La Cina vuole cambiare l’industria dell’intrattenimento

Negli ultimi anni abbiamo assistito a una evoluzione nell’industria dell’intrattenimento. Grazie ai servizi di streaming siamo in grado di fruire dei prodotti televisivi direttamente sui nostri dispositivi portatili. Siamo tutti d’accordo nel sostenere che la piccola rivoluzione portata avanti dai vari colossi come Netflix, Hulu e Amazon è destinata a cambiare il modo in cui guardiamo la televisione. O lo schermo del laptop. La vera sfida, quella più importante, comunque riguarda i contenuti: siamo proprio sicuri che i servizi di intrattenimento che acquistiamo siano creati per noi?

La Cina vuole cambiare l’industria dell’intrattenimento - Geopolitica.info

Attraverso cospicui investimenti nel mondo del cinema, della televisione e dello sport i magnati provenienti dalla Repubblica Popolare cinese si stanno garantendo introiti miliardari. Con un oculato piano di produzioni e coproduzioni internazionali, infatti, le società cinesi riescono ad attirare l’attenzione su quello che presto sarà il più grande mercato cinematografico del mondo.

Al contempo il torneo calcistico del Paese più popoloso del mondo è salito alla ribalta per i costosi acquisti di calciatori provenienti dai campionati e dalle squadre più blasonate d’Occidente. In questo modo, la Super League cinese di calcio cerca di competere con la Major League Soccer statunitense come nuovo torneo extraeuropeo più accattivante, sia per gli spettatori che per gli sponsor.

China movie market

Nel 2015 il computo di ingressi nelle sale cinematografiche cinesi ha raggiunto cifre record, con oltre 1,26 miliardi di tagliandi staccati. Questo traguardo subissa il precedente numero di 830 milioni di biglietti venduti nel 2014: in un solo anno il totale è cresciuto ben del 51%. In termini economici l’aumento del ricavo è del 48,7% per un totale di oltre 44 miliardi di yuan, che corrispondono quasi a 6.7 miliardi di dollari statunitensi. Parte del merito va sicuramente alle produzioni locali, tra le quali spicca il film campione d’incassi “Monster Hunt”, un kolossal d’intrattenimento capace di guadagnare oltre 380 milioni di dollari.

I film prodotti in Cina e girati in mandarino costituiscono il 62% del fatturato totale al box office. La crescita dei film hollywoodiani proiettati nel Paese asiatico si misura in un aumento del 20% dei guadagni nel 2015, arrivando a totalizzare un guadagno di 2.61 miliardi di dollari più dell’anno precedente.

I dati evidenziano inoltre un aumento delle sale cinematografiche: lo scorso anno ne sono state aperte più di 8000. Aumentano parallelamente anche le attività collaterali collegate ai cinema, come le spese per il marketing e la pubblicistica.

La China Film Group Corporation è la compagnia cinematografica, controllata direttamente dallo Stato cinese, più importante e influente; secondo Forbes è il gruppo con cui bisogna fare affari per importare film stranieri. Nel 2014 la compagnia, che si occupa anche di produrre e distribuire film cinesi e gestisce una catena di sale cinematografiche, si è assicurata una fetta del mercato di distribuzione pari al 32,8 % del totale.

La sua sussidiaria più importante, la China Film Co-Production Corporation è stata fondata con lo scopo di realizzare coproduzioni cinematografiche internazionali. È necessario però sottostare al rigido “regolamento sulla produzione cinematografica” e alle “regole sulla gestione delle coproduzioni cinesi e straniere”; tale corpus normativo viene partorito dal SARFT, autorità statale il cui compito è censurare qualsivoglia materiale che potrebbe offendere gli standard culturali cinesi (o la sensibilità del Governo di Pechino). Per ottenere un trattamento più favorevole, può accadere che pellicole multimilionarie girino scene appositamente per il mercato cinese: si tratta questo di uno stratagemma messo in atto da opere che non possono permettersi di fallire al botteghino. Così vengono coinvolti attori del luogo, a cui sono affidate parti di un certo rilievo, che finiscono nel montaggio speciale studiato appositamente per quel mercato.

