dalla Turchia, come una azione ostile, e quindi imparziale.

Il punto di svolta potrebbe essere rappresentato da una possibile collaborazione con la NATO, attraverso uno scambio informativo tattico, come era stato fatto per l’operazione UE SOPHIA (che operava nella stessa area di IRINI ma principalmente per controllo del traffico umano). Mentre l’operazione SOPHIA, infatti, aveva un accordo con il NATO Marcom (Comando Marittimo), la nuova missione europea manca di un accordo simile. Tale mancanza aveva fatto sì che la vice Rappresentante Speciale del Segretario Generale ONU per la Libia, Stephanie Williams, parlasse della nuova operazione in toni poco benevoli, considerandola alla stregua di uno scherzo (“as a joke”) in quanto l’embargo veniva spesso violato sia via terra sia via aria.

La necessità fondamentale di una cooperazione con la NATO, quindi, è evidente: questa aumenterebbe infatti le capacità di IRINI di controllare l’embargo anche via terra e via aria. Attualmente IRINI dispone di due navi – una italiana, la San Giorgio, l’altra greca, la Spetsai, che le permettono di controllare i traffici via mare – e può fare un uso costante di tre aerei per la sorveglianza marittima forniti da Germania, Polonia e Lussemburgo. A questi assetti aerei si aggiungono – per un limitato numero di missioni mensili, all’incirca una volta o due al mese – altri due velivoli, uno francese e uno greco. IRINI ha anche la possibilità di usare infrastrutture spaziali, ovvero satelliti, per il controllo dei flussi via aerea e via terra. Il problema è che i satelliti, come quelli dell’“EU Satellite Center” usati da IRINI, possono essere un ottimo sistema di intelligence ma devono essere puntati su un punto preciso per sorvegliare l’eventuale traffico di armi o di milizie. Questo, però, non può essere fatto se non si sa con precisione su quale punto dell’enorme confine libico o su quale aeroporto libico far puntare il satellite.

È qui che la NATO entra in gioco: gli strumenti di sorveglianza dell’Alleanza, in particolare gli aerei radar AWACS (Airborne Warning And Control System) e i droni Global Hawk, (UAV Northrop Grumman RQ-4), che operano dalla base NATO di Sigonella, hanno la potenzialità di risolvere questo problema. I primi permettono infatti di controllare in maniera dettagliata il traffico aereo, e quindi aiutare IRINI a decidere su quali aeroporti puntare i satelliti. I secondi possono osservare con grande precisione il traffico terrestre, grazie alla mappatura del terreno, e quindi aiutare IRINI a decidere su quale punto di confine puntare appunto i satelliti nel caso si notino spostamenti sospetti.

Questo avrebbe conseguenze fondamentali sugli equilibri regionali, dato che via terra e via aria arrivano aiuti militari – sia armi che milizie – da potenze esterne alla NATO: via terra da Egitto e da altri paesi africani e via aria da Russia, Siria ed Emirati. La Turchia, che avrebbe molto da guadagnare da un accordo del genere, però non lo sostiene: è proprio la Turchia, infatti, che sta bloccando questa possibilità. Fonti diplomatiche hanno confermato che IRINI ha chiesto ufficialmente alla NATO una collaborazione sul modello della missione SOPHIA ma la NATO l’ha negata a causa del blocco turco. Il tutto sembra avere dell’assurdo, dati i vantaggi che verrebbero alla Turchia con maggiori controlli di traffici militari via terra e via aerea.

Un ulteriore vantaggio che potrebbe generarsi dal sostegno NATO all’operazione IRINI, si potrebbe legare al possibile ruolo di IRINI nell’addestramento della Guardia costiera e della Marina libica: SOPHIA, e soprattutto l’Italia all’interno della missione, aveva fatto un grande lavoro di capacity building su questo fronte.  L’addestramento, la fornitura di mezzi e il ripristino delle navi libiche danneggiate ha permesso alla Marina libica di soccorrere, nel 2019, circa il 50% dei migranti partiti dalle coste nazionali (nel 2015 le forze libiche erano state in grado di soccorrere solo l’1% dei migranti). Questo ha consentito alla Libia di diventare più autonoma nelle capacità di polizia marittima e all’Europa di ridurre il flusso di migranti, migliorando complessivamente la sicurezza del Mediterraneo centrale e la stabilizzazione della Libia.

Il supporto di IRINI al governo del GNA, quindi, sarebbe fondamentale per proseguire su questa strada. Ancora una volta, però, Al-Serraj sembra disposta ad accettare a causa del veto turco. Insomma, una cooperazione EU-NATO, anche per questo, sarebbe fondamentale nel processo di stabilizzazione in Libia, dato che non può esistere stabilizzazione che non passi dalla formazione delle forze di polizia e di sicurezza locali.

Maurizio Geri,
Euro-Gulf Information Centre

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