Tra le loro coproduzioni più consistenti degli ultimi anni non si può non segnalare veri e propri colossi come i prodotti di prossima uscita Warcraft e The Great Wall. Se il primo può essere considerato un outsider, sebbene si basi su un famoso franchise videoludico e si tratta pur sempre di un film ad alto budget, The Great Wall è un film di avventura girato interamente in Cina ad opera del famoso cineasta Zhang Yimou, il cui budget si aggira intorno ai 135 milioni di dollari. Come facilmente intuibile la principale protagonista della pellicola sarà proprio la Grande Muraglia cinese, con buona pace del resto del cast, che include attori del calibro di Matt Damon, Willem Dafoe e Andy Lau. Quest’ultimo è una vera e propria miniera d’oro per l’industria dell’intrattenimento: non solo è l’attore cinese più conosciuto in patria, capace di trasformare ogni film in cui recita in un successo commerciale, ma è anche musicista, produttore cinematografico e presentatore televisivo.

Dal 2012 lo studio DreamWorks Animation ha siglato una partnership con una cordata di capitali cinesi, che controllano il 55% della società. Il nuovo studio, nominato Oriental DreamWorks, con sede a Shanghai, ha come obbiettivo quello di realizzare in Cina prodotti di intrattenimento per il grande e il piccolo schermo, da distribuire in Cina e nel mondo, e parchi a tema per famiglie.

Nel 2013 l’ODW è stata la prima compagnia a cui è stato concesso, dopo trent’anni, di distribuire nel Paese un film occidentale (si trattava de “I Croods”). La prima produzione effettiva dello studio è invece Kung Fu Panda 3, che ha debuttato in Cina il 29 gennaio 2016, per il quale la neonata casa di produzione ha contribuito per circa 1/3 del girato in collaborazione con la Dreamworks. Il film sta riscuotendo un prevedibile successo superando in pochi giorni la cifra di 50 milioni di dollari. La prima produzione originale completamente affidata allo studio debutterà nel 2018.

Rimanendo in tema di record, il film che si trova in testa alla top ten degli incassi cinematografici dell’anno passato è Fast and Furious 7, che ha totalizzato l’incasso di 390 milioni di dollari solo in Cina, per un guadagno mondiale di più di 1.5 miliardi di dollari. Anche il recente Star Wars – il Risveglio della Forza ha catalizzato l’interesse degli analisti internazionali e per vari motivi: innanzitutto, è il primo film USA a uscire nella Repubblica Popolare nel 2016. Il rinvio è stato causato dal limite di 34 opere cinematografiche straniere che possono essere proiettate nei cinema cinesi ogni anno. Inoltre i piani della Disney, che possiedono i diritti legati al “marchio” creato da George Lucas, prevedono una forte espansione nel secondo mercato cinematografico del mondo (e prossimo a diventare il primo). Certamente ha esultato, quindi, la casa di Topolino quando il film ha battuto il record del miglior esordio di tutti i tempi nel giorno di sabato, con 33 milioni di dollari stimati dalla major nelle prime 24 ore. Le nuove avventure della “Galassia Lontana Lontana” hanno scalzato dal podio Transformers: L’Era dell’Estinzione (27.4 milioni) e il campione cinese Monster Hunt (27.7 milioni).

Oltre la diplomazia del ping pong

Ancora più interessante è analizzare le statistiche legate al gruppo Dalian Wanda, le cui attività spaziano tra settori molto diversi quali edilizia, turismo, hotel e, ultimamente, intrattenimento.

Il grosso conglomerato cinese ha acquisito nel maggio 2012, per la cifra di 2.6 miliardi di dollari, la catena di sale cinematografiche americane AMC Theatres. Questa operazione ha trasformato il Wanda Cinema Group nel più grosso gestore mondiale di sale cinematografiche, essendo ora in possesso del 13% delle sale cinematografiche statunitensi e del 6% di quelle cinesi. La nuova amministrazione ha ritenuto opportuno aumentare, in meno di due anni, il prezzo del biglietto fino a raddoppiarlo.

La strategia d’investimento del gruppo fondato da Wang Jianlin, oggi uno degli uomini più ricchi del mondo, è sicuramente diversificata. Basta osservare come si è mosso negli ultimi anni su un altro importante versante del mercato dell’intrattenimento: dal 2011 è il main sponsor della Super League di calcio cinese, nel 2015 ha comprato il 20% delle quote dell’Atletico Madrid per 45 milioni di euro. Nello stesso anno ha acquisito Infront per oltre un miliardo di euro: la società, nata in Svizzera nel 2002, si occupa di gestire i diritti di marketing e mediatici di eventi sportivi internazionali, tra cui la Lega Seria A italiana e di alcune società di calcio (dal Milan, alla Lazio, al Genoa, solo per citarne alcune).

Non aveva certo suscitato scalpore la dichiarazione rilasciata dal Presidente Xi Jinping, nel corso della sua ultima visita in Inghilterra, in cui veniva espressa l’intenzione di migliorare il settore calcistico in Cina. In primo luogo, tale affermazione era stata rilasciata all’interno dell’Etihad Stadium, casa del Manchester City, squadra di calcio il cui brand è in forte ascesa nel Paese asiatico.

Secondo, la massima autorità cinese è un noto appassionato del gioco, tanto da posare, con il Premier britannico David Cameron e il giocatore simbolo dei Citizens Sergio Aguero, per un immancabile selfie.

Nella recente sessione di mercato la Super League cinese ha speso più di quanto abbia fatto la Premier League inglese, che notoriamente è il torneo più “spendaccione” del mondo. Se oltremanica i patron delle squadre hanno scucito quasi 230 milioni di euro per aggiudicarsi nuovi giocatori, in Cina hanno speso più di 250 milioni di euro per i trasferimenti. La cifra appare ancora più considerevole quando si pensa che gli altri quattro campionati più famosi d’Europa (la Serie A, la Liga spagnola, la Bundesliga tedesca e la Ligue 1 francese) hanno speso, assieme, appena 175 milioni di euro.

Il giro di affari legato al calcio è più che considerevole. Nel prossimo triennio 2016-19 i ricavi derivanti dai diritti tv per la Premier arriveranno a 6,67 miliardi di euro, ossia più 71% rispetto il triennio precedente. La Bundesliga, in cui milita un numero minore di squadre e il sistema di ripartizione legato ai diritti televisivi è più equo, genera profitto per 2,6 miliardi di euro.

In Italia la Lega Serie A ha concesso alla società Infront i diritti per la trasmissione delle partite di calcio, causando profonde polemiche trai i presidenti dei vari club. Nonostante gli scandali legati a tale appalto, il torneo è tornato ad essere molto seguito nel resto del mondo, guadagnando nel 2015 2,20 miliardi di euro.

I club cinesi vedranno i loro ricavi aumentare sensibilmente nel 2016, quando si spartiranno 200 milioni di dollari ogni anno provenienti dall’accordo quinquennale raggiunto con i provider televisivi. La cifra è ancora più significativa se si pensa che, fino all’anno passato, le squadre ricevevano solo 9 milioni di dollari.

Di certo la Cina difficilmente riuscirà ad eguagliare il livello di popolarità dei tornei più blasonati. Il governo di Pechino da sempre punta sullo sport come strumento di propaganda, e sta investendo molto per includere il calcio tra le proprie eccellenze. Ha avuto una forte eco internazionale la notizia secondo cui, per diretto ordine di Xi Jinping, saranno istituite entro il 2017 oltre 20mila scuole calcio in grado di insegnare a circa 100mila giovani cinesi il gioco del calcio.

Panem et circenses

Il progetto del Presidente della Repubblica Popolare è di far crescere una generazione di atleti in grado di competere, quanto prima possibile, a livello internazionale. Dopo l’exploit di visibilità e risultati ottenuti con le Olimpiadi di Pechino nel 2008, e dopo essersi aggiudicati l’organizzazione delle Olimpiadi invernali del 2022, un solo altro evento sportivo è in grado di catalizzare l’attenzione degli appassionati di tutto il mondo: il Mondiale di Calcio.

Il nuovo corso della diplomazia cinese passa punta anche su questo tipo di visibilità, da costruire attraverso l’industria dell’intrattenimento. Si tratta, inoltre, di una sfida tutta interna al Paese, dove una giovane borghesia in crescita è in cerca di elementi di conforto che la facciano assomigliare al ceto medio che risiede dall’altra parte del mondo.

È anche un espediente per ottenere un nuovo status nei confronti degli altri Paesi: nessuno, certamente, potrebbe negare alla Cina lo status di potenza mondiale.

Ciò sarebbe ancora più evidente qualora riuscisse a far giocare nella stessa squadra Messi e Cristiano Ronaldo.